La cucina basca
La sua era un’intuizione quasi sociologica, che anticipava gli studi moderni sul cibo, identificando la frammentazione culturale come la vera essenza della ricchezza gastronomica del paese, in contrasto con l’apparente omogeneità di Inghilterra, Germania o Francia.
L’unica eccezione riconosciuta era la cucina della sua regione, i Paesi Baschi, che riteneva avessero raggiunto un grado di raffinatezza difficilmente superabile. A riprova della sua convinzione, citava il bacalao a la vizcaína ( baccalà con salsa a base di peperoni rossi, agli, cipolla e peperoncino) come l’unico piatto ispanico ammesso nei transatlantici.
Alla cucina basca dedicò il libro Platos Escogidos de la Cocina Vasca (1935) con circa duecento piatti tradizionali locali, lodando l’“arte squisita della cucina basca”. Fu in questo libro che pubblicò per la prima volta la ricetta del Bacalao al Club-Ranero, uno dei mitici club gastronomici (txokos) di Bilbao, e la celebre ricetta Pollo al batzoki , pollo cucinato con una salsa a base di peperoni rossi e cipolle, che prendeva a riferimento i batzoki (centri comunitari del Partito Nazionalista Basco) come espressione del suo impegno politico-culturale.
Scrisse anche un testo interessante di Historia de la Gastronomía (1943) frutto delle sue due grandi passioni, la storia e la gastronomia e della sua vivace curiosità intellettuale: María Mestayer compose questo testo come un “leggero abbozzo” (ligero esbozo), ricco di aneddoti, raccontando l’evoluzione della cucina, l’importanza degli alimenti importati dall’America (patate, pomodori, pimenti, cacao) e dall’Asia.
L’eredità della Marquesa de Parabere
I suoi nipoti conservano la sua migliore eredità: 20.000 fogli scritti di suo pugno.
Le sue ricette classiche hanno fornito le basi che le nuove generazioni di cuochi hanno potuto rielaborare e innovare grazie alla sua fondamentale documentazione, creata in un periodo di scarsità bibliografica per l’alta cucina borghese in Spagna. Non solo guardò al passato, ma anche al futuro, lavorando a una Grande Enciclopedia Culinaria in dodici volumi, di cui ne completò solo cinque prima della morte.
La sua visione del futuro era profetica: aveva già previsto che la cucina sarebbe stata “individuale” e “scientifica”, che gli chef sarebbero stati chimici e le cucine laboratori, in risposta al ritmo frenetico della vita moderna.
Una donna e una professionista da non dimenticare.