Il valore dei corsi scolatici per la preparazione delle competizioni
Mi è piaciuto anche incontrare docenti di laboratorio come Luigi Lombardi, che da anni mette a disposizione tempo aggiuntivo rispetto a quello canonico previsto nel programma scolastico,
per innestare ancora più amore e rigore verso il mondo della cucina, attraverso l’organizzazione di corsi pomeridiani di preparazione per le gare di cucina (creati team in preparazione delle competizioni, FIC e non), a partecipazione volontaria, aperti a studenti dal terzo al quinto anno, dietro versamento di una somma simbolica, per renderli più responsabili.
Luigi Lombardi, oltre che docente di enogastronomia presso l’Istituto Alberghiero A. Celletti di Formia è anche presidente dell’Associazione Provinciale Cuochi Latina, sotto il cappello di FIC, e lui per primo che vive ed esperisce le opportunità di formazione e aggiornamento che l’associazione gli offre, è poi in grado di portare i suoi ragazzi a certi livelli. Come lui anche altri colleghi (fra questi anche lo stesso Guadagno che nella sua scuola ha costituito il Team Ballerini).
Il piatto da competizione è elaborato, frutto di diverse tecniche, e impone di acquisire competenze molto più rigide di chi fa un’esercitazione normale, rispetto maniacale di HACCP, organizzazione del lavoro e tempistiche precise, assai utili nell’impostazione del lavoro quotidiano.
Scegliere di prepararsi per le competizioni per uno studente significa contrarre un impegno che si protrae da fine anno a febbraio/marzo per ben due pomeriggi interi la settimana ma rappresenta un momento in cui, adrenalizzandosi per la sfida, si professionalizza, prende più confidenza con la cucina. Accade infatti non infrequentemente che voglia proseguire il percorso iscrivendosi a Scuole di Alta Formazione.
Riuscire, come in casi simili, ad accendere la passione in una fase in cui la dispersione scolastica sta raggiungendo livelli preoccupanti per la salute di un intero settore, significa portare alla ristorazione un contributo a presa diretta di non piccola portata. Iniziative come queste andrebbero caldeggiate, estese, adottate a livello di sistema.
Una risposta al bisogno di confronto dei giovani
Se c’è una regione in cui in questi anni abbiamo assistito a un pullulare di giovani cuochi emergenti, più d’uno dei quali ha avuto il coraggio di aprire l’attività in borghi disseminati, quella è l’Abruzzo.
Ci è piaciuto vedere come l’Associazione Cuochi Abruzzesi, pure questa sotto il cappello FIC abbia dato vita al dipartimento “Giovani cuochi abruzzesi” dedicato a ragazzi dai 18 ai 30 anni, a cui affida tutta la gestione delle attività esterne (per citarne alcune, l’organizzazione di una serie di incontri sulla cucina tradizionale piuttosto che la partecipazione alla trasmissione “Generazione zeta in cucina” che va in onda una volta la settimana su Rai3 Regionale…) oltre a organizzarsi autonomamente occasioni di corsi,
per poterli stimolare a pensare e dare loro visibilità al contempo. Come pure l’invitare alcuni di loro in modo permanente ai consigli direttivi del regionale, per educarli alla gestione associativa.
Così ha fortemente voluto Lorenzo Pace, chef in hotel quattro stelle a Pescara, presidente regionale Cuochi Abruzzesi e membro della giunta regionale esecutiva FIC, convinto che questi giovani vadano solo messi nelle condizioni di fare. Per questo è importante mettergli a disposizione una piccola organizzazione quale l’associazione che sia occasione di confronto, perché possano continuare a crescere.