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Il settore alimentare in Italia

13/06/2024

I megatrend

Il mondo post-Covid che le imprese italiane dell’alimentare e bevande si trovano di fronte sia in Italia che all'estero, è molto diverso rispetto a prima: l'eredità che lascia il Covid a questa industria italiana è strettamente correlata ai profondi mutamenti sociali e dei comportamenti di acquisto in Italia e nel resto del mondo. Il settore sta infatti attraversando una fase di profonde trasformazioni che si intrecciano inevitabilmente alle grandi sfide su scala globale legate ai temi della sostenibilità, dei cambiamenti climatici e della povertà alimentare. 

Il trend più rilevante è legato alle dinamiche demografiche. Alla fine del 2030 la popolazione salirà a 8,3 miliardi di individui a livello mondiale, 500 milioni in più rispetto al 2020. In questo contesto l'Europa sarà la regione del mondo più anziana del pianeta, con un'età media di circa 45 anni.  

La pandemia ha aumentato notevolmente l’attenzione dei consumatori verso i temi legati alla salute e all'alimentazione: la maggior attenzione alla salute, che si intreccia peraltro con le dinamiche sociali e demografiche, quali l’invecchiamento della popolazione, la maggiore partecipazione femminile al lavoro e la destrutturazione dei pasti, porterà verosimilmente a un aumento dei consumi di prodotti biologici, Free Form (senza glutine, senza lattosio) e della richiesta di prodotti a maggiore contenuto di servizio (in grado di garantire risparmio di tempo) e praticità d’uso (piatti pronti, ortaggi di IV gamma, etc.) 

 

Sostenibilità: cosa dobbiamo tenere a mente?

Un grande tema di attualità e che caratterizzerà i prossimi anni è legato alla sostenibilità. La sfida della filiera agroalimentare a livello mondiale è ben delineata dagli obiettivi di Agenda 2030: l'Unione Europea ha inserito il settore agroalimentare al centro del suo piano di sviluppo, per il raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Agenda stessa.  

Operativamente è stata delineata la strategia From Farm to Fork, volta a guidare la transizione verso un sistema alimentare più equo, sano e rispettoso dell'ambiente. 

I cambiamenti cui è chiamata l'industria italiana ed europea dell’alimentare e bevande nei prossimi anni sono tanti e sfidanti: i progressi fatti nell'ultimo decennio pongono tutta la filiera agroalimentare italiana in una posizione di vantaggio relativo in molti fattori rispetto ai competitor europei. Si pensi alla leadership dell’Italia nella produzione di prodotti biologici. 

All'estremo opposto, le maggiori criticità della filiera agroalimentare italiana sono dovute ai problemi legati all'erosione del suolo: l'Italia infatti è tra i paesi più a rischio anche per la sua particolare conformazione orografica.  

Un altro gap che l’Italia sconta rispetto alle filiere agroalimentari degli altri Paesi europei è legato al mix di fonti che utilizza l’agricoltura, ancora molto concentrato sui combustibili fossili.

 

I numeri dell’agroalimentare in Italia e in Europa

L’Italia è leader in Europa per numero di imprese operanti nel settore alimentare e bevande (19% del totale, 55.062 imprese), e per fatturato generato (13% del totale, 149.925 mln). Si colloca in quinta posizione per addetti impiegati nel settore (10% del totale, 437.233).

L’alimentare e bevande rappresenta una quota rilevante all’interno del tessuto industriale manifatturiero italiano, collocandosi in prima posizione per fatturato generato (15% del totale manifatturiero) e in terza posizione per numero di imprese (16% del totale manifatturiero) e addetti (12% del totale manifatturiero).

Il settore ha evidenziato un profilo di crescita piuttosto moderato nella media dell’ultimo decennio, complice, sul mercato interno, la debolezza dei consumi domestici delle famiglie. Tale debolezza ha spinto le imprese verso l’estero, determinando un aumento del livello di internazionalizzazione medio settoriale e vivacizzando l’export.

La redditività si mantiene su buoni livelli, sebbene inferiori alla media del manifatturiero. Le imprese del settore sono comunque solide dal punto di vista patrimoniale.

Il settore alimentare e bevande è chiamato a molteplici sfide, che se interpretate nel modo corretto possono trasformarsi in grandi opportunità di business.

I consumatori, sempre più attenti ai temi di sostenibilità, richiedono prodotti biologici e standard di tracciabilità sempre più elevati, manifestando una propensione per gli acquisti online in deciso aumento.

Infine, le innovazioni tecnologiche consentiranno il raggiungimento di livelli di produttività sempre migliori.

 

Numero delle imprese in Italia e in Europa
Le statistiche ufficiali del 2019 (anno di riferimento pre-Covid) relative al numero di imprese ci dicono che nel settore alimentare e bevande le aziende attive in Italia siano 55.062: il Paese è leader in Europa per numerosità di imprese operanti nel settore.

Le imprese attive in Europa ammontano a 293.833: il 19% è rappresentato da quelle italiane, pertanto in Europa un'azienda dell'alimentare e bevande su cinque ha sede in Italia.

Un ulteriore indicatore utile a comprendere la consistenza in Europa delle imprese italiane operanti nel settore è rappresentato dal fatturato. Le 55.062 imprese italiane generano quasi 150 miliardi di euro di fatturato, il 13% del totale dei Paesi UE, collocando l'Italia al terzo posto nel ranking dei principali produttori dell'industria dell’alimentare e bevande.

 

Addetti del settore in Italia e in Europa

A livello europeo il numero totale di addetti impiegati nel settore è pari a 4.617.399.

Sempre in termini strutturali, a livello di macro comparti, la specializzazione produttiva italiana in numero di fatturato e di addetti è sostanzialmente allineata alla media europea: l'alimentare in senso stretto è decisamente preponderante rispetto al comparto delle bevande. 

Se si esamina il numero di imprese emerge un elemento distintivo: in Italia il numero di aziende attive nel settore delle bevande è relativamente inferiore, ovvero l'incidenza di queste imprese è relativamente inferiore rispetto alla media UE in termini di numerosità di imprese. Se si osserva il fatturato, queste generano il 13% del fatturato complessivo, in linea con quanto accade nel resto d'Europa. Questo è un fattore che segnala che, a differenza dell’alimentare in senso stretto, il tessuto produttivo del comparto delle bevande è costituito da imprese mediamente più grandi in Italia rispetto al resto d'Europa.
Un ulteriore elemento strutturale che caratterizza il settore è legato alla dimensione media delle imprese. Se si osservano i numeri emerge come il tessuto produttivo dell'Alimentare e Bevande Made in Italy sia caratterizzato da un elevato numero di piccole e medie imprese: quelle con un fatturato inferiore ai 10 milioni di euro rappresentano il 97% del totale, generano un quarto del fatturato complessivo e si avvalgono del 55% della forza lavoro.

All'estremo opposto vi sono le imprese di grandi dimensioni, con un fatturato superiore ai 50 milioni di euro, che generano circa il 54% dei ricavi complessivi. Dunque, l’alimentare e bevande è un settore in cui le PMI giocano un ruolo di primo piano, lavorando accanto a poche e grandi imprese più strutturate, alcune di grandissime dimensioni e in molti casi imprese multinazionali.

 

I territori vincenti per fare impresa
Un elemento strutturale di particolare rilievo riguarda la territorialità di questo settore. Oltre la metà delle imprese si concentrano in sei regioni:

  • La Lombardia, il Veneto e l'Emilia Romagna al Nord
  • La Campania, la Puglia e la Sicilia al sud.

Le restanti imprese si diffondono capillarmente nel resto del territorio nazionale, tanto al Nord quanto al centro, quanto al sud del Paese.

Un’analisi limitata all’osservazione dei valori in termini assoluti non è tuttavia completa, questo perché in alcune aree del Paese l'industria dell'alimentare e bevande può risultare il settore chiave, a volte l'unico dell'intero sistema industriale.

Per considerare questo aspetto, occorre valutare la specializzazione produttiva delle singole regioni, esaminando l’indice di specializzazione, che definisce il rapporto tra il peso (%) che ha il fatturato del settore sul totale dell’economia regionale e il peso (%) che ha il fatturato del settore sul totale dell’economia nazionale. Tale indice dà informazioni su quanto sia importante un settore per un determinato territorio rispetto alla media nazionale.

Mappando tale indice emerge che l'industria dell'alimentare e bevande è molto più rilevante per le regioni del Mezzogiorno rispetto a quelle del Centro-Nord. Si prenda ad esempio il Molise: si tratta di una regione in cui l'industria alimentare ha numeri in valore assoluto evidentemente inferiori a quelli della Lombardia o dell'Emilia Romagna. Tale industria tuttavia, in termini relativi, ovvero in termini di importanza che il settore riveste per il territorio, pesa cinque volte di più rispetto alla media nazionale.

Le regioni italiane più specializzate nel settore sono Molise, Calabria e Sicilia, cui corrispondono rispettivamente i punteggi 488, 467 e 404. A valori elevati dell’indice (>100) corrisponde una maggiore specializzazione produttiva della regione nel settore.

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Guido Parri
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