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Il valore del cibo e delle sue imprese

13/11/2025

 

707 miliardi di euro, è quanto vale la filiera allargata – dal campo agli scaffali e alla ristorazione – del cibo in Italia. A questo si aggiunge un altro numero non di poco conto: il settore impiega, nel suo complesso, circa quattro milioni di addetti.

Con queste importanti premesse vogliamo dire la nostra anche sul valore immateriale del cibo in Italia. Un valore immateriale che si traduce in una parte di quei 707 miliardi se si pensa che per il 52% del campione di un sondaggio condotto da Yougov la vera ospitalità non si misura in stelle o dotazioni ma con il benvenuto enogastronomico.
È questo il valore più importante che gioca il cibo in Italia: mettere in connessione le persone, facendo vivere esperienze condivise di felicità, di benessere.
Tutto questo viene reso possibile grazie a un’imprenditoria nel mondo del vino prima e poi nell’artigianalità delle produzioni alimentari che, aprendo le porte delle loro aziende, per raccontare le loro storie d’impresa e la ricerca della qualità come prioritario impegno aziendale ai turisti italiani e internazionali, stanno portando il valore delle nostre produzioni ad essere riconosciuto in ogni parte del mondo.

Non voglio dimenticare anche il lavoro dei cuochi e del personale di sala della ristorazione italiana, che sanno infondere quella sensazione di benessere e di piacere che rende la cucina italiana tra le più apprezzate e ricercate nelle diverse nazioni del mondo. Non è un caso che il personale italiano della ristorazione sia così richiesto fuori dai confini.
Persone che fanno un lavoro duro, impegnativo, per far star bene altre persone. Non è un’immagine straordinaria questa? È generosità, condivisione, passione quella che ti porta a intraprendere queste carriere nella ristorazione. E noi dobbiamo fare in modo che questa cosa si sappia, sempre, in ogni occasione.

L’iscrizione (speriamo) della cucina italiana a Patrimonio immateriale dell’umanità UNESCO che si profila nell’incontro della commissione di valutazione il 10 dicembre a Nuova Delhi diventerebbe il giusto riconoscimento del valore che essa assume per l’Italia tutta.
Quel momento sarebbe il primo che ufficializza una parte importante della storia del nostro Paese. Infatti è attraverso la cucina, raccontata dall’Artusi, che si è iniziato a parlare più in italiano che in dialetto. È con il cibo che i nostri immigrati si sono relazionati con i popoli degli altri paesi. E, infine, è con i cuochi che ne raccontiamo la bontà e il valore in ogni parte del mondo.

 

A questo proposito, approfitto di queste righe per ringraziare la FIc – Federazione Italiana Cuochi per aver riconosciuto, insignendo il direttore Luigi Franchi e la giornalista Simona Vitali con il Collare Amici dei Cuochi, il valore di sala&cucina, la sua vicinanza al mondo dei cuochi, il suo impegno nel dare voce alle loro esigenze e ai loro bisogni. Continueremo per questa strada con ancor più determinazione dopo questo riconoscimento.

 

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