Questo piccolo volume è un concentrato di saggezza e di ironia, come solo un grande filosofo riesce a produrre. Contiene una grande quantità di scritti e lezioni gastronomiche tenute da Tullio Gregory con un preciso obiettivo: elogiare l’identitaria cucina tradizionale, contro l’anonima cucina creativa.
È un esempio di come le parole siano peggio di una canna di fucile puntata alla gola, Gregory ne fa un uso micidiale, ironico, che ti resta impresso nella memoria. Questo non significa essere d’accordo su tutto quello che dice ma quando la parola è ben usata è un autentico piacere leggerla, invidiare chi è così capace: un’invidia sana naturalmente.
Sentite questa parlando di nouvelle cuisine: “l’apologia del minimalismo, dell’esercizio calligrafico, della fascinazione del piatto vuoto, del valore simbolico del frammento… la petulanza di dietologi inappetenti, l’autorità di guide compiacenti, la scarsa cultura di una clientela che preferisce frequentare lussuosi ristoranti solo per vedere o essere visti”.
Nel mezzo, tra nouvelle cuisine e fast food “sta una variegata civiltà tradizionale ove si sono rifugiati autentici artigiani del gusto come esperienza sensoriale totale, interessata alla realtà del cibo, nella sua fisicità e nei suoi valori…”
L’eros gastronomico
Tullio Gregory
Editore Laterza
Pagg. 183
16 euro
www.laterza.it