Un percorso sensato
Ma qual è, innanzitutto, il nesso tra Arcangelo e Mathieu?
Il très d’union, è proprio il caso di dirlo, è stata Mariella Di Giambattista, responsabile di Rak Porcelain Europa, fornitore di ceramiche per l’ospitalità in Europa e nel mondo.
Mariella ha origini abruzzesi e dopo essere stata in visita dai Tinari ha pensato che ci potesse essere affinità tra le due cucine, e prima ancora tra le persone che conducono i due ristoranti.
La sintonia c’era anche nel modo di vedere, sin dall’inizio, l’organizzazione della serata: dedicare il tempo necessario alla conoscenza reciproca.
Una parte del percorso si è svolto a distanza, con settimane di confronto e messa a punto.
L’altra, sul campo: Mathieu è arrivato in Abruzzo diversi giorni prima dell’appuntamento per stare a contatto con il territorio abruzzese, scoprirne le risorse e i paesaggi, accompagnato da Arcangelo, e cogliendo la possibilità di dialogare con la brigata e con gli altri membri della famiglia Tinari.
Ci ha pensato il territorio a mettere ulteriormente in connessione le persone: Mathieu tra le erbe spontanee ne ha individuate alcune di familiari, che è solito raccogliere nei boschi vicino a Lussemburgo; Arcangelo, a sua volta, grazie a Mathieu ha scoperto alcune specie che non pensava di poter impiegare in cucina. Hanno raccolto finocchio di mare vicino all’Adriatico, samphire di collina, borragine selvatica, levistico, piccoli funghi, viole e altri fiori, diventati poi ingredienti di un menu equilibrato, che ha raccontato l’Abruzzo in un modo che nessuno dei due cuochi avrebbe potuto fare da solo.
Anche la sequenza era stata ben concepita, con un senso logico-narrativo (non una ‘passerella’ dei signature dell’uno o dell’altro, per intenderci) disvelando poco alla volta prodotti e produttori con cui sono venuti a contatto.
Le prime portate hanno messo al centro il territorio e i raccolti, raccontando dalle zone costiere alle aree più in quota. Le portate successive hanno dato spazio alle memorie e alle tradizioni, tra cui la pasta, interpretata da Mathieu in un piatto vegetale, e il maialino di allevamento dei Tinari, un classico di Arcangelo.
A proposito di pasta, ci hanno raccontato un aneddoto semplice, ma che la dice lunga di quanto conti andare sul posto e toccare con mano il luogo in cui nasce un prodotto.
Mathieu ha confessato di essersi stupito del profumo della pasta condita in bianco, il medesimo avvertito nel Pastificio Cocco, a cui hanno fatto visita in quei giorni. Ecco, non abbiamo chiesto allo chef lussemburghese se la pasta era già contemplata tra gli ingredienti del suo menu, ma sicuramente ora ha ottimi motivi per inserirne una di abruzzese!