Il vino naturale
C’è stato un momento in cui l’enologia scientifica ha mostrato delle crepe, con esse si è insinuata la tendenza a pensare in maniera nuova ai vini. Non più concentrazione, alcolicità, legno, ma prodotti più leggeri, più sottili, più legati al territorio.
“Il movimento dei vini naturali nasce come rottura culturale rispetto al modello dominante degli anni Ottanta e Novanta. Una rottura duplice, che riguarda sia il modo di coltivare che il modo di vinificare. Da un lato il rifiuto della chimica di sintesi, dall’altro quello della standardizzazione stilistica”, sottolinea l’autore.
Cambiano i principi cardine, dunque, a favore di un ritorno ad un’agricoltura artigianale e ad un minimalismo enologico in cantina. Il libro di Roberto Frega è estremamente dettagliato: dagli enologi che hanno segnato il settore fino agli anni Ottanta, fino ai primi passi del movimento in Francia.
“Il vino naturale è nato come gesto di libertà. Libertà dalla chimica, dai dogmi tecnologici, dai disciplinari rigidi. Ma soprattutto, libertà di tornare a una relazione diretta tra il vignaiolo, la vigna e il vino. Era un progetto agricolo prima che commerciale, culturale prima che estetico. Oggi, alla luce delle trasformazioni analizzate vale la pena chiedersi: questa libertà è ancora viva? O si è trasformata in una nuova forma di conformismo?”, così Roberto Frega accende il dibattito.