Ma lavorate ancora in fabbrica? Come riuscite a conciliare tutto questo?
“Grazie a una buona organizzazione e al coinvolgimento delle persone che lavorano per noi alla Valanza. Siamo in sette, compresi noi due, un pizzaiolo, due ragazze in sala, uno addetto all’asporto. Si, siamo ancora in fabbrica, alle 17 smontiamo e veniamo in pizzeria dove i panetti di pizza sono stati fatti la sera prima, le pulizie pure, il forno è già programmato e si attiva da solo, noi dobbiamo solo aprire. Siamo ancora in fabbrica. – racconta Nicola – perché mi ha dato tanto, ho imparato tutto tra quelle mura e ci dispiace lasciarla. In secondo luogo – è Francesco a parlare – non vogliamo correre il rischio di fare un passo azzardato. Se funzionerà, come speriamo e crediamo, faremo una scelta definitiva”.
In cosa differisce il gusto delle vostre pizze?
“Nella scelta delle materie prime che devono essere sempre eccellenti. Abbiamo scartato cose tipo funghi trifolati sostituendoli con i funghi porcini, le olive sono solo taggiasche, la farina è quella con cui sono cresciuto e ho imparato a fare le pizze: quella di Molino Perteghella che, a differenza di molta altre, ti obbliga a pensare quale deve essere il suo miglior utilizzo e non è cosa da poco dal momento che, in questo modo, ti crea una forte identità”.
Come sono stati i primi giorni di apertura?
“Se continua così è un bel casino. Sempre pieni, di gente curiosa e soddisfatta, visto che, nella stragrande maggioranza dei casi, sono già tornati una seconda e terza volta dal 20 marzo, giorno dell’inaugurazione. Molto ha fatto l’ambiente che abbiamo creato e la comunicazione efficace che abbiamo affidato a un’agenzia di marketing che conosciamo da tempo e alla quale ci lega un rapporto di amicizia. Gli spazi li abbiamo creati noi due, lavorando dall’autunno scorso ogni sera e ogni weekend qui dentro. Come ti sembra il risultato?”
La Valanza è una bella pizzeria, luminosa e pulitissima, i tavoli sono distanziati il giusto, l’ambiente, lo si capisce appena entri, è stato pensato con l’obiettivo di tenere a tavola gli ospiti, di far trascorrere una serata piacevole.
Oltre a questo avete altri sogni e obiettivi?
“Ne abbiamo uno importante. Se questa pizzeria avrà successo ne vogliamo aprire un’altra al mare”.
Obiettivo ambizioso direi. Dovreste trovare personale attento a cui affidare la gestione di Cavriago, licenziarvi dalla fabbrica…
“Ne siamo perfettamente consapevoli. Quando, poco fa, abbiamo parlato del coinvolgimento attivo del personale è perché siamo convinti che solo in quel modo può andare avanti, oggi, un progetto di pizzeria e di ristorazione. Infatti, tra i nostri dipendenti, si è già fatto avanti uno di loro che ha chiesto di entrare in società. Per quanto riguarda il licenziamento dalla fabbrica sappiamo che dovrà avvenire comunque, se la Valanza di Cavriago avrà successo”.
Quello stesso che auguriamo a Francesco e a Nicola perché si vede chiaramente che, per loro, il cuore ha preso sopravvento sui soldi.