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Il ruolo dell’Italia nel nuovo turismo

29/03/2023

Il ruolo dell’Italia nel nuovo turismo

Il primo summit di Pambianco dedicato all’hotellerie ha tracciato un quadro del turismo italiano molto preciso, delineato da Alessio Candi, Consulting e M&A Director Pambianco.

Il primo dato importante riguarda il valore che il turismo ha nell’economia italiana: 214 miliardi di euro (riferiti al 2019) equivalenti al 10,6% del Pil nazionale, con un’occupazione di circa tre milioni di persone pari al 12,6% dell’occupazione complessiva. Inoltre la bilancia commerciale turistica ha sempre avuto un segno positivo, anche negli ultimi due anni di crisi pandemica; nel 2022, dati relativi ai primi otto mesi, siamo al saldo di +12,7 miliardi pari al 200% in più rispetto all’anno precedente.

Numeri che fanno sperare in un 2023 estremamente positivo, stando a quanto si evince dal recente paper del Ministero del Turismo che illustra i risultati del mese di gennaio 2023 dove si sono registrate oltre 250mila prenotazioni internazionali, con un incremento del 119% rispetto ai valori registrati nel corso di gennaio 2022.

 

I flussi turistici verso l’Italia

Per quanto riguarda i flussi internazionali si nota un rapido ritorno alla normalità: se nel 2019 si contavano 64,5 milioni di arrivi, dopo il crollo pandemico che ha portato questi numeri a 25 milioni nel 2020/2021, il 2022 riporta un risultato pari a 51,4 milioni di arrivi con una crescita del 91% sull’anno precedente.

Lo stesso risultato vale per l’Europa che si colloca come prima destinazione turistica internazionale con 584,9 milioni di arrivi sul totale di 917 milioni di persone che si muovono in giro per il mondo. Risultati ancora lontani rispetto al 2019 dove erano 744,5 i milioni di persone che visitavano l’Europa ma che recuperano a vista d’occhio rispetto a quello che si prospettava anche solo un anno fa.

All’interno dell’Europa l’Italia è al terzo posto, dopo Francia e Spagna, per colpa di un’offerta ricettiva ancora troppo parcellizzata e, di conseguenza, non in grado di presentare un’immagine ben definita dell’offerta del nostro Paese.

Infatti, mentre in Francia e in buona parte in Spagna, l’offerta alberghiera è in mano alle grandi catene che trasmettono precisione e certezza delle strutture, l’Italia ha un patrimonio di hotel che non riescono a dare di sé un’immagine identitaria forte.

Il ruolo dell’Italia nel nuovo turismo

Il patrimonio alberghiero

Nel 2021 in Italia erano attivi 32.109 hotel, così suddivisi: una stella, 2.398 strutture con 57.000 letti e un’occupazione pari a 2.628.000 presenze (il 2% del totale); due stelle 5.110 strutture con 160.000 letti e un’occupazione pari a 8.909.000 presenze (il 5% del totale); tre stelle 17.783 strutture con 1.097.000 letti e un’occupazione pari a 82.784.000 presenze (il 49% del totale); quattro stelle 6.217 strutture con 828.000 letti e un’occupazione pari a 68.279.000 milioni di presenze (il 40% del totale); cinque stelle 601 strutture con 90.000 letti e un’occupazione pari a 6.936.000 presenze (il 4% del totale). In questo contesto la componente internazionale dei turisti tende a privilegiare i cinque stelle con un 60% di presenze, a cui seguono i quattro stelle con il 38%. Un segno inequivocabile di dove occorre andare per fare in modo che il turismo in Italia diventi sempre più importante come asset.

 

Le imprese alberghiere
Se passiamo dal numero degli alberghi a quello delle imprese scendiamo da 32.000 a 22.000; un dato che evidenzia come il sistema alberghiero in Italia sia ancora molto frammentato. Infatti il 91% delle imprese ha meno di 20 addetti e rappresenta il 43% del fatturato totale, mentre il 2% delle imprese ha più di 50 addetti e copre il 36% del fatturato totale. Anche qui si evidenzia il ruolo significativo degli hotel a cinque e quattro stelle. È quindi prevedibile che nei prossimi anni su quel 91% si svilupperà una grandissima concentrazione.

La dimostrazione si rileva dalla crescita delle catene alberghiere che, nel 2013, contava 1.324 alberghi, pari al 4% del totale, mentre nel 2022 gli hotel affiliati sono saliti a 2.105, pari al 6,6%. Le catene internazionali operanti in Italia sono 75, quelle domestiche 189.

Per quanto riguarda il posizionamento delle catene, in termini di valore, al primo posto troviamo Starhotels con 241 milioni di euro di fatturato 2022, al secondo posto Hotelturist con 135 milioni di euro, al terzo posto la divisione alberghiera di Alpitour con 134 milioni di fatturato. Numeri ancora piccoli quelli delle imprese italiane se paragonati ai gruppi internazionali che vedono al primo posto la catena Marriott International con 19,319 miliardi di euro di fatturato nel 2022, al secondo posto Hilton Worldwide con 8,159 miliardi e al terzo posto Hyatt Hotel Corporations con 5,479 miliardi.

 

Le operazioni immobiliari relative agli hotel in Italia

Nel 2022 ci sono state 46 operazioni immobiliari per un valore complessivo di un miliardo e 400 milioni e un valore medio individuale di 30,4 milioni di euro. 24 di queste operazioni sono state fatte dalle catene internazionali, segno evidente di quanto il nostro Paese sia oggetto di grande interesse sul piano turistico. È però necessario che gli hotel di lusso investano anche nei borghi meno conosciuti rispetto alle grandi città d’arte come Roma, Venezia, Firenze o nelle città d’affari come Milano perché è ormai chiaro che un hotel di lusso diventa esso stesso una destinazione turistica. La dimostrazione più evidente è il fatto che la più importante operazione immobiliare in termini di valore (180 milioni) sia stata fatta sulla tenuta di Castiglion del Bosco a Montalcino.

Alessio CandiAlessio Candi

Le considerazioni sul mercato italiano

Alessio Candi, al Summit Hotellerie di Pambianco, ha evidenziato quali sono le caratteristiche del mercato italiano.

“L’Italia è un piccolo contenitore rispetto ad altre realtà internazionali, che punta a una clientela internazionale di alto livello e non a un turismo di massa. – afferma Candi – Dopo il Covid le scelte delle catene in Italia sono orientate di più alla gestione alberghiera rispetto a quella immobiliare ed è in crescita la formula del franchising che porta know-how alle imprese italiane. Mentre, per i topic, occorre evidenziare che proseguirà la concentrazione in un mercato ancora troppo frammentato; questo darà vita a una riqualificazione degli alberghi già in atto a Roma e a Milano che si espanderà anche nelle località turistiche di mare e montagna. Ci sarà una centralità sui temi ESG e investimenti rilevanti sul digitale. Ma per riuscire a soddisfare la domanda turistica internazionale diventa urgente un adeguamento infrastrutturale dei trasporti nel Paese”. 

a cura di

Luigi Franchi

La passione per la ristorazione è avvenuta facendo il fotografo nei primi anni ’90. Lì conobbe ed ebbe la stima di Gino Veronelli, Franco Colombani e Antonio Santini. Quella stima lo ha accompagnato nel percorso per diventare giornalista e direttore di sala&cucina, magazine di accoglienza e ristorazione.
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