Sergio, Simone e Paolo Stacchiotti
L’ingresso dei figli avvenne piano piano ma Sandro fu sempre convinto che ci sarebbe stato un futuro per la sua azienda: i tre fratelli andavano, fin da piccoli, nello stabilimento per guardare i macchinari in movimento e respirare profumo di pane. Sandro mise a frutto un insegnamento di suo padre: “finché giocano, imparano”. Giorno dopo giorno quel gioco divenne il loro mestiere.
Sergio, fin dal suo arrivo, si accorse subito che l’azienda necessitava di novità, convincendo Sandro ad ampliare l’assortimento ormai fermo da tempo. Fu in quel momento che ebbe inizio, su ampia scala, la produzione del pane surgelato: stavano cambiando i consumi; i fornai, con l’arrivo della grande distribuzione, chiudevano; la stessa ristorazione aveva bisogno di un pane diverso, sempre pronto e fresco.
Simone iniziò in un forno acquistato dal padre nel 1989 per insegnarli il mestiere.
Un mestiere imparato benissimo dal momento che, oltre a essere in produzione, è anche in grado di riparare, in caso di necessità, i macchinari per la produzione. Paolo è il terzogenito, entra in azienda come socio e direttore della produzione, con uno spiccato senso per il funzionamento di impianti altamente computerizzati per la produzione.
Il panificio Stacchiotti di oggi
Tutte le cose che avete fin qui me le ha confidate Sergio, nel corso di un’intervista inframmezzata da buonissime focacce e un paio di bicchieri di ottimo Verdicchio sugli sgabelli del loro punto vendita.
“Non c’è modo migliore di questo per farmi parlare un po’ di più” mi riconosce uscendo dalla sua apparente ritrosia a raccontare.
“Per celebrare degnamente i nostri primi cento anni abbiamo deciso di ritornare a Passo Varano dove apriremo, tra poche settimane, un altro stabilimento in un capannone industriale di 3.000 metri quadrati, proprio di fronte a dov’era il mulino di nonno Erminio. Lo abbiamo risanato completamente e faremo un laboratorio per pizza, pasta fresca e gelateria” mi racconta Sergio.
Un ulteriore passo avanti…
“Si, è stata una scelta decisa da tutti e tre per dare un servizio ancora più adeguato alla nostra clientela. Se penso che, con la scelta del surgelato, abbiamo iniziato nel 2014 senza un solo cliente mi sembra un sogno essere arrivato fino a qui. Eravamo ripartiti da zero allora. Dopo 61 anni corrispondenti a 18300 notti trascorse a impastare, cuocere, confezionare e consegnare pane fresco, era giunto il momento di cedere il passo a quello surgelato, azzerando da un mese all’altro circa 200 clienti riforniti giornalmente. Da zero vuol dire che parlammo con i dipendenti, informandoli della situazione, della necessità di ridurre gli orari di lavoro però senza licenziare nessuno, rendendo tutti consapevoli che era una fase molto delicata. Nostro padre era l’unico che sapeva come sarebbero andate le cose, nonostante gli anni di crisi in cui l’economia versava. Azzerando completamente il fatturato e lasciando solo i punti vendita diretti; fu una scommessa quella decisione, e la vinse. Da lì siamo partiti, piano piano, con uno, due, tre, quattro, cinque clienti. Adesso ne abbiamo una sessantina. Il primo importante cliente è stata la catena di Panino Giusto, poi è arrivata Ikea con il suo modello ristorativo, poi Cateringross che ci ha dato la possibilità di entrare un po’ più a contatto con il mondo horeca”.