Bere sincero
La prima cosa che ci posa davanti Antonio, comunque, non è il sottobicchiere ma il fine di questo luogo, nato con il desiderio di affermare un modo di bere miscelati più leggero e disimpegnato, se pur di altissimo profilo.
“Il pubblico sta imparando lentamente ad apprezzare, ma difficilmente coglie la stratificazione di idee, la complessità delle preparazioni, la sensibilità creativa del miscelatore. Sì, possiamo dire che il prodotto miscelato non si sia mai tolto di dosso l’abito esclusivo: ne capiscono i fornitori, i distillatori, i bartender… ma quanti hanno gli strumenti per capire il lavoro che c’è dietro un miscelato impeccabile?” ci dice.
Per queste ragioni, poco prima di inaugurare, al nome ha accostato un claim che si memorizza facilmente, e conforta tutti gli oppositori delle formule ingourmettite e incomprensibili che si rintracciano, ahi noi, anche nel mondo dei miscelati, come dicevamo prima.
“Bere sincero! È venuto così. Cercavo qualcosa che fosse esemplificativo di quello che facciamo quotidianamente. Volevo che arrivasse dritto il concetto che qui si beve bene ma senza troppi fronzoli, come piace a noi. Sincero, quindi, anche perché questo siamo e questo facciamo”.
Un approccio che rende l’esperienza accessibile a chiunque, che si entri per un cocktail strutturato, una birra o un calice di vino, per pochi minuti o per restare.
Secondo Antonio, inoltre, il settore si trova davanti a un bivio.
“Siamo in un momento di svolta. Negli ultimi anni si è fatta molta ricerca, ma si è perso un po’ il concetto di bar conviviale, mentre è diventata quasi un’urgenza proporre un’esperienza gastronomica a tutti i costi. È tutto molto, forse troppo veloce, ed è difficile trovare una compensazione”.
Ora il sottobicchiere lo accompagna per davvero sul bancone, stuzzicando la sete con un Americano shakerato, servito in un tumblerino marchiato San Pellegrino.
Una bevuta che vorresti incrociare tutte le sere, per lasciarti alle spalle le fatiche della giornata, o per aprirti la possibilità di un eventuale allungo con un altro miscelato, preso questa volta dalla carta, che è ripartita tra aperitivi e signature.
Per dirne un paio: Americano del LÓI (con mix di vermouth di Torino, bitter Gajardo , twist di agrumi e con la sola diluizione del ghiaccio) e Pippo Nazionale (con rum, plantation pineapple, brandy all’albicocca, lime, angostura).