Le sfide del vino
Quando sentiamo parlare di vino dealcolato sorridiamo sempre. Altrettanto fa Matteo Circella.
“Questi prodotti non minano il mondo del vino. Io sono un grande appassionato di bevande fermentate e quelle convivono con il nostro settore, possono stare al ristorante, ci stanno bene insieme. Mentre, per quanto concerne il prodotto dealcolato, non desta interesse al bevitore appassionato. Le sfide del settore a mio avviso riguardano l’arrivare sempre di più alle persone rendendo il vino accessibile, promuovendo spazi aggregativi e remando nella direzione che molti hanno già intrapreso, in cui sono la curiosità e la conoscenza a guidare la scelta, non la routine. Penso a mio padre che mi guardava contrariato quando ho iniziato a introdurre certe etichette in cantina e ora ha cambiato molto visione. Il pubblico molto più adulto non cambia abitudini facilmente ma può ancora ordinare molte bottiglie… scegliendo di bere qualcos’altro!”.
Matteo, piuttosto, è sul chi va là per un’altra questione.
“Sembra che si stia compiendo un ciclo. Abbiamo per buona parte abbandonato un modo di approcciare al vino, intendo quello estremamente accademico, giudicante, che ti guardava dall’alto al basso, per intenderci quello della sommelierie vecchia scuola, per contrastarlo con l’esatto opposto. È così che si è radicato un certo tipo di produrre e proporre il vino, in cui ad emergere sono gli artigiani e il territorio. Ma… ma si è costituita una comunità di bevitori di etichette che ha portato in auge alcuni produttori e alcune zone, determinando un aumento smisurato dei prezzi per alcune bottiglie. Cosa ci rimane, alla fine? È così che si dà stabilità al settore, e soprattutto che si fa cultura? Oltre al fatto che, in questo calderone, si è messo dentro di tutto”
L’ultimo appunto riguarda le quantità. Sentiamo dire “c’è troppo vino”.
“Sì e no. Se pensiamo che molti viticoltori hanno scelto di abbandonare realtà consorziate per mettersi in proprio e marciare con le proprie gambe, per esempio, allora è normale che pare ci sia “tanto” vino rispetto al passato. Il vino non è tanto, è cambiata questa dinamica ed è mutata la capacità di assorbimento del mercato. Quello di cui sono certo è che il mercato del vino non morirò dall’oggi al domani. Si ridimensionerà. Sicuramente la sfida più grande spetta ai produttori nuovi e ai locali appena aperti, ma se lavori con professionalità e ricerca vieni premiato”.