La comunicazione non è un corredo
Mateja, dicevamo, non ha cominciato subito nell’azienda di famiglia. Dopo gli studi a San Michele All’Adige si rende conto di non ambire a diventare enologa quindi si dedica alla Laurea in Economia Politica e non si tira indietro rispetto a tante altre opportunità formative.
“A casa mi hanno lasciato la libertà di andare. Sono d’accordo: i giovani dovrebbero muoversi, poi non è detto che ci sarà sempre l’opportunità di farlo. Se esci dal tuo dopo guardi il tuo con occhi diversi. Certe cose arriveranno quando sarà il momento”.
Il momento, nel suo caso, si concretizza tra il 2014 e il 2015, in concomitanza di una fase familiare estremamente delicata.
“Fino ad allora la comunicazione qui non veniva fatta. Guardando fuori, all’esterno, mi imbattevo spesso in presentazioni imprecise e non esaustive dei vini di Joško. Tanti li raccontavano senza nemmeno averli assaggiati o trasferendo solo una piccolissima parte delle sue scelte. Allora, a quel punto, mi sono domandata: cosa si può fare? Ho riordinato tutte le informazioni e spostato il mio punto di vista all’esterno. Un errore comune, quando si è immersi in una situazione, è dare per scontati alcuni passaggi, dimenticando che gli altri potrebbero non sapere o non capire. Invece è importante dire”.
A quel punto Mateja interviene con poche ma oculate novità: un sito minimale, zeppo di informazioni, in cui cogliere la complessità che sorregge questi vini, le fasi lunari, l’introduzione nel vigneto degli stagni e di altre specie oltre la vite, la lavorazione in cantina attraverso strumentazioni semplici privilegiando la funzionalità alla modernità. E molto altro.
“Tanti produttori pensano che il lavoro sia finito quando il vino è imbottigliato. Lo stesso, mi accorgo, accade frequentemente nella ristorazione. Il lavoro non si esaurisce quando il piatto è giunto sul pass. Ci deve essere un interlocutore che allunga e approfondisce il racconto in modo preciso, altrimenti è difficile arrivare alle persone. La vendita è necessaria per sostenere la produzione; la comunicazione per sostenere la vendita. Ecco il perché di questi interventi dieci anni fa”.
Il sito, le informazioni raccolte in piccole o grandi pubblicazioni, non sono state però le uniche introduzioni di Mateja. “Abbiamo cominciato ad ospitare le persone in azienda ma dandoci una struttura. Le visite iniziano sempre dal vigneto e proseguono in cantina, per finire con la degustazione. È uno schema semplice ma fondamentale. Certe cose devi farle vivere se vuoi farle assimilare, così cambia la percezione di chi hai di fronte”.
Negli anni le scelte non possono e non devono rimanere immutate: bisogna adeguarsi alla propria condizione e a quella del mondo circostante, come ci conferma Mateja.
“Abbiamo dovuto contingentare le visite perché è importante veicolare le informazioni con misura. Per noi non è mai stata una priorità di incasso ma uno strumento funzionale alla spiegazione. Così è cambiata anche la tipologia di visitatori: sono arrivate persone sempre più motivate. Oggi arriva un pubblico eterogeneo ma accomunato dal desiderio di comprensione e arricchimento”. Ci racconta degli ultimi visitatori, dello stupore che ha raccolto nelle espressioni di alcuni ragazzi croati.
“Se riesci a toccare le corde sensibili di chi ripone fiducia in te instaurerai per sempre un legame con loro. Anche in questo noto tanta similarità con la ristorazione: l’importanza di suscitare un ricordo positivo vale per una bottiglia di vino come per un’esperienza al ristorante”.