Franco Pepe l’ho conosciuto nel 2017, nel vicolo di Caiazzo che stava diventando famoso nel mondo perché ogni sera centinaia e centinaia di persone vi trascorrevano il tempo per entrare da Pepe in grani, la sua pizzeria.
L’appuntamento era lì, nel giorno di chiusura della pizzeria, così avremmo avuto molto più tempo per parlare. Franco mi fece salire in auto e partimmo per raggiungere le colline circostanti Caiazzo dove avevano sede le aziende dei suoi contadini, quelli che gli fornivano il pomodoro riccio, le cipolle di Alife, la mozzarella di bufala del caseificio di Mimmo La Vecchia. Tutte persone che credevano nel progetto di Pepe in grani e che ritrovai a cena in pizzeria quella sera.
Fu una giornata dove imparai a guardare con occhi nuovi il mestiere del pizzaiolo, un mestiere che non trova, ancora oggi, una qualifica professionale e che è diventato l’obiettivo prioritario per Franco.
“Oggi sono cambiate molte cose dal nostro primo incontro: ho 54 dipendenti in pizzeria, ho raddoppiato il numero dei collaboratori e, al contempo, ho diminuito le prenotazioni giornaliere. Mi fermo a 400, mentre prima arrivavo a cinquecento, seicento. Ho fatto questa scelta per soddisfare sempre di più gli ospiti che vengono qui anche da distanze notevoli. Non c’è quasi più la fila nel vicolo che era scenografica ma non aveva più molto senso tenere le cose così. L’ospite viene prima di ogni altra cosa e, per me, sarà sempre così. Anche con Authentica, la pizzeria più piccola del mondo, collocata all’interno di Pepe in grani, ho cambiato le cose. Anche se ho richieste di ogni giorno, ho deciso di aprire al massimo tre volte al mese, per mantenere la filosofia del contatto diretto con gli otto ospiti che si siedono attorno al forno e dialogano con me. Però, anche se con quegli otto guadagnavo duecento a persona, preferisco dedicarmi attentamente a chi viene e mangia la pizza al prezzo normale. Ho capito che per trasferire i miei concetti, le mie idee in merito a questo meraviglioso piatto, devo poter parlare ogni giorno con il maggior numero possibile di ospiti. Solo così la mia pizza diventa quello che voglio io: un momento di gioia, di piacere, di benessere”.