Il primo summit di Pambianco dedicato all’hotellerie ha tracciato un quadro del turismo italiano molto preciso, delineato da Alessio Candi, Consulting e M&A Director Pambianco.
Il primo dato importante riguarda il valore che il turismo ha nell’economia italiana: 214 miliardi di euro (riferiti al 2019) equivalenti al 10,6% del Pil nazionale, con un’occupazione di circa tre milioni di persone pari al 12,6% dell’occupazione complessiva. Inoltre la bilancia commerciale turistica ha sempre avuto un segno positivo, anche negli ultimi due anni di crisi pandemica; nel 2022, dati relativi ai primi otto mesi, siamo al saldo di +12,7 miliardi pari al 200% in più rispetto all’anno precedente.
Numeri che fanno sperare in un 2023 estremamente positivo, stando a quanto si evince dal recente paper del Ministero del Turismo che illustra i risultati del mese di gennaio 2023 dove si sono registrate oltre 250mila prenotazioni internazionali, con un incremento del 119% rispetto ai valori registrati nel corso di gennaio 2022.
I flussi turistici verso l’Italia
Per quanto riguarda i flussi internazionali si nota un rapido ritorno alla normalità: se nel 2019 si contavano 64,5 milioni di arrivi, dopo il crollo pandemico che ha portato questi numeri a 25 milioni nel 2020/2021, il 2022 riporta un risultato pari a 51,4 milioni di arrivi con una crescita del 91% sull’anno precedente.
Lo stesso risultato vale per l’Europa che si colloca come prima destinazione turistica internazionale con 584,9 milioni di arrivi sul totale di 917 milioni di persone che si muovono in giro per il mondo. Risultati ancora lontani rispetto al 2019 dove erano 744,5 i milioni di persone che visitavano l’Europa ma che recuperano a vista d’occhio rispetto a quello che si prospettava anche solo un anno fa.
All’interno dell’Europa l’Italia è al terzo posto, dopo Francia e Spagna, per colpa di un’offerta ricettiva ancora troppo parcellizzata e, di conseguenza, non in grado di presentare un’immagine ben definita dell’offerta del nostro Paese.
Infatti, mentre in Francia e in buona parte in Spagna, l’offerta alberghiera è in mano alle grandi catene che trasmettono precisione e certezza delle strutture, l’Italia ha un patrimonio di hotel che non riescono a dare di sé un’immagine identitaria forte.