Barba e capelli tagliati, divisa si e divisa no, formalità o informalità nel servizio. Sono questi gli argomenti di un dibattito che non coglie l’obiettivo finale: come e cosa deve essere oggi un bravo cameriere?
“Hai perfettamente ragione, questi sono argomenti fuorvianti molte volte. Vedi, ti racconto la mia seconda importante esperienza; l’ho fatta in un ristorante della costa livornese, La Pineta del compianto Luciano Zazzeri. Ero molto timido a quel tempo e Giovanni e Roberto Vanni, rispettivamente maître e sommelier, mi prendevano sempre in giro. Erano due fratelli gemelli e si scambiavano il papillon per farmi impazzire nel riconoscerli, e un giorno risposi davanti ai clienti. Da quel momento ho eliminato la timidezza e tirato fuori la mia personalità. È questo che voglio dire: esiste la personalità, non la barba o i capelli da tagliare, e tramite la personalità anche una barba curata non è più un problema. Con la personalità scegli la divisa che può essere anche un semplice jeans con un grembiule davanti, ma che abbia identità. Tra le cose che ho già fatto, in questi pochi anni, c’è stata la prima sfilata della mia collezione di abiti professionali pensati per il servizio di sala, a Taste lo scorso anno. In sala ciò che davvero conta è l’empatia, e soprattutto la capacità di indirizzare l’ospite, consigliarlo per il meglio in base alla sua serata, all’umore, alla compagnia con cui si trova in quell’occasione. Dimentichiamo troppo spesso il ruolo fondamentale di chi sta in sala: quello di incrementare, con la propria esperienza, il fatturato del ristorante. Come deve essere oggi un bravo cameriere? Deve avere sorriso, empatia, curiosità, amore per la materia, voglia di assaggiare, voglia di studiare i gusti e i bisogni delle persone”.