Fare di conto
Per quanto se ne parli, per quanto vi siano corsi ed esperti di finanza a destra e a manca, sono tante le attività che rischiano di chiudere perché i conti non tornano più. Sussiste sicuramente un fatto: i prezzi nei menu di ristoranti, bar e affini sono aumentati ma quasi mai in modo proporzionale agli aumenti dei costi (energia, forniture in genere, personale). E allora, per evitare di abbassare la serranda forse conviene chiudere un’ora in più al giorno e investirla per far di conto, studiando o facendosi aiutare (estremizziamo sull’ora di chiusura, avete capito il senso).
Il risparmio, in un contesto di costi che lievitano, è una delle parole chiave. Non significa affatto abbassare la qualità del servizio e dei prodotti offerti ma ridurre le dispersioni inutili, interrogarsi su quali siano i comparti di lavoro in cui si può ottimizzare e su quali siano gli investimenti che davvero danno seguito a una percezione positiva da parte dei clienti e dei dipendenti.
Qualche settimana fa, in un ristorante marocchino gestito solo da donne, dal bancone affacciato sulla cucina, in stile omakase, ho ammirato un metodo di lavoro che mi ha fatto riflettere. Dentro si muoveva una sola cuoca (una per una quarantina di coperti); gestiva cotture espresse su sei fornelli, il camino per le cotture nel coccio, la rigenerazione degli antipasti (tutti già pronti, serviti in un unico vassoio ai commensali mentre aspettano la portata principale). Cucina ottima, gestione intelligente. C’era una sola cuoca, come già detto, e veniva aiutata in piccole operazioni, a turno, dalle ragazze di sala. E le donne di sala quante erano? Cinque. Era un locale sbilanciato dal punto di vista del personale? No, perché il cliente veniva gestito in modo ottimale, dall’accoglienza all’ingresso al momento del conto. La cucina non andava mai in affanno, proprio per la corretta gestione delle preparazioni pronte e di quelle espresse; il commensale non aveva mai la sensazione di essere trascurato o in attesa. Ho immaginato la stessa situazione riportata in un locale italiano, ma al contrario, con una figura in sala che corre e si affanna e cinque persone in cucina che confezionano un piatto apponendovi sopra germogli ed erbe aromatiche. Questo esempio vuole essere una provocazione: quando i conti non tornano abbiamo valutato tutte le dispersioni di tempo, energia, materie prime eccessivamente costose? Ci siamo interrogati sul percepito degli altri? Rivedere alcune consuetudini anche quando appaiono irremovibili può salvare un’insegna. Ve lo diciamo con un’altra parola, ricordando che questo discorso vale anche per il cibo che rimane invenduto: bisogna praticare l’anti-spreco.