Quali sono le ambizioni dei ragazzi quando arrivano e quali speranze quando se ne vanno al termine del corso?
Marta: “Questa è una domanda molto bella! Parto col dire che spesso, i genitori che li rivedono dopo un po’ di tempo, quando vengono alla fine del percorso dicono che i loro figli sono cambiati, sono cresciuti, con l’orgoglio di vedere che sono diventati grandi. Entrano con aspettative da adolescenti, se vuoi, anche se hanno tutti più di 18 anni, ed escono con delle aspettative da adulti che hanno messo a terra il progetto di vita e il sogno e lo stanno concretizzando, per cui gli cambia la prospettiva sul futuro.
Diversi di loro arrivano che hanno anche scarse conoscenze del mondo della ristorazione e delle opportunità che ci sono e quindi partono con i nomi di professionisti che conoscono, solitamente con quelli che vedono in televisione. Alla fine del percorso, avendo conosciuto tanti mentor, tante realtà diverse, e avendo cominciato a operare anche se solo in via formativa nel settore, la loro aspettativa cambia, le loro necessità cambiano e quindi si vedono in posti che all’inizio nemmeno conoscevano. Quando arrivano i più ci dicono che vogliono andare all’estero: chi vuole andare in America, chi vuole andare in Francia, chi vuole andare in Spagna, ultimamente in Inghilterra (diventata la destinazione di tutti). Un mese prima che finisca il percorso facciamo compilare ai ragazzi una scheda in cui indicare quali sono le caratteristiche sulle quali si sentono più forti e quali sono i due o tre posti in cui si vedrebbero: quasi tutti sono in Italia. Per noi è un grande successo riscontrare questa attenzione sul nostro Paese e sulle necessità della nostra ristorazione e anche in posti non necessariamente stellati. Questo percorso cambia la loro prospettiva”.
Cosa hanno a disposizione i vostri allievi nel campus? Una persona che non si è mai calata all’interno di questa realtà, cosa deve immaginare?
Marta: Raccontarlo senza viverlo non è semplicissimo, non rende abbastanza l’idea. I ragazzi all’interno del campus hanno tutta la parte di vitto e alloggio, hanno le camere con il servizio di pulizia, il cambio biancheria, hanno mensa, pranzo e cena, hanno spazi comuni con una piccola cucina in cui possono ovviamente fare spaghettate notturne, tisane quando studiano, degustazioni non guidate. Devo dire che questo lo chiedono spesso, comprano dei prodotti e domandano al tutor di poterli degustare insieme fuori dall’orario di lezione. Questa curiosità di mordere, di assaggiare, di provare è una cosa molto bella che stiamo notando nei giovani. Hanno un counselor a disposizione, una persona con cui potersi confrontare anche per motivi personali, perché comunque stare quattro o sei mesi lontani da casa, lontani dagli amici con cui si è cresciuti e dagli spazi che si conoscono può, in alcuni momenti, essere un po’ più difficile. Hanno le divise, ovviamente, hanno tutto il materiale didattico. Una cosa che abbiamo fatto negli anni, e credo che sia stata veramente utile, è quella di coinvolgere nella direzione della scuola e nel tutoraggio gli ex studenti. Abbiamo studenti diplomati a Intrecci che hanno fatto il loro percorso professionale, che sono tornati e oggi lavorano qui; hanno vissuto Intrecci da studenti e quindi il confronto con quelli di oggi diventa più semplice, perché alcune dinamiche le hanno vissute sulla propria pelle. Abbiamo una direttrice, Chiara Riccardi, una ragazza che ha fatto il secondo anno a Intrecci, che è meravigliosa. Infine abbiamo il tutor, anche lui uno studente del settimo anno di Intrecci, che oggi segue i ragazzi nel loro percorso di studi, nelle attività scolastiche e organizza tutta la parte didattica dal punto di vista operativo. C’è il ristorante didattico, il luogo in cui loro fanno l’attività laboratoriale di sala durante la settimana, che è di lunedì e martedì, compreso il martedì sera. Man mano che si va avanti nel percorso aumentano le difficoltà e quindi si creano anche delle situazioni problematiche con i clienti, via via che loro evolvono dal punto di vista formativo si creano difficoltà aggiuntive in modo che loro si abituino a gestire l’imprevisto e il problema in sala. Inoltre ci sono ex studenti, che sono oggi docenti e quindi che insegnano sala o sommelier agli studenti, che stanno facendo ancora il loro percorso di carriera e vengono durante la settimana ad insegnare ai ragazzi. Una cosa importante è questa: noi abbiamo sempre pensato che, pur essendo una scuola privata e quindi con una quota accademica per accedervi, quella quota non dovesse essere un freno per chi non può permettersi un percorso formativo. E quindi abbiamo fin dall’inizio fatto delle convenzioni, in particolare con Intesa Sanpaolo, che permettono ai ragazzi di accedere all’accademia. Banca Intesa finanzia per intero la quota scolastica più una parte, in modo che i ragazzi abbiano anche ulteriore disponibilità economica da poter gestire, per comprarsi l’iPad piuttosto che per vivere a Castiglione, per non pesare completamente sulle famiglie, anche per la parte che non è fornita direttamente da Intrecci. Ed è un finanziamento a un tasso estremamente agevolato che non richiede allo studente o alla famiglia alcuna garanzia perché Intrecci garantisce per lo studente. Quindi Intrecci ogni anno accantona, a favore di Banca Intesa, una quota a garanzia dei finanziamenti erogati, che possono essere poi rimborsati in 30 anni con quote che vanno intorno a €60 al mese e cominciano il rimborso 18 mesi dopo l’erogazione, quindi quando già sono nel mondo del lavoro da almeno sei mesi. Questa tipologia di finanziamento è molto vantaggiosa e, in questo modo, non si preclude la possibilità di formarsi a nessuno. Era questo l’intento. Oltre ad avere anche tutto un sistema di borse di studio, grazie alle aziende partner che, sulla base del merito, poi ci aiutano a sostenere i percorsi degli studenti”.
Immagino che ogni vostro studente abbia pressoché garantito il lavoro quando termina il corso…
Marta: “Non solo, non ha garantito solo il lavoro. Ha garantita la possibilità di scegliere, che è ancora di più. Al di là del fatto che tutti i ragazzi, praticamente prima che finiscano lo stage, hanno già ricevuto diverse proposte di lavoro dalle strutture che collaborano con noi e non solo. Ma proprio per questo, ricevendo tante richieste, hanno la possibilità di scegliere. E devo dire che a 20 anni avere la possibilità di scegliere dove lavorare è un’opportunità pazzesca. In più noi abbiamo un sistema interno per cui tutte le realtà che ci mandano richieste di personale o comunque ci mandano delle richieste lavorative, noi le mettiamo all’interno di una chat che raccoglie ad oggi circa 200 studenti tutti diplomati e quindi facciamo da tramite per veicolare le richieste della ristorazione o delle aziende, come vi dicevo prima, ai nostri ragazzi. Li mettiamo in contatto con le realtà a cui sono interessati per i loro colloqui di lavoro. Li supportiamo anche nel processo successivo, per sempre, lo facciamo anche con i ragazzi del primo anno ancora, come dicevo. Quindi è un servizio aggiuntivo che a noi non costa niente, ma ci aiuta poi a tenere anche monitorato il percorso dei ragazzi che si sono diplomati”.