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Il gusto di ciò che cibo non è

24/07/2026

Il gusto di ciò che cibo non è

Come gli utensili influenzano la percezione del cibo

L’interazione con il cibo è un fenomeno complesso, un’esperienza multisensoriale in cui il cervello integra svariati segnali. In questo processo anche lo spazio, e tutto ciò che si realizza al suo interno, diventa elemento sensoriale integrato all’assaggio stesso, a partire da ciò che viene utilizzato per la fruizione del cibo. Gli utensili che utilizziamo sono infatti parte stessa dell’esperienza gastronomica, uno dei tasselli che concorrono a delineare il concetto di gusto, nell’accezione più ampia del termine. 


Mediare il contatto con il cibo: breve storia delle posate

Questi strumenti culturali hanno trasformato nel tempo il nostro modo di percepire e vivere il cibo, dal gesto nudo delle dita alle posate come estensione della mano, fino al cerimoniale del galateo moderno. Certo le prime posate restano le mani, regola e non eccezione che caratterizza l’etichetta della tavola in molte parti del mondo, esattamente come accadeva nella nostra tradizione fino a pochi secoli fa. I primi galatei che danno per acquisito l’uso del cucchiaio in Europa risalgono al XIII secolo, mentre il coltello, una sorta di grande forchettone, compare solo per il taglio delle carni da condividere. Ci si serve dagli stessi calici e vassoi, e le mani restano protagoniste nel gesto di nutrirsi. Con il XIV secolo e le grandi epidemie l’aumento della distanza tra i commensali per ragioni igieniche favorisce il passaggio graduale alle posate individuali, mentre in Italia compaiono le prime forchette da tavola. Tra XVIII e XIX secolo, il servizio alla francese lascia il passo al servizio alla russa, in cui ogni commensale riceve il proprio piatto impiattato, e con esso un corredo di posate che si diffonderà dalla borghesia alle altre classi sociali. Nel corso dell’Ottocento e Novecento, l’arte di apparecchiare la tavola e le regole del galateo codificano una vera grammatica delle posate, fino a comporre i complessi set che oggi riescono quasi ad intimidire chi si siede a tavola. 

Il gusto di ciò che cibo non è

Di peso, forma e geometria e colore

Certo è che queste estensioni delle mani sono tutt’altro che strumenti neutri. Il peso delle posate rappresenta ad esempio una variabile che agisce attraverso due meccanismi psicologici distinti: il trasferimento delle sensazioni e la disconferma delle aspettative. Alcuni studi hanno dimostrato come in contesti di ristorazione reale, l'utilizzo di posate pesanti e di alta qualità induca a percepire il cibo come meglio impiattato e a dichiararsi disposti a pagare un prezzo superiore rispetto all'uso di utensili leggeri. Al contrario, in ambito sperimentale, l'uso di cucchiai di plastica appesantiti artificialmente può generare un effetto opposto: poiché ci si aspetta che la plastica sia leggera, il peso inatteso crea una dissonanza cognitiva che porta a valutare il cibo come meno pregiato. Questo evidenzia come la solidità percepita dell'utensile, e la sua coerenza rispetto all’esperienza pregressa che ne abbiamo, venga proiettata direttamente sulle proprietà sensoriali del cibo e sul valore economico della portata.

Anche forma e dimensione degli strumenti utilizzati possono modulare attivamente la percezione sensoriale. La dimensione della posata, interagendo con il peso, può modificare ad esempio la dolcezza percepita: è il caso di un esperimento condotto assaggiando uno stesso yogurt con cucchiaini da tè e cucchiai da tavola. I primi, culturalmente associati ai dessert, tendono a far percepire lo yogurt come più dolce rispetto ai cucchiai da tavola. Allo stesso modo, degustare un formaggio direttamente dalla lama di un coltello ne aumenterebbe significativamente la sapidità percepita, rispetto all'uso di forchette o stuzzicadenti. In entrambi i casi si tratta di fenomeni mediati dall’esperienza pregressa, quindi dalla conferma o disconferma dell’aspettativa durante l’assaggio.

Anche il colore degli utensili può impattare su alcuni aspetti sensoriali, il suo effetto sul gusto può dipendere dal contrasto cromatico, ovvero da come il colore del cibo appare diverso rispetto alle nostre aspettative in relazione al colore di stoviglie e posate. E così uno yogurt bianco consumato con un cucchiaio bianco viene percepito come più dolce, piacevole e costoso rispetto all'uso di posate nere, che tendono a ridurne la dolcezza. Mentre il blu è spesso associato a una maggiore sapidità, probabilmente a causa di un legame culturale con il packaging di prodotti salati. Il rosso agisce invece come un segnale di inibizione e tende a ridurre spontaneamente il consumo di cibo e bevande. Oltre al contrasto, un'interpretazione alternativa è legata al trasferimento della sensazione, quindi il colore dell’utensile, e il significato sensoriale appreso e attribuito a quel colore (maturo, dolce, salato, ecc) viene "trasferito" dall’utensile al cibo stesso, assumendone quell’identità sensoriale. 

 

Ingegneria dei calici da vino

E se ci si sposta dal piatto al calice la faccenda non è meno priva di variabili impattanti: spessore del vetro, dimensione della coppa, lunghezza dello stelo, tutto in un calice può modificare il nostro percepito. È quanto ci suggerisce uno studio del 2010 pubblicato sul Journal of Wine Research, che ha messo in evidenza come la forma del bicchiere possa influenzare le qualità sensoriali percepite nel vino, in relazione alla dimensione del bicchiere. Per lo studio sono stati utilizzati tre tipi di calici: il calice ISO, il Burgundy™ e lo Chardonnay™ entrambi della Riedel, prendendo in considerazione il diametro dell'apertura, il diametro massimo della coppa, l’altezza della coppa e la capienza. Nei calici sono stati poi degustati due tipologie di vini, proposti alla cieca, aggiungendo ad alcuni campioni anche acetato di etile (il cosiddetto spunto acetico). 

Il gusto di ciò che cibo non è
Il gusto di ciò che cibo non è
Lo studio ha evidenziato come la percezione degli aromi sia strettamente correlata al rapporto tra il diametro della coppa e il diametro dell'apertura: rapporti elevati, tipici dei calici di tipo Burgundy, favoriscono la volatilizzazione dei composti e la loro ritenzione, massimizzando l'intensità percepita. Al contrario, calici con aperture troppo ampie tendono a disperdere precocemente i composti. Ma le dimensioni del calice influenzano anche il volume versato e la velocità della bevuta: la scelta di utilizzare calici più capienti durante il servizio può essere associata infatti ad un aumento dei consumi, poiché i consumatori tendono a versare porzioni più generose, senza percepirne visivamente l'abbondanza. Solo con calici estremamente voluminosi (oltre i 450ml) si osserva una riduzione del consumo dovuta a una maggiore consapevolezza del bevitore, che tende a rallentare il ritmo della bevuta.

Bibliografia

The effect of wine glass size on volume of wine sold: a mega-analysis of studies in bars and restaurants

https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/add.14998

The taste of cutlery: how the taste of food is affected by the weight, size, shape, and colour of the cutlery used to eat it 

https://link.springer.com/article/10.1186/2044-7248-2-21

Margaret A. Cliff (2001) Influence of Wine Glass Shape on Perceived Aroma and Colour Intensity in Wines, Journal of Wine Research https://www.tandfonline.com/doi/abs/10.1080/09571260120069741

a cura di

Stefania Pompele

Tecnico per il processo agroalimentare, un po' di corsi sull'assaggio del vino e una specializzazione in analisi sensoriale. Si occupa di formazione e consulenza, le piace scrivere di cibo e sensorialità. 
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