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I giovani e il cibo

12/12/2024

Le ricerche sul cibo e sull’alimentazione sono sempre interessanti da leggere, anche perché delineano il futuro a cui andremo incontro.
La recente ricerca su I giovani e il cibo, commissionata dalla FIPE a IPSOS, ci offre uno spaccato di come la ristorazione accoglierà i nuovi clienti tra pochi anni, come ha detto Lino Stoppani, da poche settimane rieletto presidente della FIPE: “I cambiamenti richiedono alle nostre imprese la capacità di adattarsi, di apprendere nuove competenze o di reinventarsi professionalmente in un contesto dove le innovazioni tecnologiche rendono rapidamente obsolete molte competenze e dove solo l’educazione è in grado di migliorare il destino delle persone”.

Infatti la ricerca dice proprio anche questo: mangiare fuori casa è una pratica diffusa e molto apprezzata perché ritenuta un modo per uscire dalla propria routine (35%), un’occasione per incontrare amici e persone care (32%) e per gratificarsi mangiando qualcosa di diverso dal solito (32%), anche se il “portafogli” non sempre consente di fare tutto ciò che si vorrebbe (lo pensa il 51% degli intervistati).

Dati che confermano il ruolo della ristorazione come fenomeno sociale che, anche tra i giovani, fa presa. Un buon segnale che necessita però di essere sempre aperti al cambiamento, di adottare un linguaggio che dia al cibo che si offre al ristorante e all’accoglienza ancor più calore ed empatia!

Per il 40% dei giovani intervistati il cibo si lega al benessere, grazie alla freschezza degli ingredienti e alla semplicità delle preparazioni. Per il 35%, invece, cucinare è un modo per sperimentare, esprimere la propria creatività e divertirsi: 8 giovani su 10 cucinano almeno occasionalmente e la metà lo fa regolarmente.
Aspetti che contrastano con altre visioni che assegnano all’Italia il palmares di nazione dove l’obesità infantile oggi è un autentico dramma: il 39% dei bambini tra i 7 e i 9 anni è in sovrappeso o obeso, una percentuale ben al di sopra della media europea del 29%. Di questi, il 17% è obeso, circostanza che colloca il nostro Paese al secondo posto tra i più alti livelli di obesità infantile in Europa.

Di chi è la colpa non è ciò che ci interessa sapere. Quello che ci deve stimolare, istituzioni in testa, è avviare una politica di educazione alimentare che deve avere un effetto pratico fin dalle mense scolastiche: non è infatti credibile che si possa considerare un mangiare buono e sano un pasto per cui l’investimento, molte volte, non supera i tre euro di spesa per un pasto completo.

E non possiamo fare affidamento solo sull’intelligenza dei ventenni di oggi, che per fortuna c’è. Dobbiamo creare, per loro, per il loro futuro, condizioni di vita dove la parola precario non sia la prima che imparano quando si affacciano al mondo del lavoro. Anche qui, non possiamo sperare che un cibo sano possa essere consumato tutti i giorni, come sarebbe giusto e doveroso, se non ci sono le condizioni economiche per farlo. O vogliamo che restino giovani fino a cinquant’anni senza crearsi una vita indipendente dalla famiglia d’origine?


Benhur Tondini

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