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Montetino

17/07/2025

Montetino

Stentavo a credergli mentre Marco Carone mi accompagnava dentro alla cantina in cui, fino a un anno fa, lui e Benedetta Nicomede facevano praticamente tutto, dalla fermentazione all’imbottigliamento, dall’affinamento all’etichettatura.
Ci trovammo dentro a trentacinque metri quadri e davanti a un soppalco, nascosti dietro a un portone, nel cuore di Celano, deliziosa cittadina abruzzese che pare sospesa nell’aria, su cui troneggia una roccaforte medievale.
Eppure era così: dietro al portone, affacciato su un vicoletto del centro storico, c’era un sogno già proiettato a nuove grandezze. È da lì che comincia la storia di Montetino.

 

Crescere piano piano ma con senso
È stato un privilegio muoversi dentro a quello spazio minuto, un po’ come lo è entrare in un ristorante che, ancora a porte chiuse, sta iniziando a concedersi ai primi ospiti.
Da qualche mese si sono spostati in una struttura più grande, con una metratura dieci volte superiore, con l’obiettivo di dare corpo e futuro al vero motivo che spinge Montetino: la tutela.
Benedetta lo racconta subito: “Il nostro progetto nasce per custodire e salvaguardare i vigneti di questa zona che rischiavano di andare perduti. Fino al 1878 proprio qui sussisteva un lago, il Fucino; poi, un grande lavoro di bonifica ha restituito agli abitanti una pianura fertile. Negli anni si è però preferito dare più spazio all’agricoltura mettendo così a rischio il patrimonio viticolo, sebbene quest’area fosse altamente vocata. Noi siamo partiti proprio dal recupero di piccole parcelle di vigne vecchie, alcune addirittura del ’67, che complessivamente ammontano oggi a due ettari. Il primo a consegnarcele è stato il signor Ermanno, un tempo postino del paese, che curioso ci ha osservati mentre ce ne prendevamo cura con pratiche diverse da quelle che aveva sempre esercitato. È stato un buon modo di affiancarci e darci fiducia”.
Quando Benedetta esprime un numero, una data, una precisazione, non c’è mai approssimazione: un po’ per inclinazione professionale, dato che è enologa, un po’ per attitudine, racconta Montetino contornando di dettagli del progetto e dando sempre un significato alle loro scelte. Come quella investire tantissime energie sul lavoro in vigna, a cominciare dalla gestione della chioma.
“Per noi le pratiche di potatura sono importantissime. Le chiome devono essere ben arieggiate. Vogliamo sempre salvaguardare i flussi linfatici. Gestiamo il suolo e le piante con approccio biodinamico. Piantiamo sovesci, lavoriamo il suolo in superficie e utilizziamo solo rame e zolfo di copertura. Quello che ci interessa trasferire è che il nostro intervento sulla vigna e sul terreno è un’attività di cura, rispetto, custodia e ascolto. Queste sono le priorità. Parallelamente c’è la necessità di condensare il lavoro in vini che abbiano un’identità riconoscibile e riconducibile al territorio”.
Lo ricerca e lo studio sono voci portanti, sempre. 

Marco Carone e Benedetta NicomedeMarco Carone e Benedetta Nicomede

“Studiare significa capire cosa devi fare…e soprattutto cosa non devi fare, per questo è importante studiare!” sottolinea Benedetta.
Ce lo diceva, qualche mese fa, anche un altro produttore. È una risposta concreta, che ci auspicavamo, alle correnti che hanno fatto del non intervento spalleggiato dalla non conoscenza, la colonna portante. Per non intervenire bisogna conoscere.
Per Benedetta e Marco il senso risiede anche nel dare continuità ai genotipi del territorio.
“Abbiamo deciso di concentrarsi su Montepulciano e Trebbiano, quindi su una produzione di zona, identitaria, senza sfociare in sperimentazioni e nuove varietà, anche quando ci dedicheremo a nuovi impianti il lavoro sarà di recupero. Quindi il nostro bianco, Le Foci, è da uve Trebbiano. Il Tralumescuro è un rosato da uve di Montepulciano. Le Màrie è il rosso Montepulciano. Quasi la totalità dei vigneti sono in un’altitudine che varia tra i 700 e i 750 m s.l.m e sono esposti a sud. I suoli sono prevalentemente composti da argilla, arenarie, calcare e marne blu”.

Montetino
Montetino

Come è nato Montetino  

Facciamo un passo indietro per raccontarvi come, nel 2020, è nato Montetino, che prende il nome dal rilievo - anche detto Serra di Celano - che sovrasta Celano.
Marco lavorava nel settore brassicolo, viveva a Roma, ma nutriva una forte affezione per l’Abruzzo. Benedetta, invece, originaria proprio di Celano, dopo aver studiato viticoltura ed enologia ed essersi formata in importanti aziende vitivinicole italiane aveva voglia di mettere le mani nella sua terra. Si sono conosciuti ad una degustazione, e questo è parte del racconto: non capita tutti i giorni che due persone di settori affini ma diversi trovino sintonia e decidano di investire in un’idea nuova insieme. 

Cosa c’era sul piatto? La possibilità di costruire su fondamenta condivise, ovvero sul rispetto per la natura e per il territorio.
“Quando io e Benedetta ci siamo conosciuti abbiamo subito capito che c’era un volere condiviso, intrecciato al rispetto per l’ambiente e per la biodiversità. Avevamo inteso che se avessimo fatto qualcosa assieme non avremmo rifondato ma ricucito” ci raccontava Marco pochi giorni prima della vendemmia, lo scorso anno, mentre consumavamo una passeggiata lungo i filari, accarezzando le folte chiome, e scoprendo una vegetazione piena di vita. Ai bordi degli appezzamenti vi sono anche alberi da frutto, tra cui meli e fichi. All’epoca l’estate volgeva al termine ed erano carichi di prodotti maturi.
“L’intenzione di preservare qualcosa non può essere circoscritta a una sola specie, in questo caso alla vite. Per questo abbiamo deciso di salvaguardare ciò che c’è in mezzo e ai bordi. Inoltre lavoriamo con il compost. È alla base della nostra logica di approccio alla natura”.

 

L’Abruzzo che pulsa quanto ci piace!
Le ridotte dimensioni che custodivano Montetino, fino a poco tempo fa, in qualche modo rappresentavano ciò che ancora oggi c’è fuori dalla loro azienda: poco, in termini di colleghi con cui confrontarsi. Allora si guarda anche oltre, in altre zone della stessa regione, come ci raccontano.
“Non in prossimità ma in Abruzzo sì, ci sono produttori che stimiamo molto e con cui dialoghiamo tanto. C’è spirito di collaborazione e condivisione e ci piace sempre sottolinearlo. Sono persone accumunate nel fare agricoltura con sentimento e questo ci veicola un’energia bellissima. La stessa che, d’altronde, ci trasmette questo lavoro. L’istante in cui si innesca la fermentazione è energia. È il momento in cui non possiamo che essere davvero grati alla natura per quello che ci darà!”.

 

Negli ultimi decenni abbiamo osservato aziende vitivinicole che marciavano in solitaria, guardando solo dentro al proprio rettangolo di gioco. Oggi, con piacere, raccontiamo anche storie di produttori che si trovano, parlano, combinano, assaggiano le rispettive bottiglie con curiosità, senza retro pensieri. In questa rubrica ne abbiamo ospitati tanti. Questa è l’energia che merita il mondo del vino… e siamo felici di averla rintracciata ancora una volta anche in Abruzzo!

 

a cura di

Giulia Zampieri

Giornalista, di origini padovane ma di radici mai definite, fa parte del team di sala&cucina sin dalle prime battute. Ama scrivere di territori e persone, oltre che di cucina e vini. Si dedica alle discipline digitali, al viaggio e collabora con alcune guide di settore.
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