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“Ci sono, ogni giorno, miliardi di uova nel mondo, qualcuno dovrà pur mangiarle”, deve aver pensato così Alfons Foppa, quando poco più di sessant’anni fa, nel suo podere agricolo nei pressi di Mogliano Veneto, guardava le sue galline ruzzolare allegre.
Un pensiero che gli restò in testa per settimane fino a che, con la sua Fiat 600, ne caricò 5.000 e decise di andare a vendere le uova nella sua terra d’origine: l’Alto Adige. Visitò strutture ricettive, ristoranti, pasticcerie fino a quando ebbe venduto tutto. Andò avanti in quel modo per diverse settimane fino a quando, era il 1964, decise di ampliare quel tipo di commercio e due anni dopo, nel 1966, apre un magazzino a Montagna e assume i primi due dipendenti: Josef Saltuari e Hermann Degasperi.
È in questo modo che è iniziata la storia di Foppa taste supporter, l’azienda di distribuzione che opera nel canale ho.re.ca., che adesso si trova a Egna ed è condotta dal nipote di Alfons: Peter Foppa, con sua moglie Alexandra.
La domanda, a questo punto, è lecita: le uova cosa rappresentano oggi per il tuo mercato distributivo?
“Nel 2024 abbiamo venduto uova per 3.200.000 euro, pari al 4,8% del nostro fatturato che lo scorso anno è stato di 67,5 milioni di euro” mi racconta Peter.
La sostenibilità per Foppa Taste Supporter
Su una cosa Peter Foppa è intransigente: sul corretto utilizzo della parola sostenibilità.
“Oggi se ne fa un gran parlare al punto che si è coniato perfino il neologismo greenwashing, che significa ecologismo di facciata. Noi invece, sostenibili lo siamo realmente, grazie a un percorso che abbiamo iniziato quarant’anni fa quando ci siamo dotati di mezzi di trasporto in grado di consegnare prodotti freschi e surgelati con lo stesso camion. Questo ha significato tagliare della metà i percorsi stradali. Oggi possiamo definirci, al 100%, azienda sostenibile: i nostri agenti viaggiano solo con auto elettriche, ne abbiamo 33; il personale, anche quello degli uffici, può rifornirsi in azienda per le proprie auto elettriche; da cinque anni Foppa è membro di TurnToZero (ex Climate Neutrality Alliance 2025): un’associazione a cui aderiscono imprese e istituzioni che si sono date come obiettivo la riduzione dell’impronta di co2. Grazie al confronto con tutti riusciamo a svolgere il nostro lavoro in modo neutrale al 100% per il clima”.
Quanto incidono queste scelte sul prezzo finale dei prodotti che vendete al canale ho.re.ca.?
“Non è più importante come un tempo parlare di prezzo finale, non sono i pochi centesimi in più che ci possono far perdere clientela. Anzi, i nostri 2.500 clienti apprezzano molto le nostre scelte perché li facciamo partecipi di tutto quello che facciamo. Nel corso dell’ultima edizione della fiera Hotel a Bolzano abbiamo presentato il primo numero del nostro magazine della sostenibilità che racconta ogni nostra scelta e ho spiegato ai nostri venditori che ogni ristorante, pizzeria o hotel altoatesino che pratica correttamente il concetto di sostenibilità deve diventare nostro cliente”.
Quest’anno l’azienda compie sessant’anni e ad Hotel, in fiera, faceva bella mostra di sé all’ingresso la Fiat 600 con la quale il nonno Alfons ha dato inizio a tutto questo: sarebbe orgoglioso?
“Sicuramente si, perché era un tipo molto determinato che ha cambiato anche vita per raggiungere questi obiettivi. Oggi abbiamo una struttura che ospita circa 6.300 referenze per ogni esigenza della ristorazione ma anche delle gastronomie di qualità altoatesine; due filiali a Tures e a Mezzolombardo; siamo soci della più grande cooperativa italiana di distribuzione, Cateringoss; prestiamo moltissima attenzione ai prodotti locali dando risposta a una tendenza diffusa nella ristorazione altoatesina che cerca prodotti a km zero, lo facciamo grazie a rapporti con le comunità contadine del territorio; recentemente abbiamo dato vita a una partnership con il progetto di acquaponica Solos”.