Ci avvolge letteralmente, dentro e fuori. È il più intimo dei sistemi sensoriali, quello che ci fa sentire dentro, il senso della reciprocità. Siamo soliti chiamarlo tatto, forse perché toccare ben descrive un’abilità che necessità di prossimità -anzi di vero e proprio contatto- per potersi manifestare, ma in realtà le sensibilità somatiche sono molteplici, non solo tattili, e rispondono a diversi stimoli, tutti indispensabili per restituirci il mondo nella sua interezza.
Non la pensavano così alcuni filosofi, la svalutazione dei sensi più carnali si era spinta al punto da definire il concetto stesso di arte, Hegel sosteneva che “il sensibile” dell’arte si riferisse solo ai due sensi teoretici vista e udito. Anche Platone gli aveva negato dignità artistica, lo considerava una pratica empirica finalizzata solo al piacere più che a una forma di conoscenza. Evidentemente consumarsi e non lasciare apparentemente tracce, appariva in antitesi con il concetto stesso di arte museale, conservativa o replicativa. Ma toccare è sapere, così ci direbbe Aristotele, che sosteneva fosse proprio attraverso questo tipo di sensibilità che la psiche individuava le cose identiche a sé e toccando il particolare riconosceva l’universale.
Cenni di fisiologia e meccanismo percettivo
Si parla di sistema e non di organo di senso perché comprende diversi “telescopi”, distribuiti su tutto il corpo, associati a visceri, pelle, muscoli e articolazioni. In alcuni casi si tratta di recettori, come quelli tattili e termici, in altri di terminazioni nervose libere, o ancora di sistemi misti. Fanno capo a questa modalità sensoriale quelle sensazioni che si basano sulla stimolazione fisica, principalmente dei meccanorecettori collocati sui polpastrelli delle dita e sul volto, zona orale inclusa. Mouthfeel è il termine spesso utilizzato per descrivere la risposta sensoriale legata ad astringenza, viscosità e untuosità. Sensazioni proprie del tatto appunto.
La chemestesi si riferisce invece stimoli chimici che attivano terminazioni nervose libere, principalmente trigeminali, ma anche di altri nervi della zona oro-faringea, descritte come pungente, piccante, caldo e freddo. Tipicamente indotte da composti presenti in alcune spezie (capsaicina e piperina ad esempio), afferiscono anche all’affetto pseudo-calorico dell’alcol etilico, alla pungenza tipica dell’acido acetico e della carbonica, e a composti rinfrescanti come eucaliptolo e mentolo. Si parla invece di cinestesia quando è coinvolta la sensibilità muscolare; masticare ci restituisce informazioni relative alla pressione esercitata dai muscoli descritte ad esempio come durezza, friabilità, croccantezza, adesività ed elasticità.