Italo Calvino, cartografo dei labirinti dell’animo umano, è il risultato di un innesto unico: il rigore della scienza, respirato in famiglia sin dall’infanzia, e la libertà anarchica dell’immaginazione.
Nato nel 1923 a Santiago de las Vegas, a Cuba, Calvino crebbe sotto l’influenza di due genitori dalla forte personalità e scientificamente rigorosi. Il padre, Mario, era un agronomo sanremese che dirigeva una stazione sperimentale sull’isola, mentre la madre, botanica di origini sassaresi, era una donna forte e analitica. Italo fu l’unico letterato in una famiglia di scienziati, sentendosi una “pecora nera”, ereditando dai genitori una sorta di disciplina intellettuale che applicò al testo letterario.
Il paesaggio ligure di San Remo, dove la famiglia si trasferì, divenne il suo primo laboratorio antropologico. Qui, il contrasto tra l’austerità domestica dei Calvino e il cosmopolitismo decadente della città, popolata ai tempi da vecchi granduchi russi e ricchi turisti internazionali, definì la sua curiosità per le differenze sociali e culturali. Fu, poi, la sua militanza partigiana nelle Brigate Garibaldi durante la Resistenza a spingere Calvino verso l’impegno civile e politico.
Il dopoguerra torinese, segnato dall’ingresso nella casa editrice Einaudi e dalla profonda amicizia con Cesare Pavese, consolidò la sua figura di intellettuale impegnato. La svolta cruciale avvenne nel 1957 quando, all’indomani dei tragici fatti d’Ungheria, Calvino rassegnò le dimissioni dal PCI. Questo strappo fu l’avvio di una ricerca letteraria più cosmopolita e complessa, diretta verso un’analisi profonda delle contraddizioni del boom economico. Al centro pose l’uomo moderno e le sue difficoltà, raccontando le dinamiche di potere e le stratificazioni della società capitalistica attraverso i gesti più semplici, la quotidianità e i sapori più amari, aiutato dal suo caratteristico stile, per così dire, fantasy-allegorico-umoristico.
Questa evoluzione passerà tra Parigi dove visse vent’anni e Roma per terminare, troppo presto, nel 1985, in vacanza, a causa di una emorragia cerebrale, mentre stava lavorando alle Lezioni Americane, un ciclo di conferenze che avrebbe dovuto tenere quell’anno ad Harvard, ma che usciranno solo postume.