La filosofia di cucina de Il Palato Italiano arriva sugli yacht
“Ad un certo punto – prosegue lo chef - ci chiediamo: ‘Perché questi prodotti non li portiamo a bordo di magnifici yacht che girano il nostro mare e, soprattutto, perché non diamo istruzioni per l’uso corretto di questi prodotti?”
Da qui nasce la collaborazione con IBM e Cisco, rispettivamente per l’ingegnerizzazione e la TelePresence immersiva. Cioè si è creato un format che ci consentiva di portare la nostra filosofia di cucina ovunque.
Gli interessati installavano sugli yacht questo sistema, gli fornivamo i prodotti ovunque, ci collegavamo con loro e facevamo l’intero menu in TelePresence, guidando i cuoci di bordo nelle preparazioni.
Chef at home delle celebrity americane
Arriva poi il momento della folgorazione sulla via di Damasco: “Perché non venite in America? Le grosse celebrity non possono più uscire di casa. Se escono a cena sono perseguitate dai paparazzi”, ci chiedono. Nasce così Chef at home. È la fine del 2016.
“Sono stati anni bellissimi, perché abbiamo potuto portare a casa delle persone lo stile italiano. Li abbiamo potuti ospitare a casa loro, apparecchiare la loro tavola in stile italiano”.
Lo chef e la sua brigata facevano lunghe permanenze, stando anche un mese lontano da casa, tra Los Angeles e New York, cercando di concentrare le cene.
“Facevamo orari assurdi - ricorda Filippo Sinisgalli con gli occhi lucidi - perché gli appuntamenti erano concatenati e gli spostamenti in America sono lunghissimi, però c’era la voglia di farlo. I miei ragazzi, in quei momenti, avevano la felicità stampata in viso. Anche se erano solo agli inizi erano guardati e approcciati da queste celebrity come delle persone fantastiche. Abbiamo cucinato per Susan Sardon, Whoopi Goldberg, Mike Phillips, Morgan Freeman, Alan Cumming, Neal Patrick Harris solo per citarne alcuni. Siamo tornati dall’America con commesse fra le mani come il compleanno di Susan Sarandon, una delle cene di apertura degli Oscar e alla Malpensa abbiamo trovato persone già con le mascherine. Entrati nel vivo della criticità di quel periodo, per non sciogliere questo nostro capitale umano che avevamo creato negli anni, chiedo alla famiglia Bertani se sia possibile anticipare la cassa integrazione ai ragazzi e di dare loro la possibilità di alloggiare a Bolzano, non potendosi pagare gli affitti. La situazione era molto delicata. Qui c’erano ragazzi, con me da sei anni, che erano già dei professionisti. Avevo bisogno di rassicurarli, di dirgli che c’era futuro.
Ovviamente alcuni pezzi li ho persi ma ho tenuto l’ossatura: in sette sono rimasti. Ci hanno creduto. A quel punto, io che ero casa con la mia famiglia, avevo sempre la preoccupazione accesa su di loro, soli in quelle stanze. Siamo rimasti in call per ore a catalogare ricette e quando potevamo scappavamo in cucina a cucinare per noi”.