Cerca

Premi INVIO per cercare o ESC per uscire

Giulia Battistini: la Trattoria Da Lucio è una piccola oasi felice

29/11/2022

In sala e in cucina abbiamo tutti la stessa giovane età e la stessa visione delle cose

 

Da Lucio sembra sia un nome che rimanda alle trattorie di cinquant’anni fa, quando il nome dell’oste era garanzia di qualcosa, non sempre di mangiar bene ma una cosa buona almeno doveva averla: il vino, o l’accoglienza o il posto.

Qui, Trattoria da Lucio, invece riporta il nome del figlio, il piccolo Lucio di quattro anni, del cuoco patron del locale: Jacopo Ticchi, e di buono ha moltissime cose.

Il cibo, con il pesce che arriva solamente dal mare Adriatico, quel mare di Rimini dove la trattoria si trova; un pesce che, in questo luogo, non ha spreco alcuno, dalla testa alla coda è, infatti, il titolo anche dell’ironico video che apre il loro sito. Il vino che si esprime in una carta originalissima, frutto di ricerca vera, di visite ai produttori, di scambio di informazioni tra tutto lo staff. Il locale, nel cuore di Marina Centro, che offre una visione di Rimini avulsa dal turismo massificato. Ma soprattutto il calore che qui si coglie appena si varca la soglia della trattoria. Non ho mai trovato, finora, un locale dove riconosci subito la felicità, quella vera, quella di persone che lavorano, certo, e anche tantissimo, ma lo fanno con una gioia, con uno spirito di squadra, con la precisa volontà di offrire una serata a tutti gli ospiti dove ogni cosa va per il verso giusto. Persone giovani, tutte, che sanno sorridere senza infingimenti, che ti danno tutto il tempo che vuoi per scegliere, che ti sanno raccontare tutto dello chef, della sua idea di cucina, senza fronzoli, senza etichette, solo con il desiderio che tu stia bene davvero Da Lucio.

 

Condividere

È un verbo molto di moda nella ristorazione, alcuni locali lo hanno anche scelto come nome del ristorante. Eppure condividere è uno degli esercizi più difficili da svolgere in questo settore. Vuoi perché gli ospiti sono mutevoli, come carattere, come gusti; vuoi perché il rapporto tra il titolare e la brigata non è quasi mai trasparente; vuoi per tanti altri infiniti motivi. Ebbene, Da Lucio la condivisione è lo stato naturale delle cose. Lo abbiamo provato, lo abbiamo capito subito, quando Giulia Battistini è venuta al nostro tavolo. 

Chi è Giulia Battistini? Non ha un ruolo preciso, ben definito come vorrebbe la storia della ristorazione dai tempi di Escoffier: un compito diverso per ognuno fa funzionare bene il ristorante.

No, qui non funziona così. Da Lucio si aprono continuamente nuove porte, non si è mai fermi, ingessati, non c’è qualifica. E Giulia questo lo sa bene. Sorride quando le dico che vorrei scrivere di lei, non le importa, a meno che non serva a qualche altro per capire cosa significa scoprire quante opportunità ti offre questa professione di sala.

Le prometto che è proprio questo l’obiettivo dell’articolo, ci scambiamo i cellulari e, dopo qualche giorno, mi chiama e nasce questa chiacchierata da condividere.

 

Perché lavoro da Lucio

“Sto studiando Scienze e cultura della gastronomia all’Università di Cesena. – comincia così l’intervista a Giulia Battistini – Da Lucio ci sono da due anni, l’ho scelto perché avevo visto un post su Instagram, avevo già mangiato Da Lucio, il miglior pranzo della mia vita. E poi conoscevo già il metodo della frollatura del pesce, l’avevo scoperto in un viaggio in Australia. Infine volevo un lavoro attinente ai miei studi, volevo capire quali possibilità mi dà laurearmi in scienze gastronomiche. Ero in Svizzera in quel momento e sono tornata per stare con loro”.

Tantissime, le dico, è una materia fortemente interdisciplinare: ristoranti, enoteche, aziende agricole, produttori alimentari, imprese della distribuzione, comunicazione. Sono davvero tante le ipotesi di lavoro in un settore che diventerà sempre più importante per la vita delle persone. 

 

Ma Da Lucio ci stai bene vedo…

“Sono arrivata qui guardando il suo sito, scoprendo la sua originalissima cucina, perché stavano cercando una persona che si occupasse dei vini ed eccomi qui. Sto facendo delle bellissime scoperte con la conoscenza diretta di vignaioli, distributori, clienti amanti del vino”.

 

Ma come fai a conciliare studio e lavoro, con una professione come questa che richiede un tempo mai definito?

“Con Jacopo e con i miei colleghi abbiamo diviso il tempo lavorativo, non lasciando indietro nulla. Questa è la dimostrazione, se mai ce ne fosse bisogno, che la collaborazione risolve moltissimi problemi e qui è la parola d’ordine a cui tutti ci atteniamo, senza sforzo alcuno”.

 

Jacopo Ticchi, quest’anno, ha fatto una scelta molto audace per il luogo in cui si trova: Rimini. Ha scelto di non cucinare pesce in piena estate perché c’era il fermo pesca: come avete vissuto il momento?

“Con la trattoria ugualmente sempre piena. Abbiamo cambiato il menu, gli ospiti hanno capito e apprezzato. L’ennesima conferma che tutte le difficoltà portano con sé sempre qualcosa di positivo”.

 

Come ti rapporti, o vi rapportate con i vostri fornitori?

“Non è un compito prevalentemente mio, ma condividiamo con Jacopo anche questo. Lui ha fatto una scelta, andare da loro e loro vengono da noi: dal pescatore al fornitore di pesce; dall’affinatore di formaggi di Roncofreddo al vignaiolo. Passano tutti da noi, è un modo per conoscere da parte di tutti un metodo di lavoro che può portare a nuove idee”.

 

Perché nella vostra sala c’è un clima così bello?

“La Trattoria Da Lucio è una piccola oasi felice, lontana dalle aspettative ovvie. Non sapendo cosa li aspetta tutte le volte che gli ospiti ci vengono a trovare abbiamo carta bianca nel rapporto con loro. Ma soprattutto perché in sala e in cucina abbiamo tutti la stessa giovane età e la stessa visione delle cose. In mancanza di questo forse non sarebbe possibile, non ci saremmo riusciti”.

E aggiunge: “Non mi troverei così bene in un altro ristorante. L’idea della sala che c’è qui è uscita da me perché ho introdotto un’informalità che, in altri luoghi, non sarebbe riconosciuta come valore. Qui gli ospiti percepiscono il nostro messaggio: non ti preoccupare, sei a casa, siamo giovani e vogliamo fare qualcosa di bello e di buono”.

 

Come trasferisci questa visione delle cose?

“Parlando tanto, non sulla parte tecnica della cucina o del servizio, bensì cercando e trasferendo empatia. Io sono una grandissima amante dell’umanità, forse perché ho viaggiato molto e, in questo momento, il viaggio è attraverso le persone che sono al tavolo. Ognuna di loro è una piccola ricchezza. Ai colleghi dico: state trovando qualcuno di interessante? Fermatevi con lui, vi copro io”.

 

Il viaggio è importante per te, vero?

“I genitori mi hanno dato l’opportunità di conoscere il mondo. Viaggiando ho scoperto la straordinaria capacità di adattamento che abbiamo dentro, ho acquisito stima di me stessa. Nei viaggi parto sempre da sola perché solo così entri in contatto con molti stimoli e riesco a focalizzarmi su quello che portano alla mia persona. C’è bisogno di un po’ di coraggio all’inizio ma la voglia di scoprire vince su tutto”.

 

Come vivi questa società così precaria?

“La vivo abbastanza bene perché mi permette di evolvere sul lungo periodo. Ho sempre trovato una via d’uscita, anche quando era difficile. Come dire? È una situazione che permette a chi vuol fare di riuscirci, l’importante è avere e tenere la mente aperta. Questo consente di superare l’angoscia del breve periodo, della falsa sicurezza in cui siamo cresciuti come popolo italiano. Anche in questo caso molto ha fatto il viaggiare perché ti insegna a sopravvivere in ogni piccola o grande difficoltà”:

 

Torniamo al lavoro: come affrontate le situazioni difficili, come quella in cui stiamo entrando con i costi alle stelle delle materie prime e dell’energia?

“Stiamo lavorando molto e bene ma questo non significa che sarà sempre così. Facciamo molti incontri con Jacopo e con lo staff e, in questi incontri maturano idee che ci permettono di realizzare entrate parallele al ristorante: eventi, collaborazioni, Jacopo nelle scuole. Se il contesto fosse facile non avremmo creato tutto questo. Abbiamo una lista enorme di stagisti che vogliono venire da noi. Stiamo, insomma, vivendo a mente aperta. Ovvio che non puoi avere 12 persone in cucina e sette in sala come sarebbe necessario però abbiamo raggiunto la quadra anche in questo”.

La Trattoria Da Lucio fa parte di Amodo, la rete dei ristoranti etici e ne ha davvero tutte le carte in regola.



Luigi Franchi

 

    

Condividi