Come avete scelto il luogo dove aprire? Perché Albiate Brianza?
Matteo - “In realtà non c’era una strategia precisa, sapevamo solo che non dovevamo aprire in una zona molto centrale, quindi abbiamo escluso Monza e Seregno. La cucina che avevamo in mente di fare e il concept del ristorante non doveva essere destinato all’avventore della ristorazione ma a un pubblico di ricerca e abbiamo trovato questi locali che ci piacevano, a livello di struttura. Negli anni ’90 ospitavano un pub poi il proprietario dei muri lo aveva trasformato in trattoria e, quando lo abbiamo visto noi, era già chiuso da tre anni. Siamo entrati e abbiamo cambiato tutto, compresa la disposizione degli spazi”.
Come mai avete scelto di aprire una panetteria all’epoca e non un altro genere alimentare meno complicato da gestire?
Riccardo – “Perché era la cosa più semplice da comunicare e far arrivare alle persone, lavorando comunque sempre con un prodotto di qualità. Il cliente deve sapere che da noi, che sia pane o un ristorante, ci sarà sempre questa cosa: la qualità. Secondariamente, il fatto che ad Albiate non ci fosse più un forno che produce pane ha agevolato la scelta”.
Matteo – “Quando, nel 2022, aprimmo il ristorante non ci sembrava corretto abbandonare, di punto in bianco, il cliente che ci aveva sostenuto in un momento difficile come quello del Covid. È così che abbiamo deciso di dedicare un giorno alla settimana al pane. Era importante farlo, non potevamo tutti i giorni perché gestire il ristorante è un impegno non indifferente; ma riducendo al sabato questo impegno ci rende contenti e fieri, inoltre nei giorni speciali dell’anno, il Natale, la Pasqua, offriamo la possibilità di avere il pane fresco. Facciamo diverse tipologie di pane: quello al mais che si mangia solo quando si viene al ristorante; produciamo un pane agricolo con farina di tipo 2 e farina integrale, uno 100% integrale, uno multi-cereali e, ogni tanto, pani speciali alle noci, all’uvetta”.
Matteo a cosa si ispira la tua cucina?
“Sicuramente al mondo ancestrale, quindi tornare indietro con la materia prima a contatto con il fuoco, la padella di ferro, la fiamma. Vuol dire anche intersecare questo pensiero con il territorio che ci circonda, lavorare con ricette e gesti che a noi sono arrivate solo oralmente, reinventarle lasciando che il palato degli ospiti scopra per la prima volta o riscopra sapori, odori, gusti che si presentano rinnovati ma antichi, secondo una nostra interpretazione”
La sostenibilità è semplicemente una parola o è un elemento fondamentale per la società attuale e futura?
Matteo – “Io credo che, dopo questo abuso della parola stessa, nell’immediato futuro le nuove generazioni saranno molto più attente e rispettose della sostenibilità dell’ambiente, dell’economia e della società. I nostri ospiti arrivano, non tanto perché abbiamo la stella verde ma proprio perché trovano determinate caratteristiche in cui si rispecchiano: il pensiero legato alla riduzione della plastica, non avere gas metano all’interno del ristorante, ai soli 100 litri di acqua calda che utilizziamo ogni giorno. Voglio anch’io essere così, ci dicono molto spesso. Siamo consapevoli che viviamo in una società veloce e consumistica dove le comodità fanno piacere a tutti e questo creerà uno scontro per cui diventerà indispensabile un equilibrio”.