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Gio. Batta. Ratto e ‘La cuciniera genovese’

15/06/2026

Gio. Batta. Ratto e ‘La cuciniera genovese’

Il primo manuale ligure con la ricetta codificata del pesto

Nel corso dell'Ottocento, mentre la penisola cercava la propria identità politica e culturale, i ricettari e le tradizioni culinarie regionali offrirono un contributo fondamentale a questo processo di unificazione: un esempio è La cuciniera genovese, un pilastro della letteratura gastronomica ligure dell’Ottocento, uscito nel 1863, dopo solo due anni dall’unificazione italiana e 28 anni prima de La Scienza in cucina di Artusi. 

Questo manuale di 451 ricette fu il primo a definire sistematicamente la ‘vera maniera’ di cucinare ‘alla genovese’, ponendosi come primo ponte tra la tradizione rurale e orale del passato e la cucina domestica raffinata del tempo. 

Gio. Batta. Ratto, un gourmet ligure

Inizialmente uscito anonimo, ma di grande e immediato successo, venne firmato solo dalla terza edizione dall’autore, Gio. Batta. Ratto ( abbreviazioni tipicamente liguri di Giovanni Battista), mentre dalla quarta edizione ne prese parte anche il figlio Giovanni. 

Insieme definirono non solo le ricette tradizionali liguri, ma anche le prerogative morali e pratiche necessarie per essere un’ottima cuoca di casa, tipica presenza delle case borghesi del periodo, dedita alla pulizia e all’economia domestica. Raccontarono la cucina tradizionale come anche le tecniche di conservazione degli alimenti, includendo un prezioso dizionario dialettale ad opera di Giovanni Casaccia con tabelle di conversione per i pesi e le misure locali messi a confronto con il sistema decimale. Questo trasformò il volume in uno strumento di salvaguardia lessicale e scientifica, oltre che gastronomico, preservando l’identità culinaria di Genova, città-porto e crocevia millenario di scambi.  

Esponenti di una classe colta e benestante, padre e figlio seppero fare del cibo una questione culturale, trasformando la raccolta in un vero e proprio manifesto gastronomico. Un’operazione che sanciva un principio fondamentale: la cucina è un patrimonio vivo, un’eredità materiale da catalogare, proteggere e tramandare. E naturalmente da vivere a tavola.

L’opera di Ratto ebbe una tale fortuna da generare imitazioni e dispute, come quella con Emanuele Rossi, che pubblicò un testo simile pochi anni dopo, nel 1865, ‘La vera cuciniera genovese facile ed economica’, innescando una disputa feroce basata sulla legittimazione dell’autenticità.

Il grande successo dell’opera di Ratto è, però, dimostrato dalle 11 edizioni consecutive fino al 1920.

Gio. Batta. Ratto e ‘La cuciniera genovese’

L’essenza della cucina genovese

 

Autentica espressione mediterranea, la cucina genovese fa della semplicità e della frugalità i suoi punti di forza. È una gastronomia prevalentemente vegetale, imposta da una geografia complessa, stretta tra il mare e le montagne, e frutto di una storia secolare di scambi con terre lontane, e primo punto d’approdo italiano di prodotti di altri mondi. Definita come una cucina di orto, di porto e di bosco, si basa storicamente sulla scarsità di pascoli, che ha limitato il consumo di carne rossa a favore di carni bianche (come l’agnello o il coniglio alla ligure), sull’uso diffuso di pesce azzurro e sula straordinaria varietà di prodotti della terra. 

Il foraging, di tendenza in questo periodo storico, qui ha una lunga tradizione con l’uso sapiente di erbe come la borragine e la maggiorana o il preboggion, un insieme di erbe spontanee che variano in base alla stagione e alla zona di raccolta, tipico della tradizione culinaria ligure che arricchisce frittate, minestroni, polpettoni vegetali e torte salate, come la ‘pasqualina’ e utilizzato per il ripieno dei pansòti (o pansotti) con l’aggiunta di formaggio. 

L’acciuga, storicamente legata alle ‘vie del sale’ che partivano dal porto, è la regina sia fritta che marinata o ripiena. Vi sono poi le spezie arrivate via mare, che regalano una complessità olfattiva e gustativa a preparazioni nate, spesso, dalla necessità. In questo contesto, l’olio extravergine d’oliva dei terrazzamenti collinari è l’ingrediente capace di esaltare preparazioni composte da pochi semplici elementi.

La cucina genovese presente nell’opera di Ratto è composta da ricette fatte di salubrità e stagionalità, capaci di ottenere il massimo dall’essenzialità di materie prime povere, genuine e, talvolta, spontanee.

C’è la focaccia (fügassa), un rito genovese quotidiano e intoccabile fatto anche di notte affinché i genovesi possano gustarla a colazione, mentre la farinata di ceci incarna il connubio perfetto tra ingredienti poverissimi e le altissime temperature dei forni a legna delle sciamadde, punti di ritrovo e di ristoro, dalla fiamma sempre accesa che cucina lo street food genovese ossia la farinata di ceci, i fritti di pesce e le classiche torte verdi. Come primi piatti si trovano dalle trofie al pesto ai mandilli de sea (lasagne sottili come fazzoletti di seta), fino ai pansotti con salsa di noci. Se il pesto è l’icona, il raviolo (raviêu) è per Ratto la ‘regina di tutte le minestre’. A differenza della tradizione piemontese, la farcia di Ratto è dominata da scariole e borragini, unite a un insieme di carni che include cervello (çervellu), poppa di vitello (tettinna), animelle (laccetti) e fegatini (gan-dûgge). Ratto descrive con precisione geometrica la disposizione del ripieno e l’uso della ‘roëtta’ (girella) o del ‘cannello da raviêu’ per sagomare i singoli pezzi. Il condimento d’elezione è il ‘tôcco’, un sugo di carne a cottura lentissima arricchito da funghi secchi e vino bianco. In questa ricetta si legge la visione del mondo di Ratto: l’armonia tra la raccolta selvatica e la raffinatezza borghese, dove la manualità esperta trasforma ingredienti comuni in un’opera gastronomica di grande gusto.

Tra i secondi, la ‘cima’ (una tasca di vitello farcita) e il sontuoso ‘cappon magro’ nato come piatto povero dei pescatori a base di gallette all’aceto e scarti di pesce, e diventato nel tempo una preparazione raffinata della gastronomia locale. 

Dulcis in fundo, il pandolce genovese e i biscotti del Lagaccio ( quartiere di Genova) con l’uso di aromi naturali come anice e finocchio lasciano il passo alla pasticceria più fine che racconta l’ elegante passato delle antiche confetterie di corte.

Gio. Batta. Ratto e ‘La cuciniera genovese’

La prima ricetta del pesto

L’edizione del 1863 contiene la prima codificazione scritta del ‘Battuto o sapore all’aglio’, il celebre pesto. 

Il basilico (Ocimum basilicum) è una pianta aromatica di origine asiatica, introdotta nel Mediterraneo dai Greci e dai Romani. 

Secondo una nota leggenda l’imperatrice Elena (madre di Costantino) trovò la Croce di Cristo sul Calvario guidata dal profumo intenso di una distesa di piante nate sul luogo della crocifissione. Da quel momento, la pianta prese ufficialmente il nome dal greco basilikon phyton, ovvero ‘pianta regale’ (degna del Re dei Re, stessa origine di basilisco e di basilica), divenendo sacra, usata ancora oggi in molte chiese ortodosse per benedire l'acqua.

In cucina, ignorato da Maestro Martino e dal Platina (XV secolo), la sua prima presenza in una ricetta è ne i ‘Banchetti, composizioni di vivande et apparecchio generale’ di Cristoforo da Messisbugo del 1549, che lo inserisce nella sua ‘Salsa verde d’agresto’ e in altre preparazioni come l’agliata per pesci e lumache. Dopo essere stato ignorato anche da Scappi nella sua Opera (1570), riappare con il Romoli nell’edizione veneziana de ‘La singolar dottrina’ (1598) per salse di tipo agresto, un condimento e una salsa a base di uva acerba, aceto, mosto cotto e spezie, diventando ingrediente comune solo dalla fine del Seicento.

La ricetta originale di Ratto presenta caratteristiche particolari: l’uso del basilico (baxaicö), sostituibile con maggiorana (pèrsa) e prezzemolo in sua mancanza, il parmigiano unito al formaggio d’Olanda e l’aggiunta di poco burro. Questa miscela ovviava alla minore reperibilità o ai costi elevati dei pecorini locali fuori stagione. Il formaggio d’Olanda, ovvero il Gouda, testimoniava i secolari scambi commerciali marittimi tra il porto di Genova e i Paesi Bassi. Per secoli, le navi della Repubblica di Genova hanno battuto le rotte del Nord Europa, importando in Liguria grandi quantità di stoccafisso e, appunto, formaggi a pasta dura come il Gouda, particolarmente adatti a viaggiare via mare senza deperire. Già da edizioni successive del testo di Ratto quello consigliato è formaggio ‘sardo e parmigiano’. La ricetta moderna e i parametri della D.O.P. per il Pesto Genovese sono oggi tutelati dal Consorzio del Pesto, che prevede l'uso esclusivo di Parmigiano Reggiano e Fiore Sardo.

Ratto prescrive con rigore l’uso del mortaio per ridurre gli ingredienti in pasta, istruendo poi di sciogliere il composto con abbondante olio fino e un po’ d’acqua calda di cottura, rigorosamente senza sale, per ottenere la fluidità necessaria a condire lasagne, tagliolini o gnocchi (tröffie).

Ecco come venne trasformato un condimento popolare in una icona identitaria globale.

Per approfondire ecco alcuni testi:
Ratto Gio. Batta. e Giovanni, La cuciniera genovese, 8. ed. corretta ed accresciuta, Genova, Tipografia dei Fratelli Pagano, 1893

 

Curti U., Focaccia, farinata e finger food

ERGA, 2011

 

La biblioteca Saffi di Genova, presenta ‘LA CUCINIERA’ di Gio. Batta. Ratto a cura di Umberto Curti
https://www.youtube.com/watch?v=p5h5anCzOoc

a cura di

Alessia Cipolla

Architetto, food designer e storica della tavola, ha fondato nel 2009 La Costruzione del Gusto, un gruppo multidisciplinare che realizza architetture e design per il mondo del gusto e con gusto. Cura e organizza “Note di pranzi - I menu nella storia”, una mostra itinerante che espone una tra le più importanti collezioni private italiane di menu storici.

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