Quella sana incoscienza
Aveva 23 anni Andrea Rossi, che oggi ne ha 42, quando insieme a suo fratello Roberto allora ventunenne, ha deciso di rilevare una piccola locanda semisconosciuta nel borgo di Castelvetro di Modena, fino a quel momento funzionale a una multinazionale della zona. C’era poco da porsi in continuità con la gestione precedente: occorreva partire da zero. Dalla loro, questi fratelli, avevano un bel dinamismo che li aveva accompagnati durante gli studi in diverse stagioni estive anche all’estero, Andrea come cameriere e Roberto, che aveva fatto l’alberghiero, in cucina. E ora, che uno stava studiando Scienze della comunicazione e marketing e l’altro lavorava come cuoco presso una trattoria della zona, c’era il forte desiderio di iniziare a concretizzare qualcosa. D’altro canto questo era l’esempio che sempre hanno raccolto in famiglia, dove non si sta ad aspettare che il lavoro arrivi. Il nonno materno, prigioniero di guerra, era stato uno dei primi imprenditori agricoli della zona, dando un futuro alla sua famiglia.
Di fatto, Andrea lo dice ancora oggi: “il nostro è stato un atto di incoscienza. Non ci rendevamo conto di cosa significasse gestire un’azienda però abbiamo fatto due calcoli: io avrei potuto occuparmi delle sei camere della locanda e della sala del ristorante, mio fratello sarebbe riuscito a mettere a tavola 14/16 persone a servizio. Così ci siamo buttati. ‘Cominciamo a metterci alla prova, a vedere cosa sappiamo fare’ ci siamo detti”.