Le origini, tra agronomia e pensiero critico
L’Archetipo è situato a Castellaneta, un paesino poco distante da Altamura, incastonato tra la Basilicata e la Puglia. É un’azienda familiare per davvero: oltre a Francesco ci sono i figli Carlo Nazareno, Domenico, Andrea e Maria Clelia e la moglie Anna Maria.
“Il legame con questo mondo è iniziato quand’ero bambino - attacca Francesco - a volte dico che mia madre mi ha partorito su una montagna di vinacce! La mia famiglia si occupava di olio e vino, lavoravamo per conto terzi e per autoproduzione; insomma un’infanzia a suon di trappeto e torchio. Una volta cresciuto mi sono dato agli studi agrari anche se, mi piace sottolinearlo sempre, mi definisco più contadino che agronomo. Non per una questione modaiola: credo si debbano ristabilire i contatti con la natura anche nei termini. Oggi ci siamo totalmente scollegati dall’ambiente naturale ed è questa urgenza che cerco di trasferire ai miei figli”.
Gli chiediamo provocatoriamente se rinnega la formazione agraria.
Risponde: “No, assolutamente no! Lo studio è sempre fondamentale, ma se non viene accompagnato dall’esperienza pratica e dagli interrogativi giusti serve a poco. Penso sia il mettere in discussione e lo sviluppare un pensiero critico il vero motore del cambiamento. Personalmente mi sono reso conto studiando e osservando per anni le mie vigne che stavo andando nella direzione sbagliata: le specie vegetali e animali non hanno bisogno di un falso cibo deciso dall’uomo per aumentare la produttività, ma di un cibo specie specifico. È un concetto bellissimo per cui mi batto sempre, tiene conto delle sovrastrutture della natura più che dei bisogni dell’uomo. Il punto è che non è ancora passato il messaggio che questo approccio gioverebbe a tutti”.