La cucina indonesiana-olandese, spesso abbreviata come Indo, è nata in seguito alla colonizzazione dell’Indonesia da parte dei Paesi Bassi a partire dal 1602, quando fu fondata la compagnia olandese delle indie orientali (VOC), una organizzazione commerciale attiva nel sudest asiatico, a cui il governo garantì il monopolio delle operazioni commerciali della zona. Dopo l’epoca d’oro del Portogallo, infatti, nel XVII secolo il testimone come forza colonizzatrice più rilevante del mondo passò ai nederlandesi, che arrivarono a possedere colonie situate pressoché ovunque, dal Nordamerica dove nel 1626 venne fondata una città col nome di Nuova Amsterdam (poi diventata New York) all’Asia, dove i possedimenti dell’impero si estendevano tra le isole di Giava, Sumatra, l’arcipelago delle Molucche, una parte del Borneo, e altre isole minori. Questi territori rappresentavano un ruolo strategico per via della produzione di spezie, uno dei beni più contesi al tempo, che qui venivano raccolte per rifornire le cucine di tutto il mondo. Tra le più coltivate vi erano la noce moscata, il macis, chiodi di garofano e il pepe.
Inizialmente, per l’Indonesia passavano solamente coloni uomini, principalmente funzionari, per via del lungo viaggio che bisognava affrontare circumnavigando tutta l’Africa per arrivare a destinazione. Quando, grazie all’apertura del canale di Suez, il viaggio tra Paesi Bassi e Indonesia si accorciò notevolmente, anche le mogli dei funzionari iniziarono a visitare le colonie, affidandosi a cuochi locali per preparare pasti sontuosi e per lo più autoctoni. Fu così che, a poco a poco, i piatti indonesiani entrarono nella quotidianità dei coloni olandesi, fino a che quest’ultimi non ne adottarono alcune usanze, ibridandole con la cultura olandese. È in questo modo che nacque il Rijsttafel.