Una classifica stilata da Holidu, il più praticato portale per affittare case vacanze in Europa, riguardante le città dove si mangia meglio nel vecchio continente ne vede tre italiane ai primi posti della classifica: Roma al primo posto, Venezia al secondo e Napoli al terzo. Al sesto posto Bologna, al settimo Milano e al decimo Firenze. In pratica sei città sulle prime dieci sono italiane.
Città che hanno nel proprio DNA una grande tradizione gastronomica, oltre a una rete di ristoranti insigniti delle stelle Michelin (Venezia ha ben 18 ristoranti con una o più stelle): elementi che, uniti ai corsi di cucina come proposta turistica, creano un fortissimo interesse per il nostro Paese.
Non è un caso, quindi, che la cucina italiana abbia ricevuto il riconoscimento UNESCO il 10 dicembre scorso.
E non è una moda o un semplice ritorno di fiamma la cucina della tradizione, seppur resa contemporanea e più leggera. Ricordo ciò che disse Umberto Bombana su questa rivista qualche tempo fa: “Qui a Hong Kong, nel mio tre stelle 8½ Otto e Mezzo Bombana, devo saper fare, ad esempio, le trenette al pesto alla perfezione perché è questo che si apprezza della cucina italiana, i sapori tradizionali, quelli che ti mettono di buon umore. E chi va in Italia in vacanza e poi rientra e viene nel mio ristorante vuol rivivere il ricordo bello di quel viaggio”.
Una lezione importante questa dello chef Bombana che vogliamo condividere con tutti i ristoratori e i cuochi che ci leggono. Abbiamo una biodiversità e materie prime che rendono unico il nostro Paese nel mondo; abbiamo storia e memoria da raccontare a piene mani; abbiamo una capacità di controllo sui generi alimentari probabilmente unica al mondo e, infine, siamo un popolo che sa uscire da ogni situazione, anche la più disperata, e questa cosa viene molto apprezzata da tutti.
Dobbiamo dare maggior valore alle cose buone che connotano il nostro Paese, dobbiamo inseguire e anche creare un sogno, quello di diventare sempre più importanti agli occhi del mondo; un Paese non solo da visitare ma da vivere, dove fare investimenti. Abbiamo una storia di grandi inventori e letterati, non lasciamo che resti una storia, creiamo le condizioni per non lasciare che i nostri giovani talenti, in qualsiasi settore, e sono tanti, possano contare sul loro Paese per esprimersi al meglio.
Ci stiamo riuscendo nel turismo, nella gastronomia, dobbiamo estendere questa capacità, dobbiamo credere di più nelle risorse umane e morali dell’Italia.
Un cambio di passo è possibile e va fatto ora, prima che sia troppo tardi, e cosa deve contenere?
Meno burocrazia, un carico fiscale accettabile, un miglioramento dei servizi, cose che già si sanno, ma a queste voglio aggiungere qualcosa che si sta perdendo: un dialogo maggiore tra le persone, una nuova umanità che ci aiuti a condividere.
Due cose che erano sempre presenti negli anni in cui l’economia cresceva; negli anni ’50 e negli anni ’80 del secolo scorso. Forse è quella la ricetta magica che ha fatto dell’Italia uno dei paesi più amati al mondo.
Teniamocela in mente la classifica di Holidu. È un buon viatico per avere fiducia in noi stessi.
Benhur Tondini