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Futura 2026

13/04/2026

Futura 2026

L’evento che ha celebrato i primi dieci anni dell’associazione italiana Ambasciatori del Gusto

“Promuovere la cucina italiana di qualità è divertimento nel creare, necessità di tramandare, ossessione per la perfezione” – Alessandro Gilmozzi

“Non aspettiamo il futuro, lo immaginiamo e lo costruiamo” – Gianluca De Cristofaro

Queste frasi, apparse sui grandi schermi di Futura 2026, il convegno annuale dell’Associazione Italiana Ambasciatori del Gusto che si è svolto per tre giorni, dal 23 al 25 marzo a Trieste, sono la perfetta sintesi dell’impegno, della passione e del grande lavoro che accomuna tutti i soci ambasciatori del gusto.

Alessandro Gilmozzi, presidente, e Gianluca De Cristofaro, direttore, ci hanno messo l’anima affinché questa edizione di Futura riuscisse bene; il loro contributo è stato determinante per condurre un momento di riflessione condivisa sul percorso compiuto e sulle visioni che guideranno il futuro del gusto italiano.


Radici, Confini e Visioni: il senso di una scelta

La tre giorni celebrava anche i primi dieci anni di vita di Ambasciatori del Gusto e il tema prescelto - Radici, Confini e Visioni ha trovato in Trieste, la città che ha ospitato il convegno, il suo contesto ideale. Città di confine per storia e vocazione, porto aperto sul mondo e crocevia di lingue, popoli e tradizioni, Trieste rappresenta in modo emblematico il ruolo che la gastronomia italiana è chiamata a interpretare oggi: profondamente radicata nei territori, ma capace di dialogare con il presente, attraversare confini culturali e immaginare nuove traiettorie.

Dieci anni di visione

Nei diversi momenti di Futura 2026 il tema dei dieci anni è stato più volte ripreso, a cominciare dal primo degli incontri, quello con i partner di Ambasciatori del Gusto dove Gianluca De Cristofaro ha tracciato il quadro delle decine e decine di iniziative portate avanti dall’associazione che si possono riassumere così:

 

+ 70 progetti realizzati

+ 50 paesi esteri coinvolti

15 azioni istituzionali e tavoli ministeriali avviati

+ 30 associazioni coinvolte nel #FareRete

+ 15 presenze fieristiche solo negli ultimi quattro anni

+ 200 presenze radio e televisione

+ 1400 ospiti coinvolti nei tour territoriali
+ 50 talk e degustazioni realizzati

+ 20 eventi territoriali

10 istituti alberghieri coinvolti nel progetto Olimpiadi 2026

+ 12.000 studenti dell’alberghiero formati in tutto il Paese
 

Queste le tappe fondamentali dell’Associazione: dalla nascita “tra quattro amici al ristorante” fino a una rete di oltre 250 professionisti impegnati nella promozione della cucina italiana nel mondo.
“Un cammino costruito sulla condivisione, sulla responsabilità culturale e sulla capacità di guardare al futuro mantenendo salde le radici. La visione e gli obiettivi sono stati sempre chiari, portati avanti con costanza e determinazione” ha dichiarato Gianluca De Cristofaro ribadendo che “La coerenza costruisce fiducia, la fiducia costruisce memoria, la memoria costruisce l’eredità”.

“Guardando indietro possiamo dire che ne è valsa la pena”,
ha sottolineato Alessandro Gilmozzi, rilanciando però la domanda chiave: quale sarà la visione dei prossimi dieci anni? E mettendo più volte l’accento sulla necessità di “trasferire ai giovani che vogliono intraprendere questa professione la nobiltà del nostro lavoro, il metterci a disposizione degli altri, fare ogni giorno qualcosa di bello e di importante per i ragazzi”.

Il direttore Gianluca De CristofaroIl direttore Gianluca De Cristofaro
Il presidente Alessandro GilmozziIl presidente Alessandro Gilmozzi

Gli ospiti di Futura 2026
Sono stati tanti e tutti hanno portato un contributo speciale, a cominciare dal presidente della regione Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga: “Siamo un Paese che è in grado, unico al mondo, di offrire delle grandi diversità: nell’arte, nella cultura, nel paesaggio e, soprattutto, nel cibo. Ed è proprio dentro questa diversità che nasce la ricchezza, la novità e il confronto che voi Ambasciatori del Gusto portate avanti ogni giorno con determinazione”.

Dopo di lui è toccato a Maurizio Martina, vice direttore generale della FAO, in collegamento da Roma, ricordare i primi passi dell’associazione che lui stesso, nel 2016 ministro delle politiche agricole, ha tenuto a battesimo: “In un mondo che tende all’omologazione, la cucina rappresenta uno degli ultimi baluardi di autenticità”. Martina ha evidenziato come “i sistemi agroalimentari siano oggi sottoposti a forti pressioni – dal cambiamento climatico ai conflitti – e come proprio da queste criticità nasca una crescente domanda di identità e specificità. I confini non sono barriere, ma differenze che permettono contaminazione. La cucina italiana è sempre stata una cucina di contaminazione: questa è la sua forza. Il modo in cui lavoriamo sul cibo è unico al mondo. È una carta d’identità che possiamo offrire non solo per raccontarci, ma anche per aiutare gli altri”.

 

Stanley Tucci: un ponte tra l’italia e il mondo
Uno dei momenti più intensi della manifestazione è stato quando è salito sul palco Stanley Tucci per ricevere il titolo di Ambasciatore del Gusto Benemerito, con questa motivazione: “Un artista che, con estrema professionalità, grande sensibilità e autentica passione è riuscito dove solo pochi altri. Portare il cuore della cucina italiana nelle case di tutto il mondo non solo come cibo, ma come cultura, storia e convivialità. Narratore eccezionale del nostro patrimonio culinario con i suoi programmi ha accompagnato ogni spettatore in un viaggio profondo, emozionante e mai banale attraverso l’Italia. Il suo prezioso contributo ha permesso al pubblico internazionale di capire che la cucina italiana non si riduce a pochi stereotipi. Ha esplorato la complessità delle cucine dei territori, cogliendo e mostrando le differenti tipicità, ha valorizzato l’essenzialità dei piatti contadini e la nobiltà delle materie prime locali. Lo ha fatto con rispetto, con vera curiosità e, soprattutto, con un amore contagioso. Ha saputo raccontare che sedersi a tavola, in Italia, non significa solo mangiare ma celebrare la vita. Per aver aiutato il mondo a riscoprire l’autenticità dei nostri sapori, per aver valorizzato le storie di donne e di uomini e di ogni ricetta e per essere diventato un ponte culturale tra l’Italia e il resto del mondo, siamo lieti di conferire il riconoscimento di Ambasciatore del Gusto Benemerito”.
 

Nel suo intervento, Staley Tucci ha offerto una riflessione lucida sul valore della cucina italiana: “Ho cercato di raccontarla senza idealizzarla troppo, ma mostrando anche le sue complessità. È una cucina straordinaria perché racconta la storia del Paese”.

Ha inoltre evidenziato il rischio degli stereotipi: “All’estero si pensa spesso all’Italia come pizza, pasta e cieli azzurri. Ma la vera ricchezza sta nella diversità delle regioni e nelle storie delle persone e il mio lavoro nasce proprio da questo intento: dare voce a chi vive e produce il cibo, dagli allevatori ai contadini, trasformandosi in un amplificatore di storie autentiche”.

Tucci ha poi posto l’accento su uno degli elementi distintivi della cucina italiana: la semplicità. “Molti piatti hanno pochi ingredienti, tra cinque e dieci. Ma proprio per questo serve una grande consapevolezza: qualità eccellente e capacità di usarli nel modo giusto. Quando il cibo viene oscurato da eccessi, perde il suo significato. È come un attore che esagera: non interessa più”.

Un altro tema centrale emerso è quello del cibo come linguaggio universale. “Il cibo è un modo eccellente di comunicare. - ha affermato Tucci - Gli italiani hanno questa capacità di nutrire gli altri, e forse il cibo è uno degli strumenti di pace più importanti che abbiamo”.

Stanley Tucci e Alessandro GilmozziStanley Tucci e Alessandro Gilmozzi

Il confronto tra tradizione, innovazione e ospitalità

Il panel successivo, coordinato da Fabrizio Nonis, ha esplorato il tema dell’identità attraverso un dialogo dinamico tra alcune delle voci più autorevoli della cucina italiana contemporanea: Alessandro Gilmozzi, Stanley Tucci, Antonia Klugmann, Carlo Cracco e Cesare Battisti.

Antonia Klugmann ha offerto una riflessione profonda sul concetto di confine, inteso non come limite ma come opportunità: “La mia cucina nasce dal territorio e dalla sua storia. Il confine per noi è una porta aperta”. La sua visione racconta una cucina capace di accogliere contaminazioni e di restituire la complessità identitaria di Trieste, dove tradizioni, culture e memorie si intrecciano. “La cucina è uno specchio dell’anima e del luogo: un punto d’incontro tra arti, paesaggio e memoria”.

Carlo Cracco ha invece posto l’accento sull’importanza dell’istinto e della coerenza personale nel percorso creativo: “Ognuno deve seguire il proprio istinto”. È proprio in questa fedeltà a sé stessi che, secondo lo chef, si costruisce un’identità autentica e riconoscibile.

Cesare Battisti ha infine richiamato il valore della responsabilità culturale, sottolineando il legame inscindibile tra cucina e contesto: “La tradizione finisce quando si perde il contesto”. Al centro della sua riflessione, il concetto di cura, intesa come capacità di custodire, innovare e trasmettere un patrimonio che va oltre il piatto.

da sinistra, Lele Usai, Marco Sacco, Carlo Cracco e Chicco Cereada sinistra, Lele Usai, Marco Sacco, Carlo Cracco e Chicco Cerea

La cena di gala: un momento di celebrazione e ringraziamento

La giornata si è sviluppata con la cena di gala, un momento di celebrazione e convivialità che ha visto ai fornelli alcuni dei fondatori dell’Associazione, tra i nomi più rappresentativi della cucina italiana: Chicco Cerea, Carlo Cracco, Marco Sacco e Lele Usai.

Durante la serata, gli associati fondatori dell’Associazione Ambasciatori del Gusto hanno ricevuto un premio speciale, per aver dato l’impulso iniziale che ha portato alla costituzione dell’Associazione, l’impegno costante e la dedizione con cui hanno continuano a operare per un intero decennio. L’evento in particolare ha rappresentato un’occasione per consolidare la rete e celebrare i valori condivisi di tradizione, innovazione e responsabilità culturale.

Alessandro Gilmozzi ha concluso i lavori di Futura con un ringraziamento agli ospiti, ai partner e a tutti quelli che hanno collaborato per la riuscita dell’evento: Io Sono Friuli Venezia Giulia, il contributo di PromoTurismo FVG e in co-organizzazione con il Comune di Trieste, a conferma del forte legame con il territorio che ha ospitato la manifestazione. Fondamentale anche il supporto di una rete di partner tecnici – Globus Srl, Puro Catering e l’Istituto Alberghiero Pertini, il Consorzio del Prosciutto di San Daniele e il Consorzio per la tutela del formaggio Montasio – che hanno contribuito alla riuscita dell’evento mettendo a disposizione competenze, servizi e professionalità”.

a cura di

Luigi Franchi

La passione per la ristorazione è avvenuta facendo il fotografo nei primi anni ’90. Lì conobbe ed ebbe la stima di Gino Veronelli, Franco Colombani e Antonio Santini. Quella stima lo ha accompagnato nel percorso per diventare giornalista e direttore di sala&cucina, magazine di accoglienza e ristorazione.
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