Ci racconti come sei arrivato, all’improvviso, nelle case di milioni di italiani?
“Certo che si! Torno a casa, a Potenza, per la malattia di mio padre che mia madre non poteva gestire da sola perché lui era medico e aveva capito tutto, compresa la gravità della malattia. E qui, dopo aver lavorato in un centro di fisioterapia, in un altro per disabili gravi, ho fondato un’associazione di volontariato insieme ai miei amici storici, Bianca, Vincenzo, Carmine e tanti altri. Parto quindi per l’Africa come volontario e, quando torno, in società con altri, apro una gastronomia che poi diventa ristorante – Cibò è il nome – dove creo una piccola comunità coinvolgendo gli agricoltori locali e promuovendo i loro prodotti. Sono loro che presidiano la tradizione. In questo ristorante, l’anno del capodanno RAI a Potenza, viene a mangiare una sera un signore, portato lì da Francesca Barra, giornalista lucana di Policoro. Questo signore, a un certo punto, resta solo e io, da buon oste custode, vado vicino e gli faccio la domanda che si fa qui a Potenza: a chi si’ figlio? A chi appartieni? Sono di Taranto, mi dice. Io, che sono un grande tifoso del Potenza, gli rispondo scherzando: fuori da qua! Poi abbiamo cominciato a chiacchierare, gli ho raccontato la filosofia del ristorante, del perché ero vicino ai contadini, rispettoso del territorio e dei prodotti. Il giorno dopo lui doveva andare a Roma e anch’io dovevo raggiungere la capitale. Vieni con me, gli dico, e in questo viaggio cantiamo io le canzoni del Potenza e lui quelle del Taranto e della Lazio. Poi ritorna a Potenza e viene tutti i giorni al ristorante, amava suonare il pianoforte e io ne avevo uno nel locale e, un giorno in cui era venuto con altre persone, gli dico “va a suonare il pianoforte”. Uno dei suoi ospiti mi apostrofa “ma perché lo tratti così, non lo sai chi è?”. Si, è un tarantino, rispondo. No, mi risponde, “è il capostruttura del Capodanno RAI. Angelo Mellone”. Dopo diversi mesi, in una riunione dove Angelo voleva ampliare e diversificare la proposta comunicativa della Prova del Cuoco, dovevano scegliere degli inviati e Carola Ortuso, che veniva sempre con lui a mangiare da me, gli fa il mio nome e mi chiamano. Quando ricevo la telefonata pensavo a uno scherzo e gli chiudo il telefono in faccia. Questo mi richiama: “Sono Beppe Bosin, capo-autore della Prova del Cuoco (oggi capo-autore di Camper e autore di Linea Verde) e la invito a fare un provino. Sono piaciuto alla Endemol, la società di produzione televisiva, e al film-maker Andrea Rovetta con cui ho lavorato tutto quell’anno. L’anno dopo, nel 2017, vado a fare il co-conduttore a Linea Verde e credo di essere il più longevo conduttore di questa trasmissione dopo Federico Fazzuoli”.
I sogni bisogna coltivarli: è un pensiero positivo il tuo, lo è sempre stato? Come sei arrivato a questo convincimento?
“Credo che la mia sia un’indole costantemente alla ricerca di positività. Questo non vuol dire che non ci siano i dolori, le preoccupazioni o i momenti di riflessione profonda. Ho perso mio padre diversi anni fa, ultimamente è toccato alla mia seconda madre, mia zia Anna, altre persone care che erano punti di riferimento per me che mi muovo nel mondo e quando fai questa vita è importante sapere che dietro hai un punto fermo su cui poterti appoggiare. Però sono sempre un adulto molto positivo e la consapevolezza è avvenuta con la morte di mio padre. Tra le sue cose abbiamo trovato questi libri di medicina dove c’era scritto che, per realizzare un grande sogno ci vogliono due requisiti: il primo è una grande capacità di sognare, il secondo è la perseverazione della fede nel sogno. Perseverazione è un termine arcaico, molto bello e importante che significa perseverare nell’azione. Io avevo il sogno di diventare cameriere perché quando ero un ragazzino andavo sempre nel bar di mia zia ad aiutare e mi piaceva molto quel lavoro. Poi avevo un altro sogno: quando stavo da solo facevo finta di intervistare i giocatori di calcio, in particolare Maradona. Non sono riuscito nell’impresa ma ho intervistato Carlin Petrini che, per me, è il Maradona della gastronomia. I sogni bisogna assolutamente coltivarli!!”