Il rapporto con la ristorazione
Da poco più di un anno Stefano è uscito dalla società e l’azienda ha cambiato nome (da Corti Cugini a Laura Cugini). Alcune scelte seguiranno la stessa linea, a cominciare dalla volontà di uscire con vini comprensibili, di grande beva, legati al territorio e non accodati a mode o altre suggestioni.
“Attualmente vinifico solo Chardonnay, per quanto riguarda il metodo classico. Poi c’è Mokab (rifermentato da Schiava, Incrocio Terzi e Barbera), il rosso Marbera (Barbera e Marzemino) e il Gravitas (Sebino bianco, solo Chardonnay) per un totale di 18 mila bottiglie. Non ho un obiettivo di espansione in termini numerici. Penso che ci sia una soglia di coerenza con i propri valori che non dovrebbe essere superata, ed è anche giusto sentirsi appagati quando il vino è richiesto e gira” (anche se, per più di una volta, Laura ha lasciato trapelare un’indole perfezionista ndr).
Uno dei fattori che aiutano i piccoli e nuovi produttori a farsi conoscere - al netto della qualità del vino - è il rapporto con la ristorazione. Laura in questo rapporto ci crede e le piace.
“Amo tantissimo la ristorazione e ho molta stima per chi fa quel lavoro. Quando sei al ristorante, se tutto funziona, sei dentro ad una danza bellissima e va ricordato che dietro c’è una grande dedizione”.
In quanto al vino aggiunge: “Tante persone scelgono un ristorante anche in base alla carta dei vini ma non tutti i ristoranti, anche di alto livello, lo hanno capito. Ammiro i sommelier che hanno personalità, che sanno gestire bene la carta e proporre dei pairing sensati: un abbinamento ben fatto diventa un’esperienza memorabile. In generale credo che per gestire la carta di un ristorante si debba studiare molto e interrogarsi sulla provenienza delle bottiglie, andare a fare visita ai produttori, essere più collegati a chi produce”.
Mentre assaggiamo alcune basi immaginando come saranno tra qualche tempo, e dopo aver stappato una delle prime bottiglie con la nuova etichetta Laura Cugini, scivoliamo a parlare di consumi e lo sguardo finisce ancora una volta su ciò che è fuori.
D’altronde quella di trovare una risposta attingendo dall’esterno è un’inclinazione che appartiene a chi viaggia, come Laura.
“Si parla molto di crisi del vino ma non abbiamo ancora considerato quante fette di mercato nel mondo sono lì che aspettano di essere intercettate. Io sto lavorando quasi esclusivamente con l’Italia, voglio andare per gradi e farmi conoscere qui, ma se si comincia a guardare fuori ci si rende conto che alcuni Paesi possono dare grandi soddisfazioni ai produttori italiani. Dipende da come lavoriamo insieme, quanto siamo disposti a interrogarci e a cambiare il nostro punto di osservazione”.