Cerca

Premi INVIO per cercare o ESC per uscire

Il vino post naturale

23/03/2026

Il vino post naturale

L’ultimo saggio del filosofo e ricercatore Roberto Frega

Il tema è controverso e tiene banco in molto dibattiti relativi al mondo del vino. Cosa significa davvero vino naturale? È un movimento? Dove sta andando? Le domande si susseguono e suggeriscono risposte complesse. Quella del professore di filosofia Roberto Frega è tutta contenuta nel libro “Il vino post naturale”, Edizioni Ampelos, dello scorso gennaio. 

Docente all'École des hautes études en Sciences Sociales (EHESS) e direttore di ricerca presso il Centre National de la Recherche Scientifique (CNRS) a Parigi è un esperto dell’enologia francese e, spesso, unisce il suo approccio accademico alle storie raccolte tra vigne e cantine, promuovendo una ragionata cultura del vino.

“L'idea del libro nasce da una sensazione molto semplice: la conversazione sul vino si era irrigidita in opposizioni sterili. Da una parte il paradigma tecnologico dell'enologia del controllo, dall'altra l'ideologia del non intervento. Due posizioni che spesso finiscono per semplificare un oggetto che è invece straordinariamente complesso. Il vino è un prodotto agricolo, culturale ed estetico allo stesso tempo. Con il concetto di vino post-naturale ho cercato di proporre uno sguardo che superi questa polarizzazione e riporti al centro ciò che davvero conta: il lavoro agronomico, la vitalità della vigna e il rapporto con il luogo”, spiega l’autore.

“Il mio interesse per il vino nasce da filosofo prima ancora che da appassionato. Il vino è un oggetto straordinario perché mette in relazione natura, tecnica, tradizione e gusto. In una bottiglia si intrecciano scelte agronomiche, saperi artigianali, aspettative culturali e logiche economiche. Guardarlo con attenzione significa interrogarsi su come gli esseri umani abitano la natura e su quale tipo di rapporto vogliono costruire con il vivente."

Roberto fregaRoberto frega

Il vino chimico

I dati parlano chiaro: nel 1970 l’agricoltura biologica rappresentava meno dello 0,5% delle superfici agricole europee, oggi ha superato il 10% con punte superiori al 30% in Austria e Francia. In Italia, un terzo della superficie vitata segue la certificazione biologica

Nel secondo dopoguerra – quando la necessità era aumentare la produttività e ridurre i rischi – è stato normale affidarsi ad un diserbo sistemico, a fertilizzazioni spinte, a pesticidi ad ampio spettro e a solfitazioni massicce, così come sostituire varietà locali con vitigni più forti e più produttivi. Il risultato? Un paesaggio vitato omogeneizzato. 

Negli ultimi 50 anni, effettivamente, l’approccio enologico ha virato fortemente. “Il vino chimico è finito. Una frase provocatoria, spesso ripetuta nei circuiti artigianali e militanti, che però fotografa un cambiamento reale, oggi visibile in molte pratiche di vigna e di cantina”.

Il vino naturale

C’è stato un momento in cui l’enologia scientifica ha mostrato delle crepe, con esse si è insinuata la tendenza a pensare in maniera nuova ai vini. Non più concentrazione, alcolicità, legno, ma prodotti più leggeri, più sottili, più legati al territorio.

“Il movimento dei vini naturali nasce come rottura culturale rispetto al modello dominante degli anni Ottanta e Novanta. Una rottura duplice, che riguarda sia il modo di coltivare che il modo di vinificare. Da un lato il rifiuto della chimica di sintesi, dall’altro quello della standardizzazione stilistica”, sottolinea l’autore.

Cambiano i principi cardine, dunque, a favore di un ritorno ad un’agricoltura artigianale e ad un minimalismo enologico in cantina. Il libro di Roberto Frega è estremamente dettagliato: dagli enologi che hanno segnato il settore fino agli anni Ottanta, fino ai primi passi del movimento in Francia. 

“Il vino naturale è nato come gesto di libertà. Libertà dalla chimica, dai dogmi tecnologici, dai disciplinari rigidi. Ma soprattutto, libertà di tornare a una relazione diretta tra il vignaiolo, la vigna e il vino. Era un progetto agricolo prima che commerciale, culturale prima che estetico. Oggi, alla luce delle trasformazioni analizzate vale la pena chiedersi: questa libertà è ancora viva? O si è trasformata in una nuova forma di conformismo?”, così Roberto Frega accende il dibattito.

Il vino post naturale

Il vino post naturale

"Il movimento del vino naturale ha avuto un merito storico enorme: ha rimesso in discussione l'idea che il vino fosse soprattutto un prodotto di cantina. Ma col tempo si è trasformato anche in uno stile e in un'ideologia. Il punto oggi non è tornare indietro né radicalizzare quella posizione. Il passo successivo è spostare davvero l'attenzione sulla vigna, sull'agricoltura e sugli equilibri ecologici che rendono possibile un vino espressivo. È in questo senso che parlo di vino post-naturale."

Come in una presa di consapevolezza graduale le pagine si susseguono, raccontando del momento in cui un concetto innovativo ha perso la sua spinta, conducendo a nuovi orizzonti ed invitando gli addetti ai lavori a ripensare al valore del proprio lavoro. Sia che il vino naturale sia arrivato al capolinea o abbia ancora tanta strada davanti, il libro “Il vino post naturale” costringe ad una riflessione profonda.

 

Il vino post naturale
di Roberto Frega
Edizioni Ampelos – gennaio 2026
220 pagine

 

 

a cura di

Antonella Petitti

Giornalista, autrice e sommelier. Collabora con diverse testate, tra radio, web e carta stampata. Ama declinare la sua passione per il cibo e i viaggi senza dimenticare la sostenibilità. Sempre più “foodtrotter” è convinta che non v’è cibo senza territorio e viceversa.

Condividi