La pasticceria, cartina di tornasole di un modus operandi
Una nota di merito va alla pasticceria, che troppo spesso si avverte come un altro mondo, non così bene allineato al resto. Chiediamo se c’è un pastry chef o comunque qualche figura dedicata.
“Devo dire che sulla pasticceria siamo partiti un po' più deboli, avevamo una pastry chef, bravissima ma forse non ancora pronta per il fine dining, diciamo con meno slancio sperimentale della cucina. Quando se ne è andata abbiamo deciso, senza voler penalizzare troppo la parte salata, di focalizzarci noi sulla pasticceria. La sfida è stata raccolta da Andrea Serafini a, che è sempre stato nelle partite classiche, probabilmente come stimolo per tener viva la fiamma della passione”.
Riccardo Stratella , che con lo chef ha condiviso l’impegno fin dall’inizio e, a oggi, è l’head chef, conferma la linea: “ È importantissimo – dice – che ciascuno di noi non si focalizzi su una sola partita ma prenda confidenza con tutte, per non diventare statico, fossilizzarsi in un unico ruolo. Il vantaggio di essere giovani, siamo tutti under 30, ci restituisce la voglia di sperimentare cose nuove e di metterci in discussione fra noi”. Ecco spiegato perché Andrea, seppur confortato da esperienze che nel tempo gli hanno fatto apprezzare la pasticceria ha deciso, come mai era accaduto fino ad ora, di mettersi alla prova. “Devo dire che all’inizio ho avuto un po’ di paura: tra il dire e il mettere in pratica possono passarci in mezzo tanti errori che a questo livello costano cari. Tuttavia il ragionare tutti insieme sui piatti cioè il fatto, ad esempio, che io proponga un dessert su cui altri portano il loro contributo di idee, certamente aiuta tanto. Ed è probabilmente anche il motivo per cui si avverte di trovare un filo logico nell’intero menù, dolce compreso”.
Ma prima di tutto questo, come ci racconta Marco Farina, maître di sala, c’è un appuntamento settimanale, al giovedì, che suona come un impegno a voler fare gruppo, smussare gli angoli che connotano ciascun carattere ma soprattutto stemperare quel non detto che si può accumulare durante il servizio: “Per questo - racconta il maître - ho fortemente voluto un momento di incontro fra sala e cucina in cui guardarci in faccia, chiarire qualche eventuale malinteso, cercare di conoscerci un pochino di più e imparare a stare fra noi, in una parola: crescere, per alimentare quel collante fra sala e cucina che poi al tavolo si percepisce. Poi è chiaro che noi di sala dobbiamo essere aperti a qualsiasi imprevisto e capaci di modellarci rispetto alle esigenze di chi abbiamo di fronte”.