Sembra sempre uguale, da quando fu aperto nel 1970 da Gianluigi Morini e i fratelli Marcatillii, Valentino e Natale, ma non è così, del San Domenico, in questi 55 anni, è rimasta l’unicità: dell’accoglienza, della cucina, dei valori che trasmette ogni volta che si varca la sua soglia. Per questo lo abbiamo scelto come luogo del cuore di sala&cucina per il fine dining, perché ogni volta è una diversa percezione, sempre assolutamente positiva, di cosa significa far star bene gli ospiti in un ristorante.
Molte cose sono cambiate nel corso di questa lunga storia: non ci sono più il signor Morini e lo chef Nino Bergese, il cuoco dei re, che venne scelto Da Morini per avviare il San Domenico; Valentino Marcatillii si sta godendo la sacrosanta pensione, pur passando ogni giorno al ristorante, mentre suo fratello Natale non molla, è ancora ogni sera ad accoglierti con il suo fare ospitale; in cucina, da anni, c’è Massimiliano Mascia, nipote di Valentino, e sembra che non ci sia stato questo cambiamento per il modo in cui Massimiliano ha introdotto la contemporaneità nel menu, pur mantenendo in carta, impossibili da togliere, alcuni piatti che hanno fatto davvero la storia della cucina italiana: l’uovo in raviolo San Domenico con burro di malga, Parmigiano e tartufo, giusto per citare il più famoso.
“Sono pignolo, preciso fino alla maniacalità, mai nulla deve essere improvvisato, - ci confida Massimiliano Mascia – dalla preparazione della tavola a quella di un piatto, fino all’ordine delle derrate nelle celle frigorifere, non importa se nessuno le vede: le vedo io e tanto basta”.
Massimiliano Mascia è riuscito a mantenere lo stile ineguagliabile del San Domenico, uno stile che ha caratterizzato le centinaia di cuochi che si sono formati in questa cucina come, per sceglierne uno, Giancarlo Perbellini: “Il San Domenico di Imola è un’istituzione della cucina italiana, un luogo che ha ispirato la grande cucina classica della nostra cultura enogastronomica e di Massimiliano ammiro il coraggio e la caparbietà di voler portare avanti un’eredità così pesante con l’umiltà di chi sa che prima di tutto deve imparare abbassando la testa e lavorando”.
Ed è quello che fa ogni giorno, apportando novità come la saletta di fronte alla nuova bellissima e funzionale cucina dove si può mangiare dialogando con lui. Oppure aprendo un bistrot, poco lontano dal San Domenico, che si chiama Semplice dove praticare e offrire la cucina quotidiana, quella ricca di semplicità che si faceva nelle case; un luogo in cui dare spazio a un grande bancone per assaporare cocktail deliziosi all’ora dell’aperitivo. A gestire Semplice ha messo un cuoco, Samuele Mazzucchetti, che si è formato al San Domenico.