Italia, Open to Meraviglia?
Mi permetto una cosa insolita: parafrasare un articolo di Martina Manescalchi (che cura la rubrica ospitalità in questa rivista), uscito su LinkedIn in agosto. Il titolo è Riflessioni notturne sulla banalità del male che affligge il nostrano turismo [più o meno di massa].
Alla domanda che mi sono posta - come è andata l’estate per l’ospitalità italiana? - ho trovato risposta per filo e per segno nelle riflessioni della collega. La prima considerazione che approvo riguarda i dati: ce ne sono pochi e mal letti.
Nell’uscita di settembre abbiamo tentato di tessere le fila raccogliendo, da alcuni distributori alimentari collocati in varie zone d’Italia, i numeri della stagione appena trascorsa. Se confrontarsi con il settore è la via più efficace, nel settore dell’accoglienza il confronto diretto, quest’anno, ci porta a un casale fatiscente con su scritto ‘estate 2023? nulla di esaltante’.
Di cos’è e di chi è la colpa? Si chiedono molti imprenditori italiani. Il problema di fondo andrebbe ricercato in casa, non fuori. Quindi lasciamo per un attimo all’angolo caro prezzi e variabili di ogni natura, perché alla radice c’è davvero tanto altro.
“Il problema è la destinazione Italia - Open to Meraviglia che però sembra non meravigliare più nessuno. Città d’arte ridotte a mangiatoie e a location per i selfie di sedicenti influencer, località balneari rimaste ferme a cinquant’anni fa, territori bellissimi ma difficili da raggiungere, siti termali senza le terme, montagne dove non nevica più, luoghi stupendi da scoprire ma promossi poco e male [e per questo non li scopre, infatti, nessuno]” scrive Martina Manescalchi.
A questa lista vanno aggiunte: l’offerta alberghiera scarsa/obsoleta, l’inefficienza dei servizi (treni, taxi, transfer, aeroporti, compagnie aeree, praticamente su tutti i fronti), e tutte quelle voci moderne, imprescindibili per un’ospitalità che vuole essere all’avanguardia e appetibile, ossia la digitalizzazione, l’inclusione, la sostenibilità, l’accessibilità. Le ragioni per cui tantissimi italiani hanno scelto di trascorrere le ferie estive all’estero, e per cui tanti stranieri hanno rinunciato al viaggio nel nostro Paese, non sono dunque attribuibili a un’estate anomala, a un’annata un po’ così come la definiscono alcuni, ma a motivazioni ben più radicate, che se troveranno risposte efficienti, concrete, condizioneranno anche le stagioni a venire.