Una volta hai detto che l’esperienza più importante che ti ha lasciato Gualtiero Marchesi è la libertà. Puoi raccontare meglio questa riflessione?
“Come sai ho fatto esperienze con Alain Ducasse (che di Davide Oldani dice: il suo è un messaggio universale con l’obiettivo di rendere accessibile l’alta cucina di lavorare in accordo con la natura, di proporre una cucina più sana ndr), Albert Roux e Pierre Hermé ma con il signor Marchesi (per me è sempre stato il signor e non lo chef per l’eleganza, lo stile, la sua dolcezza) è stata davvero una vera scuola di vita, l’insegnamento per capire chi eri, cosa volevi fare, cosa stavi sognando di essere per poi cercare di diventarlo. Ci lasciava liberi, sapeva che dovevamo esserlo per crescere, camminare da soli mettendo in pratica il suo insegnamento. Lui ha fatto da parafulmine per tanti di noi quando eravamo giovani, gli errori e i colpi che arrivavano li caricava tutti su di sé. Quello che mi ha insegnato è che la libertà è anche sacrificio, ma dentro una cornice grande come l’orizzonte”.
Ti ho fatto questa domanda in un’intervista di qualche mese fa e ho riportato qui la risposta di allora perché deve essere una bella emozione diventare presidente dell’associazione che fu fondata proprio dal tuo mentore…
“È proprio così. Ricordo quando entravo nel ristorante del signor Marchesi per iniziare la mia giornata lavorativa e lo sguardo cadeva sulla scultura di Emilio Tadini che mi ha sempre affascinato. Guardando quell’opera mi veniva in mente sempre il bello e mi faceva pensare, sperare, che un giorno anch’io avrei potuto contribuire a questo. Ma non avrei mai immaginato di diventare il presidente di un’associazione così prestigiosa”.
Quali sono le nuove idee che porterai?
“Che porteremo, vorrai dire! L’associazione Le Soste è nata con una particolare caratteristica: quella di condividere. Con questo spirito ha superato i quarant’anni e con lo stesso spirito, io, i due vicepresidenti, Antonio Santini e Massimo Bottura, tutto il consiglio vogliamo proseguire. Il compito fondamentale è far star bene gli associati e prendere a cuore ogni singola idea che arriva da ognuno di noi, discuterla, migliorarla e darle corpo per far crescere un concetto di ristorazione che rappresenti nel migliore dei modi il nostro Paese”.
Le Soste sta a indicare un modo di viaggiare. Cosa ne pensi?
“Viaggiare e confrontarsi con gli altri paesi significa crescere, sempre. Mi piacerebbe ampliare l’associazione a molti altri ristoranti anche all’estero per favorire il confronto. Del resto il simbolo de Le Soste indica una strada da percorrere e non un arrivo, pertanto questo è uno degli obiettivi futuri”.