Massimo Tremea, patron e chef di Agriturismo Bon Tajer a Lentiai (BL)
La storia professionale di Massimo Tremea è di quelle che lasciano un buon sapore in testa; fedele scudiero dello chef Corrado Fasolato, lo segue da La Siriola in Val Badia fino a Venezia, al ristorante dell’Hotel Metropol con due stelle Michelin. Il loro sodalizio si interrompe quando entrambi sentono fortissimo il richiamo della natura. Fasolato aprirà, nei boschi sopra Schio (VI), il suo Spinechile; Massimo torna alle origini, a casa sua, prendendo in mano la gestione dell’agriturismo ai piedi del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi.
Ed è in quel momento che la sua cucina si fa portatrice e a servizio delle materie prime, e non, come accade spesso, il contrario. Una scelta che lo porta a realizzare menu dove il racconto delle tradizioni antiche – ormai quasi dimenticate – della raccolta delle erbe e delle radici, con un’attenzione rigorosa all’alternarsi delle stagioni e alla diversità dei prodotti che la terra offre, diventa il suo tratto distintivo.
“In questo territorio è molto interessante l’utilizzo delle spezie, un’abitudine antica che si rifà alla preparazione dei salumi che contraddistingue molto la nostra tradizione gastronomica. – mi racconta Massimo – Con il passare del tempo le spezie sono diventate parte integrante ed essenziale della mia cucina. Su queste montagne l’usanza dei chiodi di garofano nelle carni è ampiamente diffusa, ma io ho un approccio diverso: la spezia deve servire a enfatizzare e non coprire la materia prima. Nella nostra cucina utilizziamo erbe e radici che raccogliamo direttamente. In primavera, ad esempio, produciamo un curry, che chiamiamo curry alpino, con base curcuma e tutte le spezie locali: chiodi di garofano, erbe aromatiche, bacca di ginepro, timo serpillo. Serve per accompagnare un fiore, la primula selvatica che viene pastellata e fritta”.
La raccolta delle erbe viene fatta, per quelle più rare e complesse, da due raccoglitori professionisti, giovani del posto che catalogano le specie locali, mentre per quelle conosciute ci pensa direttamente Massimo.
“Lo scorso anno ho impiantato un ginepraio per coltivarci direttamente le bacche” confida Massimo. “La spezia la considero una carta bianca per la sua versatilità: in pasticceria, quest’anno, sto pensando a un bignè con gel di cumino, fiori d’arancio e lo finiamo con una mousse di pere e tè verde che, in realtà, è un infuso di erbe, tra cui l’erica selvatica che ricorda il tè verde”.