Costi quel che costi
Alcuni sostengono che l’allarmismo non porti a qualcosa di buono. Altri che sia l’unico modo per far cambiare i binari. Paolo Virzì, in Siccità, film uscito nel 2022, probabilmente è più per la seconda tesi.
La trama per molti ha assunto toni angoscianti ma arriva dritta al punto.
Vedere Roma messa in ginocchio da una siccità estrema che perdura da mesi, il Tevere ridotto ad una pista del rally Dakar, i millenari ponti che affacciano sulla polvere e sui rottami una volta sommersi dall’acqua, scuote gli animi. È l’estremizzazione che allarma.
Anche se quelle del film appaiono come immagini di fantascienza, e sono un parallelismo netto sull’aridità della società contemporanea, andrebbero tenute a mente ogni volta che gettiamo via un secchio d’acqua, cambiamo l’acqua del bollitore, mangiamo carne senza misura, non ottimizziamo l’acqua nell’irrigazione. Dovremmo essere seriamente preoccupati per ciò che sta accadendo al nostro pianeta.
La ristorazione, anche questa volta, ha un potere educativo e divulgativo di privilegio: con piccoli gesti in cucina, grandi scelte di gestione, indicazioni precise in sala, può dare il suo considerevole contributo.
Senz’acqua non c’è prospettiva futura, non c’è vita. Dobbiamo cambiare le cose, costi quel costi.