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Justus von Liebig: il pioniere dell’industria alimentare

12/03/2026

Justus von Liebig: il pioniere dell’industria alimentare

Uno scienziato e un divulgatore geniale, ben oltre l’estratto di carne

Justus von Liebig è, senza ombra di dubbio, una delle figure più emblematiche del XIX secolo, in un mix di intelligenza vivacissima, entusiasmo e, forse, un pizzico di follia. Non fu, infatti, un semplice scienziato, ma l’artefice di una trasformazione che portò la chimica al rango di scienza esatta. La sua invenzione più nota, quella dell’estratto di carne, fu, in realtà, una delle sue tante scoperte e non la più importante.

Nacque a Darmstadt nel 1803 e crebbe nel retrobottega della drogheria paterna, affascinato dagli scoppi dei fulminati d’argento e di mercurio dei ciarlatani alle fiere di paese che imparò a sintetizzare da autodidatta, leggendo i libri di chimica della biblioteca del Granduca Luigi I d'Assia. Sin da piccolo li preferiva ai noiosi volumi di lingue antiche e ‘morte’ del liceo. La sua dimestichezza con gli esplosivi crebbe così tanto da essere espulso dal suo Gymnasium per una deflagrazione accidentale. Lo stesso accadde durante il suo apprendistato in una farmacia a Heppenheim, iniziato a soli 14 anni, a causa di un violento scoppio nel laboratorio della spezieria. Non era fatto per le costrizioni da studente e nemmeno da farmacista. 

Grazie a una borsa di studio ottenuta dal Granduca, dopo un breve e turbolento passaggio all'Università di Bonn e di Erlangen, dove ottenne il dottorato nel 1822 a soli 19 anni, Liebig si trasferì a Parigi, al tempo il luogo più affascinante del mondo, anche dal punto di vista intellettuale. Qui ebbe la fortuna di studiare, tra gli altri, con Joseph-Louis Gay-Lussac, grande chimico, e fu ammesso nel suo laboratorio privato grazie alla segnalazione di Alexander von Humboldt, che rimase folgorato, è il caso di dirlo, da una presentazione di Liebig sui fulminati presso l'Académie des Sciences. 

L’accademico Liebig
L’ambiente intellettualmente vivace della Francia, gli incontri con altri noti chimici e l’approccio scientifico di Gay-Lussac trasformarono l’irruente autodidatta in uno scienziato meticoloso, interessato alla chimica come “strumento per la vita pratica”. Grazie ad Humboldt e al Granduca venne nominato professore straordinario a Giessen in Germania nel 1824, a soli 21 anni. 

Non fu facile, all’inizio, vista la sua mente aperta e brillante, ma in questo ambiente vetusto mise le basi della chimica moderna, trasformando l’università in un centro di ricerca internazionale con studenti appassionati provenienti da mezza Europa, che vivevano all’interno di una sorta di comune. Pubblicò una celebre rivista Annalen der Chemie und Pharmacie all’interno della quale venivano pubblicate le sue nuove scoperte e quelle dei suoi studenti. Nel 1831, Liebig offrì alla chimica il suo strumento più iconico: il Kaliapparat, una sorta di bilancia millimetrica che permise di determinare la formula bruta di migliaia di composti. Sviluppò poi la ‘Teoria dei Radicali’, identificando gruppi di atomi (come il benzoile) che rimanevano integri durante le reazioni, antenati dei moderni gruppi funzionali.

Justus von LiebigJustus von Liebig

L’ecologo Liebig

Verso il 1840, Liebig teorizzò la ‘Legge del minimo’ nel suo testo Die organische Chemie in ihrer Anwendung auf Agricultur und Physiologie, un principio scientifico che ha spostato l’attenzione dei coltivatori dalla quantità totale di concime alla specifica carenza dei singoli nutrienti. Secondo questa legge, la crescita di una pianta non è determinata dalla disponibilità totale di risorse, ma dall'elemento nutritivo che è presente in quantità minima rispetto al fabbisogno della pianta stessa. Questo elemento viene definito ‘fattore limitante’, poiché la sua scarsità impedisce alla pianta di trarre beneficio dagli altri nutrienti, anche se presenti in abbondanza. 

Liebig dimostrò che i vegetali assorbono dall'ambiente sostanze inorganiche come l’anidride carbonica dall’aria e i sali minerali (nitrati e fosfati) dal terreno. Questo portò all’invenzione dei concimi artificiali e alla solubilizzazione dei fosfati, ma anche, dopo vari esperimenti disastrosi, alla filosofia dell'ecologia: Liebig identificò la biosfera come un sistema organizzato dove l’interazione tra respirazione animale e nutrizione vegetale fosse un meccanismo di auto-stabilizzazione del pianeta. 

Alla fine della sua vita confessò di aver “peccato contro la saggezza del Creatore” credendo di poter migliorare un anello della catena della vita senza comprenderne la complessità biologica. Riconobbe che il suolo non era un mero supporto meccanico, ma un apparato di purificazione e vita. Fu un pioniere capace di anticipare concetti fondamentali dell'ecologia e della biochimica, legando indissolubilmente la ricerca pura al progresso sociale.

L’uomo di marketing Liebig

La figura di Liebig come scienziato pubblico trovò la sua massima espressione nell'invenzione dell'estratto di carne (1842). In un’Europa dove la carne era un lusso inarrivabile per il proletariato urbano e le classi povere morivano di malnutrizione, Liebig scoprì che elementi particolarmente nutrienti della carne nel corso della bollitura si trasferivano all’acqua, il brodo, e che facendolo restringere si potesse ottenere un concentrato che sciolto nell’acqua permettesse, poi, di ricreare il brodo.

Nel 1844 nel suo libro, Lettere di chimica (Chemische Briefe), descrisse il procedimento per ottenere l’estratto di carne. Contemporaneamente, in Sud America (Uruguay e Brasile), milioni di bovini venivano abbattuti esclusivamente per le pelli, lasciando marcire tonnellate di carne per l’impossibilità di trasportarla senza refrigerazione. L’incontro con l’ingegnere Georg Christian Giebert, che aveva letto il suo libro, portò alla fondazione della Liebig Extract of Meat Company (LEMCO) nel 1865. 

La produzione industriale a Fray Bentos, in Uruguay, divenne un modello di efficienza. Liebig non si limitò a fornire la formula (un concentrato ottenuto per evaporazione del brodo), ma divenne il garante della qualità. Quando in Inghilterra un tribunale stabilì che Liebig’s Extract era un termine generico e non tutelabile, l’azienda rispose con un’operazione di branding senza precedenti, adottando il marchio LEMCO e la firma autografa di Liebig in blu su ogni vasetto. 

La LEMCO non rivoluzionò solo la dieta mondiale, ma anche il marketing educativo. Dal 1872 al 1975, l’azienda distribuì le celebri figurine Liebig. L’idea era già nata in Francia verso la fine del XIX secolo, dove si stava diffondendo l'abitudine di regalare piccoli gadget per incentivare le vendite. Queste stampe a 12 colori, di altissima qualità grafica, dettagliatissime e organizzate in serie tematiche (vita di Liebig ma anche storia, scienze, esplorazioni), emesse in serie di sei pezzi ciascuna, trasformarono un prodotto alimentare in un veicolo di alfabetizzazione scientifica e culturale per milioni di famiglie europee. 

Liebig aveva capito che per cambiare la società non bastava il laboratorio; serviva l'industria e la comunicazione di massa. 

Per supportare la diffusione globale della multinazionale, le figurine venivano stampate in moltissime lingue. L’azienda ne incoraggiava la conservazione vendendo appositi album di raccolta (guard books), che permettevano di catalogare le serie per argomento. 

Alle figurine vennero associati anche menu pubblicitari, dei bellissimi cartoncini di diverse serie nati a fine Ottocento come strumenti di marketing per promuovere prodotti alimentari, come quelli Liebig. Il fronte era intonso per permettere ai ristoranti di scrivere a mano il loro menu, mentre sul retro vi era materiale pubblicitario dell’azienda.

Attorno al 1880 Carl Heinrich Knorr, grazie alle scoperte di Liebig, scoprì la disidratazione delle verdure, mentre nel 1908 vi fu la nascita del cubetto, il ‘dado’, grazie all’industriale svizzero Julius Maggi.

L’eredità
Gli ultimi anni di Liebig a Monaco, dove si trasferì nel 1852 su invito del re di Baviera, furono segnati da una crescente riflessione filosofica. Sebbene continuasse a stupire la corte con esperimenti spettacolari come il celebre ‘Cane che abbaia” (Barking Dog), un’esplosione di ossido di azoto e disolfuro di carbonio che in un’occasione ferì lievemente la Regina Therese e il Principe Luitpold, la sua mente era rivolta all’eredità spirituale della scienza.

Morì nel 1873 lasciando in eredità alcune scoperte come un metodo sicuro per produrre specchi utilizzando l’argento invece del mercurio tossico, mentre altre vennero portate avanti da molti dei suoi ex-studenti: fu il suo allievo americano Eben Norton Horsford a riformulare l'invenzione di Liebig sul lievito artificiale e a produrla su scala industriale, diventando milionario. August Wilhelm von Hofmann ha creato l'industria delle tinture sintetiche mentre Friedrich August Kekulé ha svelato la struttura del benzene. Ascanio Sobrero, l’unico suo allievo italiano, ha scoperto la nitroglicerina. 

Ben oltre il dado, se la chimica è oggi la “scienza del quotidiano”, lo dobbiamo anche a quell’esuberante bambino amante delle esplosioni. 

Justus von Liebig: il pioniere dell’industria alimentare
a cura di

Alessia Cipolla

Architetto, food designer e storica della tavola, ha fondato nel 2009 La Costruzione del Gusto, un gruppo multidisciplinare che realizza architetture e design per il mondo del gusto e con gusto. Cura e organizza “Note di pranzi - I menu nella storia”, una mostra itinerante che espone una tra le più importanti collezioni private italiane di menu storici.

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