Chi ha coniato il termine nostalgia
Il termine nostalgia è antico e coniato dal medico Johannes Hofer (1669–1752) che nel 1688 conduce uno studio su alcuni soldati che, dopo lunghe permanenze in terra straniera, presentano una tristezza ingenerata dall’ardente brama di tornare in patria. Un neologismo composto dalla combinazione delle parole greche nóstos (ritorno) e (algos dolore). Ancora oggi la nostalgia è una malattia medica o neurologica ma soprattutto un'emozione autocosciente prevalentemente positiva, anche se agrodolce, che nasce da ricordi personalmente rilevanti, teneri e lunghi del proprio passato. Un’emozione suscitata da una varietà di fattori scatenanti, come oggetti, eventi o persone vicine della propria infanzia o giovinezza, musica o canzoni, fotografie, così come gli odori e i sapori. La nostalgia è presente in molte culture e osservata in tutte le età, dai bambini più grandi, agli adolescenti, adulti e anziani. Recenti studi stanno dimostrando che l'autoriflessione, la memoria autobiografica, la capacità di regolazione e la ricompensa sono componenti fondamentali dell'emozione e coinvolgono diverse attività cerebrali, in particolare la corteccia prefrontale mediale, la corteccia cingolata posteriore, il precuneo, l’ippocampo, ma anche altre aree (corpo striato, substantia nigra, area tegmentale ventrale e la corteccia prefrontale ventromediale). L'influenza della nostalgia sull'attività neurale all'interno di più strutture cerebrali porta a comprendere il suo ruolo emotivo fornendo prove e nuove spiegazioni degli effetti psicologici della nostalgia e il suo sfruttamento (Ziyan Yang, Tim Wildschut, Keise Izuma et alii – Patterns of brain activity associated with nostalgia: a socialcognitive neuroscience perspective - Social Cognitive and Affective Neuroscience, 17, 1131–1144, 2022).