Il menu di nozze di Madame Bovary
La trama del romanzo è nota: Emma, una giovane graziosa che vive nella provincia francese, figlia di un mezzadro benestante e orfana di madre, ben educata in un convento di città, dopo l’infelice matrimonio con Charles, un medico di campagna, semplice e vedovo, sogna di evadere dalla sua vita opprimente intrecciando due relazioni extraconiugali, illusorie e deludenti, e facendo debiti per qualche piccolo lusso. Tutto questo la schiaccerà, portandola al suicidio.
In realtà la figura di Emma si presta a più letture: incarna, certamente, le miserie borghesi di una monotona vita coniugale di provincia ma è anche una storia fatta di ingenuità, di fragilità e di continue delusioni dovute alla distanza inconciliabile tra fantasia e realtà, tra un mondo interiore a caccia di passione e amore e la meschinità della vita di provincia. Tutt’attorno, il silenzio indifferente di personaggi sordi a tanto disagio.
In Madame Bovary il cibo condiviso e la sua presenza a tavola sembrano andare di pari passo con la caduta di Emma verso l’abisso: il suo banchetto di nozze, simbolicamente, è la cronaca di un fallimento annunciato.
La giovane sposa avrebbe desiderato un banchetto se non proprio sontuoso, per lo meno elegante, magari a mezzanotte, con le fiaccole romanticamente accese, ma nulla di ciò che si era immaginata, accadde. I soli quarantatrè invitati, grezzi e provenienti dai villaggi vicini, si erano ripuliti, visibilmente, proprio per l’occasione e anche il suo vestito da sposa non era come nei suoi sogni: “un po' troppo lungo, sfiorava il sentiero; di tanto in tanto ella si fermava, lo tirava su e delicatamente, con le mani guantate, toglieva le pagliuzze e gli aghi dei cardi”. Poco raffinato era il menu e “agreste” l’allestimento del banchetto nella fattoria del padre: “La tavola era apparecchiata sotto la tettoia dei carri. C'erano quattro lombate di bue, sei fricassee di pollo, un umido di vitello, tre cosciotti arrosto, e, nel mezzo, un bel maialino di latte allo spiedo, circondato da quattro salsicciotti all'acetosella”. Non un fine centrotavola, certamente. La tavola era priva di decorazioni: “Negli angoli troneggiavano le bottiglie di acquavite e il sidro dolce, imbottigliato, premeva con la sua spuma densa contro i turaccioli. Tutti i bicchieri erano già stati riempiti di vino fino all'orlo”. La crema di gelatina, poi, gialla e vanigliata, con il nome degli sposi inciso ad arabesco, tremolava a ogni movimento, esattamente come il futuro di Emma e Charles. Ma il dessert doveva ancora arrivare.