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Le Ragnaie a Montalcino

24/07/2026

Le Ragnaie a Montalcino

Ci ha raccontato l’azienda Riccardo Campinoti. Ed è stata l’occasione anche per parlare di onestà, classicità e mercato

Produttori si nasce o si diventa?
Abbiamo incontrato finora tutte le casistiche, con storie personali e imprenditoriali molto singolari, che delineano un’Italia del vino decisamente eterogenea. A volte legata a prospettive di continuità familiare, a volte segnata da nuovi corsi.

Riccardo Campinoti de Le Ragnaie si colloca a metà tra le due categorie. 

È stato prima di ogni altra cosa un grande appassionato di vino. Poi, nel 2002, ha colto la palla al balzo: anche se non proveniva dal settore vitivinicolo ha rilevato Le Ragnaie, un’azienda fondata nel 1991 a Montalcino, e iniziato a fare vino.
“La transizione da appassionato a produttore è stata impattante. E l’impegno necessario per prepararsi a fare questo mestiere, per capire come impostarlo, tanto. Come spesso accade quando c’è un passaggio di consegne avere una figura interna che allunga la propria esperienza alla nuova gestione è cruciale. Per noi è stato così con il signor Ottavino Temperini, storica presenza a Le Ragnaie. Ci ha aiutati a comprendere l’azienda e il territorio con cui avremmo dovuto lavorare e ci ha accompagnati per molti anni. Ma è stato necessario anche farsi affiancare da un enologo, per capire come gestire efficacemente tutte le dinamiche con cui non avevamo dimestichezza. L’enologo è una guida fondamentale specie nelle prime fasi di assestamento di un’azienda; fisiologicamente, man mano che l’esperienza di un produttore si fa solida, questa presenza diventa consulenziale, perché si comincia a trovare la propria via”. 
 

La consapevolezza di aver bisogno di aiuto, specie nelle fasi iniziali di un’attività, è una risorsa e non un limite come tendono a pensare alcuni produttori (e pure molti ristoratori).
Ascoltando Riccardo non abbiamo potuto che pensare ad alcuni nuovi volti del mondo del vino, o del cibo, che si affacciano ai rispettivi ambiti con presupposti presuntuosi, senza cogliere la necessità di un affiancamento. 

Le Ragnaie a Montalcino

Il metodo Le Ragnaie, a cominciare dalle microzone
Riccardo ci ha dato l’idea di essere una persona franca. Non teme frasi impopolari e non romanza mai questo mestiere. È originario di Siena e da più di vent’anni fa si trova a dialogare con uno dei territori vitivinicoli più famosi al mondo - Montalcino - con un approccio che, molti anni fa, non era diffuso ma avanguardista.
“I nostri vigneti dal 2007 sono coltivati in microzone, e questo ci consente di tenere vini diversi tra loro che testimoniano le specificità delle singole aree produttive. La parcellizzazione, o la definizione dei cru, è stata per noi una scelta necessaria ad un certo punto. Da appassionato avvertivo che mancava questa impostazione territoriale e che si sarebbe potuto valorizzare con più centratura il Sangiovese, scoprendone le sue varie espressioni, a seconda del suolo”.
Il Sangiovese, a Le Ragnaie, si esprime dunque in varie voci; è l’unica varietà a bacca rossa piantumata, e come tutta la totalità della produzione vitata (estesa su una superficie estesa di 23 ettari) viene allevata seguendo i principi dell’agricoltura biologica.
In vigna non utilizzano prodotti chimici ad eccezione di poltiglia bordolese e zolfo di miniera (entro i limiti imposti dal biologico); non impiegano fertilizzanti ad esclusione del sovescio (ricavato in autunno, a base di leguminose, trifoglio, e altre erbe, che aiutano a ricostituire in sostanza organica i vigneti); l’inerbimento, inoltre, impedisce l’erosione superficiale incentivando l’assorbimento dell’acqua da parte del suolo. Il vigneto in questo modo diventa l’habitat privilegiato per specie animali e insetti, che compongono un quadro ecosistemico complesso e vitale. 

 

 

Fare il vino a Montalcino

Sempre perché non ama i giri di parole, Riccardo mette subito in chiaro il privilegio di essere all’interno dell’area produttiva di Montalcino. Una zona, lo dicevamo prima, estremamente vocata, ma anche con un’elevata riconoscibilità internazionale.
“È un grande privilegio e un grande stimolo. C’è stata una fase in cui questa denominazione si stava fossilizzando, rischiando di non rimanere al passo con il modo di bere e di produrre che sta caratterizzando il settore. Invece negli ultimi anni si è fatto un bel lavoro, tenendo dritta la barra della classicità, ma rivedendo anche tutti quegli aspetti che non avevano più ragione di esistere. Noi vogliamo seguire il solco tracciato e non intendiamo praticare eccessive sperimentazioni nel nostro modo di concepire e produrre il vino. La classicità, per come la vediamo a Le Ragnaie, non è un limite ma un aiuto alla riconoscibilità. Anche quando sembra sparire, poi, il classico ritorna. Al tempo stesso non vogliamo nemmeno adagiarci a un modo di lavorare statico, che non attinge dall’osservazione del presente. Penso che costruire un proprio stile, in funzione del gusto personale e non dell’aria che tira, sia fondamentale per un produttore, così come lo sia non snaturare il territorio su cui poggi”.

Le Ragnaie a Montalcino

Un impegno condiviso
Ormai quello dell’approccio al mercato è un tema di rito - indispensabile - che mettiamo sul tavolo quando dialoghiamo con i produttori. È importante capire quale sia il percepito, e incrociarlo a quanto ci riferiscono gli operatori della ristorazione. Il modo di consumare sta cambiando rapidamente e le risposte non possono essere approssimative.
“Che il vino si stia distanziando dal consumo quotidiano mi sembra un’evidenza, una fotografia oggettiva di quanto sta succedendo. Ma non lo vedo necessariamente come un danno: per chi lavora per la qualità, e per chi la sceglie, questa è un’opportunità”.
Cosa possiamo fare? È quello che ci chiediamo e vi chiediamo, e l’abbiamo detto anche a Riccardo.
“Sul consumo, in generale, non abbiamo voce in capitolo. Però a mio avviso i produttori possono stare con i piedi per terra, garantendo accessibilità alle bevute di qualità. E i ristoratori, dalla loro, contenere i ricarichi. Dobbiamo far girare le cantine”.
 

a cura di

Giulia Zampieri

Giornalista, di origini padovane ma di radici mai definite, fa parte del team di sala&cucina sin dalle prime battute. Ama scrivere di territori e persone, oltre che di cucina e vini. Si dedica alle discipline digitali, al viaggio e collabora con alcune guide di settore.
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