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L’Archetipo

27/03/2024

L’Archetipo

L’archetipo. Dietro a un nome così non ci poteva che essere un pensiero fine e articolato, ci siamo detti asciugando l’etichetta da un rivolo di vino. E infatti, con Francesco Valentino Dibenedetto, fondatore di questa peculiare azienda vitivinicola pugliese, abbiamo parlato solo in ultima, ultimissima, di vino. 

Il resto della conversazione ha ospitato concetti che si possono - mi correggo, si dovrebbero - applicare in agronomia e in tante altre pratiche produttive e non produttive che caratterizzano il nostro sistema. Un sistema che si tende spesso a definire complesso ma che, e lo capiremo nel corso dell’intervista, a guardarlo meglio si rivela oggi estremamente impoverito e semplicistico.

Le origini, tra agronomia e pensiero critico

L’Archetipo è situato a Castellaneta, un paesino poco distante da Altamura, incastonato tra la Basilicata e la Puglia. É un’azienda familiare per davvero: oltre a Francesco ci sono i figli Carlo Nazareno, Domenico, Andrea e Maria Clelia e la moglie Anna Maria.

“Il legame con questo mondo è iniziato quand’ero bambino - attacca Francesco - a volte dico che mia madre mi ha partorito su una montagna di vinacce! La mia famiglia si occupava di olio e vino, lavoravamo per conto terzi e per autoproduzione; insomma un’infanzia a suon di trappeto e torchio. Una volta cresciuto mi sono dato agli studi agrari anche se, mi piace sottolinearlo sempre, mi definisco più contadino che agronomo. Non per una questione modaiola: credo si debbano ristabilire i contatti con la natura anche nei termini. Oggi ci siamo totalmente scollegati dall’ambiente naturale ed è questa urgenza che cerco di trasferire ai miei figli”.

Gli chiediamo provocatoriamente se rinnega la formazione agraria. 

Risponde: “No, assolutamente no! Lo studio è sempre fondamentale, ma se non viene accompagnato dall’esperienza pratica e dagli interrogativi giusti serve a poco. Penso sia il mettere in discussione e lo sviluppare un pensiero critico il vero motore del cambiamento. Personalmente mi sono reso conto studiando e osservando per anni le mie vigne che stavo andando nella direzione sbagliata: le specie vegetali e animali non hanno bisogno di un falso cibo deciso dall’uomo per aumentare la produttività, ma di un cibo specie specifico. È un concetto bellissimo per cui mi batto sempre, tiene conto delle sovrastrutture della natura più che dei bisogni dell’uomo. Il punto è che non è ancora passato il messaggio che questo approccio gioverebbe a tutti”. 

Francesco Valentino DibenedettoFrancesco Valentino Dibenedetto

Il sistema di oggi è scandito da una finta complessità

Quante volte pensando ci viene da definire il mondo odierno complesso? Francesco ne da una visione totalmente diversa. 

“La natura ha le sue logiche, vive di un equilibrio composito molto, molto articolato. Noi l’abbiamo semplificata e impoverita un po’ ovunque: aggiustando con la chimica i terreni e i prodotti della terra, formulando mangimi super produttivi per gli animali, distruggendo la biodiversità in funzione delle monocolture. Tutte queste scelte ostacolano il normale corso della natura in favore di picchi di sviluppo umano. Dopo essere stato il primo a produrre vino biologico in Puglia mi sono dedicato per anni allo studio e all’applicazione delle teorie di Steiner e Masanobu Fukuoka; in azienda abbiamo abbracciato la biodinamica per cinque anni. Poi, ancora, abbiamo capito che la nostra strada era l’agricoltura sinergica, una pratica alla cui base c’è l’uomo consapevole che adotta interventi agronomici utili all’equilibrio tra tutte le forme di vita di quel preciso ecosistema. Insomma una strada che non contempla interventi traumatici come l’aratura, e si approssima a dinamiche perfette, come quella del bosco o del mare, favorevoli al mantenimento della microflora e della microfauna. Se ci pensiamo bene… pure nel mare e nel bosco l’uomo ha voluto dire e fare la sua e tutto è stato stravolto!”.

L’Archetipo

Il nome, i vini

Ci avviciniamo sempre di più alla ragione per cui l’azienda dei Dibenedetto si chiama L’Archetipo. 

“Gli archetipi sono quelle cose che non puoi toccare… e se lo fai sei nei guai! Questo nome è il frutto dei nostri pensieri ed è ispirato al libro di Rudolf Steiner, La filosofia della libertà. Provo a darne una spiegazione pratica parlando del lavoro in campo. Ogni pianta, non bisogna dimenticarlo, ha il suo portamento; se lo si altera si hanno delle rilevanti ripercussioni biochimiche. Anche se siamo abituati a vederla sempre negli stessi modi la vite, che è una liana, ha un suo preciso portamento e noi abbiamo voluto assecondarlo: cresce su controspalliere “libere” di 160 centimetri da terra, il doppio di quelle normali perché cerchiamo di seguire il suo archetipo senza forzature, rispettando la sua natura”.

I vigneti dei Dibenedetto crescono sui tipici suoli rossi adiacenti alla Murgia barese; sono ricchi di ferro, caldi ma non siccitosi. Per l’irrigazione in caso di emergenza idrica hanno realizzato un laghetto di raccolta.

“In quanto alle varietà - continua Francesco - siamo adulatori dei vitigni autoctoni; sono quelli che danno bellezza, profumi, identità. Ci battiamo per recuperarli, come il Maresco, da cui otteniamo un metodo ancestrale bianco. O come il Minutolo, il Fiano Pugliese, il cui nome è stato recuperato solo negli ultimi anni. Per rispettare tutte le scelte fatte in campo ci avvaliamo solo di lieviti autoctoni e non filtriamo i vini. Perderemmo l’autenticità e la valenza gustativa.

Le nuove generazioni

Con quattro figli coinvolti in azienda, è inevitabile porre a Francesco una domanda sul futuro. 

“I miei figli sono liberi di scegliere la loro strada pertanto se mi viene chiesto cosa vedo nel futuro rispondo in modo più ampio, guardando fuori dalla nostra azienda. Oggi si sta dissacrando il vino… una bevanda che, al netto della sua veste religiosa, è sempre stata considerata sacra, probabilmente proprio per il suo spessore nutritivo e per la sua ricchezza microbiologica. Più che demonizzarlo come si sta facendo negli ultimi tempi bisognerebbe riportare alla luce gli aspetti benefici del vino e ripensare ai metodi. Sono convinto che l’uomo stia guardando corto, troppo corto: è per questo che la nostra terra e un’infinità di prodotti sono sterili. Il vero pensiero sostenibile che dovrebbe essere promosso è che le nostre opere non si possono fermare con noi!”. 


FOTO ©RoccoCasaluci

 

L’Archetipo

C.da Tafuri, SP21, Km 7

74011 Castellaneta (TA)
Tel. 320 856 2642
www.larchetipo.it 

a cura di

Giulia Zampieri

Giornalista, di origini padovane ma di radici mai definite, fa parte del team di sala&cucina sin dalle prime battute. Ama scrivere di territori e persone, oltre che di cucina e vini. Si dedica alle discipline digitali, al viaggio e collabora con alcune guide di settore.
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