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I consumi fuoricasa hanno un valore di 100 miliardi di euro

13/04/2026

I consumi fuoricasa hanno un valore di 100 miliardi di euro

Nel 2025 sono 324.436 le imprese attive nei servizi di ristorazione, in leggera flessione rispetto all’anno precedente (-1%). In dettaglio, 124.917 imprese svolgono attività di bar, 194.899 sono quelle classificate come ristoranti e attività di ristorazione mobile, mentre 3.984 svolgono attività di banqueting, di fornitura di pasti preparati e di

ristorazione collettiva.
Questo è il primo dato che balza agli occhi sfogliando il prezioso Rapporto Ristorazione che FIPE – Confcommercio elabora ogni anno, grazie al lavoro del suo Ufficio Studi e alla collaborazione di Tradelab e Bain&Company.

Prezioso per tanti motivi: perché è il più approfondito, offre dati economici e sociali che consentono alle aziende della filiera di programmare le proprie attività e, da questo 2026, reca con sé anche analisi sociologiche oltre a quelle demografiche che riportano tutti con i piedi per terra.

La distribuzione delle imprese di ristorazione
Le regioni con il maggior numero di imprese sono la Lombardia, con 46.593 aziende di cui 26.420 di pura ristorazione, il Lazio con 34.189 con 21.615 ristoranti, e la Campania, con 34.020 di cui 19.512 che svolgono solo attività di ristorazione. Questo dato evidenzia come la diffusione delle imprese sia influenzata prevalentemente da fattori demografici, come la popolazione residente, più che da variabili economiche come reddito e consumi.
Dal punto di vista della forma giuridica, la ditta individuale resta la tipologia prevalente, rappresentando il 46,5% delle imprese attive. Seguono le società di capitale (29,1%) e le società di persone (23,3%). In alcune regioni emergono differenze significative: il Lazio presenta una forte presenza di società di capitale (54,3%), mentre la Calabria si distingue per la quota più elevata di imprese individuali (64,2%).

Nel settore della ristorazione risultano attive nel 2025 imprese femminili con un’incidenza pari al 28,7% del totale. La presenza femminile risulta più elevata nei bar e caffè (33,1%), mentre nei ristoranti si attesta al 25,9% e nel comparto della fornitura di pasti preparati al 27,4%.

Dal punto di vista della forma giuridica, le imprese femminili risultano più presenti tra le imprese individuali, dove l’incidenza raggiunge il 37,4%, mentre nelle società di capitale si ferma al 24,4% e nelle società di persone al 16,9%.

A livello territoriale, la quota più elevata di imprese femminili si osserva in Valle d’Aosta (36,8%) e in Friuli-Venezia Giulia (34,6%), seguite da Umbria (33,4%). La quota più bassa si registra invece in Puglia (25,2%).

Le imprese giovanili, ovvero quelle in cui oltre il 50% delle quote e delle cariche è detenuto da under 35, sono pari nel 2025 all’11,7% del totale ristorazione. L’incidenza risulta più elevata nei ristoranti (11,9%), seguita dai bar (11,3%) e dalle attività di catering e mense (10,1%).

Le imprese giovanili sono particolarmente concentrate tra le imprese individuali, dove rappresentano il 15,6%, mentre nelle società di capitale scendono all’11,1% e nelle società di persone al 4,8%.

Dal punto di vista regionale, la maggiore incidenza si registra nelle regioni meridionali. In particolare, emergono Calabria (14,2%), Campania (14,4%), Sicilia (13,7%), Puglia (13,6%) e Basilicata (13,2%). Le quote più contenute si osservano invece in Liguria (9,1%), Friuli-Venezia Giulia (9,2%) e Umbria (9,0%).

Nel settore della ristorazione le imprese a titolarità straniera rappresentano nel 2025 il 15,0% del totale. L’incidenza è maggiore nei ristoranti (16,8%) rispetto ai bar (12,6%) e al comparto della fornitura di pasti preparati (5,6%).

Nel 2025 il saldo tra imprese iscritte e cessate nel settore della ristorazione è stato negativo per 15.177 unità, di cui 8.367 appartengono al comparto ristorazione. Il risultato è determinato principalmente dal calo delle imprese individuali (-8.352) e delle società di persone (-4.782), mentre anche le società di capitale registrano un saldo negativo (-1.688).

Le aree con il saldo più negativo sono il Nord Ovest (-4.357) e il Sud e Isole (-4.330), seguite dal Centro (-3.348) e dal Nord Est (-3.142). A livello regionale, la perdita più consistente si osserva in Lombardia (-2.736) e nel Lazio (-1.889).

Il tasso di imprenditorialità nazionale pari a -4,7%, indica che nel 2025 il settore ha perso quasi 5 imprese ogni 100 attive. Le regioni con tasso più negativo sono la Valle d’Aosta (-8,2%) e la Lombardia (-5,9%), mentre i valori meno critici si registrano in Campania (-3,1%) e Puglia (-3,1%).

L’occupazione nel pubblico esercizio

La distribuzione dell’occupazione nei diversi comparti della ristorazione mostra una forte concentrazione nei ristoranti, che impiegano circa il 62,6% dei lavoratori dipendenti del settore. A seguire i bar con una media di 242.551 lavoratori pari al 24,2% del totale.
Nel 2025 la consistenza media dei dipendenti è stata di 1.000.328 unità, distribuite tra le 148.159 imprese, con una media di 6,8 lavoratori per azienda.

L’analisi delle principali figure professionali evidenzia come il fabbisogno di lavoro nella ristorazione sia fortemente concentrato su alcune professioni operative legate al servizio al cliente e alla gestione delle attività di cucina e di sala.

Si tratta di ruoli in cui assumono grande importanza non solo le competenze tecniche, ma anche le capacità relazionali, quelle organizzative e l’attenzione alla qualità dell’esperienza offerta al cliente.
Ed è proprio in questi profili che si concentrano le maggiori opportunità di ingresso per i giovani, in particolare nelle professioni di sala. Allo stesso tempo, figure come quella del cuoco presentano una maggiore concentrazione di opportunità per lavoratori con più esperienza.

La dinamica dei consumi alimentari fuoricasa
Il 2025 chiude l’anno con un valore stimato di circa 100 miliardi
. Osservando la dinamica dei consumi alimentari Away From Home, dopo anni di forte crescita nell’immediato post-pandemia, nel 2025 i consumi alimentari fuori casa, per il secondo anno di seguito, fanno registrare un rialzo a valore più contenuto rispetto al passato e anche inferiore alla variazione dell’anno precedente

(+3,7% vs 2024 contro il +4,9% del 2024 vs 2023).

Il rallentamento della crescita del mercato riflette una maggiore cautela da parte dei consumatori, più attenti a contenere la propria spesa e a selezionare le proprie uscite, a fronte di un’inflazione che ancora nel 2025 resta particolarmente alta nel settore Horeca.

Nel complesso i consumi alimentari, nel 2025, sono stati pari a circa 304 miliardi, di cui 204 miliardi At Home e 100 miliardi Away From Home. Considerando un trend di lungo periodo, dal 2000 al 2025, il valore del mercato del fuoricasa risulta cresciuto del +101% a prezzi correnti, molto più del mercato dei consumi alimentari At Home

(+67%). Nel 2019 l’incidenza dei consumi fuoricasa sul totale dei consumi alimentari era pari al 35%, è scesa al 25% nell’annus horribilis del 2020, per poi risalire al 33% nel 2024 e 2025.
Un ruolo speciale lo gioca il turismo che continua a dare grande impulso al mercato fuori casa. Nel 2025 si è confermata in crescita in particolare la componente di turismo

estero, che ha incrementato i consumi soprattutto nelle grandi città d’arte, nelle aree turistiche e, a livello di canale, soprattutto in ristoranti e hotel.

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