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I nodi vengono sempre al pettine

14/04/2026

I nodi vengono sempre al pettine

Un cambio diffuso di mentalità è la grande urgenza in materia di orientamento

Se c’è una responsabilità molto grande rispetto a cui, come adulti, a seconda dei nostri ruoli, non possiamo né dobbiamo sottrarci o, peggio, barare, quella è di orientare i nostri ragazzi e ragazze nell’intraprendere il proprio personale percorso di vita e professionale. Ma si badi bene che orientare non significa condizionare, forzare delle scelte, non essere trasparenti o esaustivi ma limitarsi ad accompagnare giocando pulito, supportando la lettura di propensioni e attitudini e mostrando, senza nasconderne nemmeno una, tutte le possibilità a cui si può accedere.

I nodi vengono sempre al pettine

La riforma strutturale dell’orientamento scolastico del MIM (Ministero dell’Istruzione e del Merito)
In questa direzione in particolare si è mossa l’intenzionalità  del Ministero dell’Istruzione e del Merito.
È il 2022 quando il Ministro Valditara firma il decreto di approvazione delle linee guida per l’orientamento (DM 328/2022) che introducono una riforma strutturale dell’orientamento scolastico - concepito come processo integrato nella didattica e non più attività estemporanea -  per contrastare la dispersione e favorire scelte consapevoli.
A partire dall’anno scolastico 2023/2024 vengono introdotte 30 ore annuali di attività di orientamento, curriculari (ma anche extracurriculari) nelle scuole secondarie di I grado (medie) e II grado (superiori). L’orientamento si vuole così porre come un processo permanente che accompagna lo studente dal primo al secondo ciclo scolastico, con focus sul delicato passaggio da uno all’altro, grazie a figure come il docente tutor e l’orientatore. Il primo personalizza i percorsi di apprendimento degli studenti, relazionandosi con il consiglio di classe, il secondo li supporta nel delineare il proprio futuro formativo e professionale. E dialoga con le famiglie.

Una diffusa percezione distorta di certi indirizzi di studio
Tutto questo mentre, d’altro canto, vige una percezione distorta riguardo certi indirizzi di studio, come l’istituto alberghiero, non considerati alla stessa stregua di altri e relegati a “ultima possibilità” per chi non ha voglia di studiare, senza conoscerne invece la ricchezza dell’articolazione anche sul piano dell’istruzione, oltre che della formazione professionale. E senza dimenticare che anche l’alberghiero non preclude l’accesso all’università o a scuole di alta formazione, per chi lo desideri, cosa che sta già avvenendo. E come dice il presidente ReNaIA - Rete Nazionale degli Istituti alberghieri, Vito Pecoraro, chi deve eccellere eccelle ovunque, come quell’allievo del primo anno del suo istituto, l’Istituto Alberghiero Piazza di Palermo, che parteciperà alle finali nazionali delle Olimpiadi di matematica insieme a due ragazzi  che arrivano dal liceo scientifico.
Queste precisazioni le dobbiamo a tutti gli istituti che stanno lavorando al meglio nell’esplicare le loro potenzialità e, se ci pensiamo, anche a noi stessi, nella convinzione che continuare a denigrare non aiuta, è come farsi un clamoroso autogoal. Sarebbe anche il caso di cominciare a invertire la tendenza.
A questo punto la domanda diventa se, alla luce delle criticità sopradescritte, l’azione di un docente tutor e più ancora di un orientatore, istituiti come “facilitatori” per i ragazzi e le ragazze nella ricerca propria strada,  possa risultare più incidente del pensiero convinto, irremovibile, di un genitore, per esempio, fermo sulla posizione sopra descritta.
E prim’ancora: con quale criterio vengono scelti (e qual è il percorso formativo) questi tutor e orientatori, che intervengono in una fase così delicata del percorso scolastico?
Interrogativi, questi, che mi sovvengono proprio a partire da testimonianze raccolte nel mio frequentare il mondo scuola e relativo contorno.

I nodi vengono sempre al pettine

Un padre e una prof. si confessano, ammettendo il loro errore 
Partecipando, il mese scorso, ad uno dei convegni organizzati da FareTurismo presso l’Università Europea di Roma, mi sono giusto imbattuta nell’intervento di un dirigente istituzionale che ha parlato della sua esperienza di padre: “Io prima di iniziare questo lavoro, per cui ho acquisito più conoscenza del mondo scuola, non ho mai preso in considerazione, non sapevo nemmeno cosa fosse,  un istituto tecnico o professionale per i miei figli. Mio nonno, mio papà, mia mamma mi hanno sempre detto che dovevo fare il liceo e poi l’università, punto. Non c’erano altre possibilità. Io ai miei figli non ho dato neanche la possibilità di valutare un istituto tecnico professionale, non gli ho nemmeno fatto capire che c’era anche un’altra strada… Adesso che ho un minimo conoscenza in più e anche un minimo di formazione in più per il lavoro che faccio, penso che sia invece necessario lavorare più sulle famiglie che non sui ragazzi, perché i ragazzi vivono quello che noi abbiamo vissuto”.
Non è difficile, mi viene da dire, che su questi figli si possa finire col caricare parte delle nostre ambizioni, sospingendoli, senza soppesare bene, verso ciò che gode di migliore nomea. Poco importa se questi manifesteranno perplessità “tanto a quell’età non sono in grado di decidere”. E in questo modo ci si mette a posto la coscienza.
A rincarare la dose dei “condizionamenti”, la testimonianza diretta ed esplicita assolutamente spontanea, raccolta da una prof di lettere, P.G., di un alberghiero veneto a cui ho fatto visita, che ha insegnato alle scuole secondarie di primo grado (medie), bellamente rea confessa di avere, per anni, guardato agli istituti professionali come all’ultima chance, l’ultima possibilità: “L’istituto alberghiero per me è stato una scoperta. Mi sono trovata di fronte a un dinamismo a cui non ero abituata, un nuovo modo di fare scuola che non è solo il banco. Se penso che io e i colleghi orientavamo i ragazzi alla scelta di questa scuola quando non c’erano più chances…Da quando lavoro qui invece mi sono accorta che non è vero. L’organizzazione del tempo scuola è dilatata su quello che è il mondo lavorativo. È un ambiente dinamico, bellissimo!”.

Consistenti migrazioni dai licei agli alberghieri, ogni anno
Sta di fatto che quando le scelte sono innaturali, non così sentite, i nodi vengono al pettine.
Per cui, essendoci per gli studenti la facoltà di ripensamento e quindi di decidere di cambiare scuola entro il 31 gennaio di ogni anno, si assiste puntualmente ad una migrazione di vere e proprie flotte di ragazzi e ragazze, non solo di prima o seconda ma anche di terza o quarta, dai licei agli istituti alberghieri, che rende necessaria la creazione di una o più classi ex novo.
Un indicatore questo che non può rimanere inascoltato e che vede le scuole stesse ingegnarsi in iniziative che a monte, prima della fatidica scelta, consentano ai ragazzi  delle medie di esperire l’istituto alberghiero, “provarlo”, in prima persona. 

 

I nodi vengono sempre al pettine
Alcuni esempi di come si stiano ingegnando gli istituti
Interessante il progetto “Generazione sostenibile” messo a punto dall’Istituto Alberghiero Santa Marta di Pesaro, un modello innovativo di orientamento e formazione che coinvolge studenti e studentesse dalla seconda alla terza media, per un totale di 12-15 classi appartenenti a diversi istituti comprensivi del territorio, in un arco temporale che da marzo arriva a novembre,  e contempla visite tra la scuola media e l’istituto alberghiero e l’esplorazione del mondo della sostenibilità, attraverso attività laboratoriali e didattiche riguardanti  tutti gli indirizzi (sala, cucina, pasticceria e accoglienza turistica).
Gli aspetti particolarmente positivi di questo progetto sono il coinvolgimento dell’intera classe e non di studenti già selezionati (come avviene negli open day), l’entrare in contatto con la scuola per un tempo che consente di farsi un’idea di come questa si connota e l’avere come interlocutori diretti gli studenti del secondo anno di alberghiero, con cui principalmente interagiranno, in una sorta di scambio fra loro. Una nota non a margine sta nell’impegno del dirigente a coprire i costi del pulmino per  gli spostamenti, ricorrendo al PNRR, e quindi non aggravando di oneri le scuole medie coinvolte.
 
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Progetto Generazione sostenibile dell’Istituto Alberghiero Santa Marta di PesaroProgetto Generazione sostenibile dell’Istituto Alberghiero Santa Marta di Pesaro
Recentemente abbiamo scritto, ed è utile ricordarlo qui intanto che siamo in argomento, di come un altro  istituto, lo Stringher di Udine, stia mettendo a punto un progetto di educazione alimentare che integri la disciplina di Scienze degli alimenti (in ambito  S.I.E.M) con attività pratiche nei laboratori di cucina, pasticceria e sala-bar, trasformando ogni preparazione in un’occasione per sperimentare e comprendere concetti scientifici e consentire in questo modo ai ragazzi di testare le proprie attitudini direttamente presso l’istituto.
Riportiamo anche l’approccio messo a punto dall’Istituto Ballarini di Saronno che al consueto Open Day, impostato principalmente come un avvicinamento alla didattica della scuola, fa seguire l’Open Lab, pomeriggio infrasettimanale riservato ai ragazzi in cui esperire un approccio interdisciplinare alle materie ( es. matematica/cucina/scienze degli alimenti; sala/inglese/diritto) per mostrare loro ancora meglio come funziona la scuola.

 
I nodi vengono sempre al pettine
Iniziative, come ce ne sono certamente altre, che meritano di essere prese in considerazione.
Che bello se il Ministero dell’Istruzione e del Merito ne premiasse qualcuna e la ergesse a modello per gli altri istituti!
a cura di

Simona Vitali

Parma, la sua terra di origine, e il nonno - sì, il nonno! - Massimino, specialissimo oste, le hanno insegnato che sono i prodotti, senza troppe elaborazioni, a fare buoni i piatti.
Non è mai sazia di scoprire luoghi e storie meritevoli di essere raccontati.
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