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Le sensibilità somatiche e il tatto: se il gusto passa anche dalla testura

16/02/2026

Le sensibilità somatiche e il tatto: se il gusto passa anche dalla testura

(foto di copertina La Mummia -Terry Giacomello)



Navigare nella complessità sensoriale di ciò che definiamo texture

Ci avvolge letteralmente, dentro e fuori. È il più intimo dei sistemi sensoriali, quello che ci fa sentire dentro, il senso della reciprocità. Siamo soliti chiamarlo tatto, forse perché toccare ben descrive un’abilità che necessità di prossimità -anzi di vero e proprio contatto- per potersi manifestare, ma in realtà le sensibilità somatiche sono molteplici, non solo tattili, e rispondono a diversi stimoli, tutti indispensabili per restituirci il mondo nella sua interezza.

Non la pensavano così alcuni filosofi, la svalutazione dei sensi più carnali si era spinta al punto da definire il concetto stesso di arte, Hegel sosteneva che “il sensibile” dell’arte si riferisse solo ai due sensi teoretici vista e udito. Anche Platone gli aveva negato dignità artistica, lo considerava una pratica empirica finalizzata solo al piacere più che a una forma di conoscenza. Evidentemente consumarsi e non lasciare apparentemente tracce, appariva in antitesi con il concetto stesso di arte museale, conservativa o replicativa. Ma toccare è sapere, così ci direbbe Aristotele, che sosteneva fosse proprio attraverso questo tipo di sensibilità che la psiche individuava le cose identiche a sé e toccando il particolare riconosceva l’universale.
 

Cenni di fisiologia e meccanismo percettivo

Si parla di sistema e non di organo di senso perché comprende diversi “telescopi”, distribuiti su tutto il corpo, associati a visceri, pelle, muscoli e articolazioni. In alcuni casi si tratta di recettori, come quelli tattili e termici, in altri di terminazioni nervose libere, o ancora di sistemi misti. Fanno capo a questa modalità sensoriale quelle sensazioni che si basano sulla stimolazione fisica, principalmente dei meccanorecettori collocati sui polpastrelli delle dita e sul volto, zona orale inclusa. Mouthfeel è il termine spesso utilizzato per descrivere la risposta sensoriale legata ad astringenza, viscosità e untuosità. Sensazioni proprie del tatto appunto.

La chemestesi si riferisce invece stimoli chimici che attivano terminazioni nervose libere, principalmente trigeminali, ma anche di altri nervi della zona oro-faringea, descritte come pungente, piccante, caldo e freddo. Tipicamente indotte da composti presenti in alcune spezie (capsaicina e piperina ad esempio), afferiscono anche all’affetto pseudo-calorico dell’alcol etilico, alla pungenza tipica dell’acido acetico e della carbonica, e a composti rinfrescanti come eucaliptolo e mentolo. Si parla invece di cinestesia quando è coinvolta la sensibilità muscolare; masticare ci restituisce informazioni relative alla pressione esercitata dai muscoli descritte ad esempio come durezza, friabilità, croccantezza, adesività ed elasticità.

Stutture e destrutture: trent’anni di testure

In questa pluralità di stimoli, ragionare di strutture ha tracciato tendenze sensoriali significative: “la texture è la manifestazione sensoriale e funzionale delle proprietà strutturali, meccaniche e di superficie di un alimento e dipende dalle proprietà reologiche del cibo” (Sensory analysis Methodology-Texture profile; ISO 11036). Forse non servono standard internazionali per definire la testura: morbido, grasso, gelatinoso, liscio, omogeneo, se gli anni ’80 erano caratterizzati da rotondità e consistenze cedevoli, e a spigoli, contrasti e masticazioni tenaci si metteva la sordina, il vocabolario attorno alle consistenze inizia a cambiare sul finire di quel decennio. Agli albori della Nueva Cocina Española, un illuminato Ferran Adrià avrebbe ripensato, rivoluzionandola, la cucina contemporanea, e sebbene il suo pensiero abbia saputo elevarsi ben oltre “strutture e destrutture”, il suo contributo in tal senso è stato così significativo da essere ancora oggi futurista. Lo sa bene Terry Giacomello, che ha saputo abbeverarsi alla sua fonte durante il percorso a Er Bulli, prima di approdare in Brasile da Alex Atala e ancora al Mugaritz, Noma e Miramar. Un bagaglio condensato in un pensiero autorale, spesso giocato sulle strutture. Nella sua esperienza da Inkiostro proponeva un benvenuto in cui dava un ruolo da protagonista al sesto quarto: cartilagini e consistenze tendinee si spogliavano della loro struttura per acquisirne altre, decisamente comfort. Una zampa di gallina bollita, mondata da unghie e ossa, essiccata, fritta e glassata con salsa barbecue e ricoperta con alga kombu. Struttura croccante e boccone sapido per una chips da sgranocchiare con voracità.

Ci da numerose lezioni sulle strutture e sul tempo come ingrediente anche Jacopo Ticchi, tra i talenti più brillanti del panorama nostrano. Sarebbe ingeneroso ridurre il Ticchi-pensiero alla sola frollatura del pesce, che sembra essere invece il mezzo per esprimere una visione ben più ampia e colta, certo è che da Trattoria Da Lucio il tema delle texture sia ricorrente, vuoi per destrutturare e ricomporre, vuoi per sfibrare e intenerire, vuoi perché quel passaggio è funzionale a concentrare sentori o eliminarne altri. 

Rana pescatrice frollata due settimane - Trattoria Da LucioRana pescatrice frollata due settimane - Trattoria Da Lucio

Didascalico anche il contributo di Alberto Gipponi: casoncelli crudi ma cotti, paste sfoglie bollite, il civico 1 di via Santa Croce in quel di Gussago è un pensatoio che si sta interrogando molto sulle testure, mettendo spesso al centro del pensiero paste e reticoli glutinici. Come in Seppia e Rafano, piatto la cui pasta nasce dalla collaborazione con Davide Cassi, professore di fisica della materia presso l'Università di Parma, direttore del laboratorio di Fisica Gastronomica e del Future Cooking Lab: la farina per la pasta viene cotta in forno a 105°C, il processo denatura e forma un nuovo reticolo proteico che porta, una volta impastata e cotta, ad una pasta dal morso teso “molto più che al dente”. Un piatto che mette al centro le strutture -pasta e seppia- quasi indistinguibili, che impegnano la masticazione.

Seppia e Rafano - Alberto Gipponi - Crediti Fiorello BianchiSeppia e Rafano - Alberto Gipponi - Crediti Fiorello Bianchi

Se il cocoon cognitivo passa anche dalla masticazione 

E proprio masticare potrebbe mantenerci mentalmente giovani. Uno studio pubblicato su Frontiers in Systems Neuroscience nel 2024, ha documentato come masticare materiali moderatamente duri, porti a un aumento di glutatione nel cervello, un composto presente in quasi tutti i tipi di cellule coinvolto in numerose funzioni fisiologiche, ad azione antiossidante, in particolare nel cervello dove ha un ruolo cruciale in tal senso. Sembra esistere insomma una correlazione tra masticazione, livelli di glutatione, e deperimento delle facoltà cognitive. Lo evidenzia anche una revisione sistematica pubblicata nel 2023, che ha investigato come la masticazione possa influenzare la funzione cognitiva negli adulti, anziani e giovani: negli anziani con punteggi più bassi nei test di funzione cognitiva, si palesavano minori performance masticatorie e numero ridotto di denti. E, sebbene i risultati di questa revisione non permettano una determinazione accurata del rischio di bias, il reporting consistente di alterazioni funzionali in condizioni di masticazione compromessa, in accordo con gli studi clinici, suggeriscono che masticare possa avere un ruolo protettivo sul sistema nervoso centrale. Ecco, nel dubbio sgranocchierei qualcosa.

 


Bibliografia

Effect of chewing hard material on boosting brain antioxidant levels and enhancing cognitive function

https://www.frontiersin.org/journals/systems-neuroscience/articles/10.3389/fnsys.2024.1489919/full

The relationships between mastication and cognitive function: A systematic review and meta-analysis

https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1882761623000315

a cura di

Stefania Pompele

Tecnico per il processo agroalimentare, un po' di corsi sull'assaggio del vino e una specializzazione in analisi sensoriale. Si occupa di formazione e consulenza, le piace scrivere di cibo e sensorialità. 
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