Oggi fare lo chef non significa solo creare piatti o gestire le finanze, bisogna pensare e curare un altro tipo di capitale: quello Umano.
Le vicissitudini occorse a colleghi e ristoranti con un posizionamento alto, ci hanno messo di fronte ad una realtà cruda, a tratti feroce.
Per troppo tempo abbiamo fatto finta di non vedere, creduto addirittura che tutto ciò esistesse, peggio ancora fosse giusto, “per farsi le ossa”.
Gli stessi programmi televisivi non hanno aiutato, da un lato mostrando fama, successo, soldi, dall’altro esasperando comportamenti e competizione. Tutto questo nuoce alla cucina e ai nostri ragazzi e ragazze, che prima di tutto dobbiamo guidare nel mondo del lavoro e poi in quello della cucina. Per anni la cucina è stata raccontata come un luogo fatto di gerarchie, pressione, silenzi. Un sistema in cui si imparava subendo. Lo è stato ed in alcuni casi lo è. Credo che oggi questo modello non funzioni più, soprattutto, non funzioni con la Generazione Z. È un modello da aggiornare, rivedere e riscrivere con i veri protagonisti.
I ragazzi che entrano oggi in cucina sono diversi. Sono veloci nel pensiero, sensibili, pieni di stimoli. Ma soprattutto, hanno bisogno di un “senso”. Vogliono capire perché fanno qualcosa, non solo come farla. E se questo senso non lo trovano, se ne vanno. Senza rumore.
È qui che entra in gioco l’empatia. Personalmente arrivo da una formazione militare dove l’empatia al massimo poteva essere scambiata per una infezione…nulla di più.
Per me non è una parola soft. È una competenza concreta. È saper leggere le persone, capire quando spingere e quando fermarsi, quando insegnare e quando ascoltare. È costruire un rapporto prima ancora di costruire una tecnica.
La cucina deve diventare un nuovo “focolare” lo chef deve fare da punto di riferimento per le ragazze ed i ragazzi, non deve fargli vivere o conoscere la solitudine “affollata” che molto spesso ha residenza nelle cucine, che è l’anticamera del bullismo, dei soprusi e delle angherie più stupide.
Una brigata oggi non si tiene insieme con la paura. Si tiene insieme con la fiducia e con lo spirito di squadra, ci deve essere una lettura moderna di quello che sono i comportamenti e le abitudini delle ragazze e dei ragazzi. Bisogna iniziare a fare i fatti, non far finta di ascoltarli ma cercare di capire le insicurezze e le loro paure.