L’idea di cucina di Stefania di Pasquo
“Ho sposato a pieno la filosofia del mio maestro, lo chef Niko Romito, di cui ho grande stima: territorio e semplicità. Pochi ingredienti che si devono sentire, la famosa apparente semplicità. Ricerco una certa purezza del gusto dei singoli, non vorrei mai che non fossero riconosciuti gli elementi di un mio piatto”.
In carta non mancano mai le pallotte cacio e ova, così come presenziano la carne di agnello e le interiora. Guardando al mondo dei pesci, vi entrano i classici della gastronomia d’entroterra: il baccalà, le acciughe, così come quelli di fiume.
Un rincorrersi di rimandi e rivisitazioni, con radici ben piantate sull’Appennino e sui piatti tipici di un’area a cavallo tra la provincia di Isernia e quella abruzzese di Chieti.
Tra i suoi piatti iconici la rivisitazione della zuppa alla santè. Un caposaldo della cucina locale, tipico delle feste natalizie, realizzato con brodo di gallina, pane raffermo, polpette di formaggio, uova e caciocavallo. Tante le versioni e le minuziose varianti nelle diverse famiglie e nelle zone limitrofe. Un grande classico che la chef Stefania di Pasquo ha rivisitato addirittura in versione fredda per l’estate, trasformandolo in un suo cavallo di battaglia.
“Riconosco di essere cambiata tanto in 10 anni, forse è per questo che non c’è un piatto che mi accompagna da sempre. Ma uno di quelli che è rimasto in carta almeno per tre estati è senz’altro Piselli e Caciocavallo. Sì, alla fine lui c’è sempre! Il caciocavallo praticamente diventa una sorta di mousse, accompagnata da una crema di piselli, una cialda croccante di caciocavallo e un crumble di nocciole. Credo sia il prodotto più importante per Agnone ed anche per la mia cucina”.
Tra le carni spesso presenti in carta quelle di quaglia, ma anche di cervo. In questo periodo proposto con nocciole e radicchio infuso nel succo di melograno, riesce a dare il senso di una cucina che guarda sostanzialmente alla montagna.
Molto richiesto il suo Pane, vino e caciocavallo che, a dispetto di quanto si possa pensare, è un dolce. Rappresenta la sintesi di alcuni elementi centrali per la tavola molisana, trasformati in un dessert simbolico per la sua offerta gastronomica.