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L’acqua che non c’è

29/03/2023

L’acqua che non c’è

Potremmo parlarvi di nuovi packaging di bottiglie, di erogatori speciali d’acqua, di piatti o prodotti da forno a base acqua che strizzano l’occhio a stili alimentari leggeri e salutari. 

Invece ci preme trattare questo tema - la scarsità d’acqua - con il tono dell’urgenza e della responsabilità, consapevoli che riguardi davvero tutti.

L’acqua che non c’è

Lo spreco in Italia

Nel 1992 le Nazioni Unite hanno indetto per il 22 Marzo di ogni anno la Giornata Mondiale dell’Acqua. C’è da domandarsi quanto di questa giornata sia diventata reale sensibilizzazione per ridurre lo spreco e gestire in modo più consono le risorse idriche. Se guardiamo l’Italia la risposta è piuttosto evidente: è servita a poco o nulla. 

Siamo d’accordo sul fatto che un giorno su 365 abbia solo una valenza simbolica, ma a quanto pare neppure inopinabili evidenze ci spingono ad agire. Vedere il Po ai minimi storici già nei primi mesi dell’anno, i terreni crepati e secchi a metà marzo, o le autobotti che raggiungono alcuni comuni per garantire l’acqua potabile, e leggere che tre milioni di italiani rischiano il razionamento, dovrebbe bastare per generare azioni convinte e drastiche, sul fronte individuale e collettivo. Per non parlare della situazione dei ghiacciai. E invece no.

L’Italia è fortunata, è tra i Paesi con più risorse idriche. Ma l’abbondanza spesso fa rima con incuranza. 

Ne sprechiamo infatti tanta, tantissima. 

“Con quella sprecata in Italia disseteremmo 43 milioni di persone” si legge sulle prime pagine de La Repubblica, nell’articolo di Elena Disi dedicato allo spreco d’acqua, uscito proprio in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua.

Abbiamo i consumi d’acqua più alti d’Europa, con un numero impressionante: 422 litri di acqua potabile erogati al giorno per abitante. Metà dell’acqua che scorre nelle nostre tubature non arriva nei nostri rubinetti e questo certo, direte, non è un’area di intervento su cui abbiamo potere.

Lo spreco domestico, le scelte alimentari, il recupero dell’acqua in cucina e in agricoltura però sì, sono aree in cui possiamo agire direttamente. 

Acuiamo lo sguardo

Il primo passo è rendersi conto di ciò che sta accadendo. Oltre a guardare fuori, ad ascoltare i gridi d’aiuto della natura, bisogna informarsi da fonti serie, autorevoli, come il libro Inverno Liquido. La crisi climatica, le terre alte e la fine della stagione dello sci di massa. Una pubblicazione, edita da Maurizio Dematteis e Michele Nardelli, che sta facendo il giro d’Italia per sensibilizzare le persone. Tutte le persone. Abbiamo sentito proprio Michele Nardelli.

“Parliamo ogni giorno di siccità ma non abbiamo idea che sta avvenendo uno stravolgimento dell’allineamento tra tempi storici e biologici, di equilibri raggiunti in migliaia di anni. Di questo passo entro il 2050 scompariranno i ghiacciai alpini, la Marmolada si stima anche prima. Questi scenari comportano la messa in discussione dei sistemi economici, agricoli, della vita stessa. Non è un evento lontano, è vicino nel tempo e nello spazio. Dobbiamo cambiare il modello di sviluppo e lo stile di vita - ci dice subito - “C’è un cambio paradigma: la nostra società doveva abituarsi da tempo alla cultura del limite, nulla è infinito… né le risorse, né noi”.

Michele NardelliMichele Nardelli

Dove bisogna intervenire? 

Ovunque. Dall’agricoltura (che in parte si sta già affidando a nuove tecnologie, ma dovrebbe anche coltivare specie che richiedano meno acqua) all’industria, dagli allevamenti alla ristorazione, dal luogo di lavoro alla propria casa. 

L’acqua che non c’è nella ristorazione

Immaginatevi, se avete un ristorante, un giorno di accendere le luci del vostro locale, di andare in cucina o dietro al bancone, di aprire i rubinetti e di non avere una goccia d’acqua che esce. Cosa fareste? 

C’è già a chi potrebbe capitare, anzi capita in ogni stagione.

Non potevamo che coinvolgere Paolo Betti, titolare e cuoco del Rifugio Maranza

Si tratta di un rifugio, situato a 1075 metri d’altezza nei pressi di Trento, che si affida ai principi del cibo buono, pulito e giusto… ma anche sull’acqua persegue scelte di gestione coscienziose, utilizzandola con parsimonia e attenzione.

“È quando ti manca una risorsa che ti accorgi del suo valore. Aprire un rubinetto con un getto regolare e continuo - a poco prezzo, aggiungiamo noi, visto che siamo i meno cari d’Europa - non ti fa rendere conto dell’importanza dell’acqua” ci dice Paolo.

“Noi ci avvaliamo di una sorgente privata e di contenitori per l’acqua piovana. Ogni anno il tempo di disponibilità dell’acqua si accorcia a causa della siccità, dell’assenza di nevicate e piogge. Non è una notizia che leggo sui giornali, lo vedo nella mia attività. Sono seriamente preoccupato per come si prospetta il futuro e senza la sensibilizzazione ma soprattutto l’azione delle persone non andiamo da nessuna parte. Ora stiamo lavorando a delle campagne con Slow Food proprio per far capire che si tratta di un’emergenza che interessa tutti e in cui tutti hanno il loro peso”.

Paolo BettiPaolo Betti

Dove c’è scarsità c’è più inventiva.
Paolo ci racconta come gestisce l’acqua in cucina.
“La utilizziamo fino all’ultima goccia e fino a dove possibile. L’acqua del bollitore la utilizziamo per la concimazione, l’acqua del roner la riutilizziamo, prediligiamo le cotture a vapore perché ci permettono di contenere il consumo. Chi cucina ha una grandissima responsabilità perché tratta modesti volumi d’acqua, ma anche le persone nelle abitudini giornaliere devono attuare un cambio drastico. Lo sciacquone del bagno, il lavaggio degli utensili da cucina, l’igiene personale: sono tanti i momenti in cui sprechiamo e non possiamo davvero più permettercelo. Andare in un locale attento a questi aspetti aiuta a convertire i comportamenti”. 

Costi quel che costi

Alcuni sostengono che l’allarmismo non porti a qualcosa di buono. Altri che sia l’unico modo per far cambiare i binari. Paolo Virzì, in Siccità, film uscito nel 2022, probabilmente è più per la seconda tesi.

La trama per molti ha assunto toni angoscianti ma arriva dritta al punto. 

Vedere Roma messa in ginocchio da una siccità estrema che perdura da mesi, il Tevere ridotto ad una pista del rally Dakar, i millenari ponti che affacciano sulla polvere e sui rottami una volta sommersi dall’acqua, scuote gli animi. È l’estremizzazione che allarma. 
 

Anche se quelle del film appaiono come immagini di fantascienza, e sono un parallelismo netto sull’aridità della società contemporanea, andrebbero tenute a mente ogni volta che gettiamo via un secchio d’acqua, cambiamo l’acqua del bollitore, mangiamo carne senza misura, non ottimizziamo l’acqua nell’irrigazione. Dovremmo essere seriamente preoccupati per ciò che sta accadendo al nostro pianeta. 

La ristorazione, anche questa volta, ha un potere educativo e divulgativo di privilegio: con piccoli gesti in cucina, grandi scelte di gestione, indicazioni precise in sala, può dare il suo considerevole contributo. 

Senz’acqua non c’è prospettiva futura, non c’è vita. Dobbiamo cambiare le cose, costi quel costi.

a cura di

Giulia Zampieri

Giornalista, di origini padovane ma di radici mai definite, fa parte del team di sala&cucina sin dalle prime battute. Ama scrivere di territori e persone, oltre che di cucina e vini. Si dedica alle discipline digitali, al viaggio e collabora con alcune guide di settore.
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