Aprire contro ogni pronostico
Se aprire un’attività di ristorazione in passato non era semplice, oggi suona come un’impresa da titani. Per questa volta però, non ci concentreremo sui dati, ma sulla consapevolezza che un condizionamento negativo arriva spesso dall’esterno, proprio da chi, invece, dovrebbe incoraggiare, direzionare, consigliare… non demolire.
Ci è sembrato esemplare il racconto di Guia e Simone, del Piccolo Ristorante di Sarzana in provincia della Spezia.
“Quando abbiamo deciso di aprire il ristorante non abbiamo recepito ottimismo attorno a noi, tutt’altro. Eravamo terrorizzati. Ci sentivamo scoraggiati dalle istituzioni e in balia di una negatività diffusa. Ma siamo andati avanti, sentivamo l’esigenza e il desiderio di aprire; io per potermi esprimere in cucina, Simone per mettere in pratica la sua idea di accoglienza, scegliere quali vini acquistare, come gestirli” ci racconta Guia, che oggi ha 27 anni e il trasporto per questo settore lo avverte sin da bambina.
Da dove proveniva tanta negatività? Guia e Simone non avevano fatto i conti senza l’oste, ovvero non erano intenzionati ad aprire un locale sproporzionato alle loro possibilità. Avevano già abbozzato un metodo che poteva funzionare: un ristorante di piccole dimensioni, 20 coperti in tutto, in cui lui è in sala e lei in cucina, non c’è nessun altro dipendente e nessuna prospettiva di ampliare, solo la voglia di fare bene le cose, un poco per volta.
Nel piccolo c'è l’infinito, c’è scritto nel loro sito web; parole che hanno subito catturato la nostra attenzione. Ci hanno spiegato cosa intendono dire.
“A un certo punto volevamo dimostrare di potercela fare. Far funzionare un locale, o un’altra attività, non è per forza una questione d’età matura”.
Hanno aperto da quasi un anno e i risultati ci sono, nei piatti che tornano vuoti in cucina, nell’afflusso eterogeneo di persone che prenotano, nel consenso e nell’interesse che sta riscuotendo il Piccolo Ristorante di Sarzana.
“Abbiamo deciso da subito di abolire la carta e proporre solo un menu degustazione a prezzo fisso, garantendo ai clienti rispetto della stagionalità e piatti che cambiano frequentemente. Il menu fisso era una delle decisioni che più ci venivano contestate ma il pubblico ha capito e accolto. Dal punto di vista gestionale ci aiuta tantissimo”.
Il loro è un sogno di giuste dimensioni, scritto con misura e intelligenza. Fattibile. Lo sono anche tanti altri, come quello di Davide Pellegrino e Giulia Zantomio, o di Rocco Tosatto, altri tre giovani imprenditori di cui vi parleremo tra qualche riga. Non ci sono aspirazioni lunari e megalomanie. Solo voglia di stare bene facendo con cura il proprio lavoro.