Henri Gault e Christian Millau
Nel novembre 1973, sulla copertina del loro Nouveau Guide Gault-Millau, apparve la frase “Vive la Nouvelle Cuisine Française!”. Questa operazione giornalistica non inventò una nuova cucina, ma codificò un fenomeno in crescita, legittimando un nuovo corso della gastronomia fatta di semplicità, raffinatezza, leggerezza e audacia.
Furono loro a scrivere il celebre decalogo della Nouvelle Cuisine, in pieno contrasto con la cucina classica: tra i punti più importanti ci fu l’alleggerimento dei piatti con cotture brevi, l’uso limitato di grassi preferendo sapori e prodotti freschi e di qualità. Le salse dovevano essere leggere e naturali. Si prediligeva la semplicità nella preparazione e nella presentazione, aprendosi a influenze giapponesi e cinesi. Grande era l’attenzione alla salute e alla dietetica: lo chef Michel Guérard, con la sua Grande Cuisine Minceur ( grande cucina dimagrante), ne fu un pioniere. La presentazione artistica, L’assiette comme une toile ( il piatto come una tela), era un elemento centrale dell’atto culinario. Il decimo comandamento di Gault e Millau “Essere inventivi: tutto è permesso!” liberò i cuochi dai dogmi del passato, incoraggiando la sperimentazione e la composizione contemporanea dei piatti.
La cucina francese venne esportata in tutto il mondo: gli chef aprivano ristoranti all’estero e cuochi stranieri andavano a formarsi in Francia. Paul Bocuse, in particolare, divenne una vera e propria star internazionale. Nacquero ‘nuove cucine’ in Germania con lo chef Eckart Witzigman, nel Regno Unito con i fratelli Roux e Raymond Blanc, in Italia con il maestro Gualtiero Marchesi, in Scandinavia e in paesi come Brasile, Perù e Stati Uniti.
All’apice del successo iniziò la crisi: la ‘starizzazione’ degli chef, il manierismo e la teatralità eccessivi, il plagio dei piatti, la complessità fine a sé stessa, l’eccessiva sperimentazione e la critica di porzioni ridotte e prezzi elevati portarono alla fine (apparente) di un movimento che ha, però, lasciato segni profondi in tutte le generazioni successive. Come dice lo chef Joël Robuchon: “La Nouvelle Cuisine non ha più bisogno di un nome: è quella che, più o meno, facciamo tutti i giorni.”
Bocuse si dissociò dalle derive della Nouvelle Cuisine già alla fine degli anni ’70.